Journal / Moda

A Mosca come in Montenapo

IL 97 24.11.2017

Immagini dei grandi magazzini Tsum a Mosca

La Russia dimentica il centenario della Rivoluzione di Lenin ma celebra l’anniversario dei magazzini Tsum con la moda occidentale e i clienti orientali

Nei giorni in cui la Russia decideva di non festeggiare il centenario della Rivoluzione di Ottobre, o di farlo in sordina con una mostra alla Galleria Tretyakov centrata però sulla rivoluzione del febbraio 1917, quella antizarista, non quella comunista, una Mosca radiosa ha celebrato invece il trionfo del capitalismo e della moda occidentale al department store Tsum, acronimo sovietico di Grande magazzino centrale, a due passi dal Teatro Bolschoi.

Tsum, di proprietà del gruppo Mercury e guidato dal milanese cosmopolita Andreas Schmeidler, ha compiuto 110 anni, da qui i festeggiamenti con gran cena glamour, più concerto di Goran Bregovic, alla presenza dell’alta società moscovita e delle inevitabili influencers.

Tsum era il negozio aristocratico dell’era degli Zar, dove si vestiva Checov e l’élite della città che immaginava così di trovarsi a Parigi. Bei tempi finiti nel 1917, con la Rivoluzione di Lenin. Quando i magazzini hanno riaperto, nel 1922, erano pressoché vuoti come tutti i negozi dell’Urss, ma anche nella penuria restavano più glamour dei rivali Gum. Ora Tsum è uno spettacolo, una specie di Disneyland della moda, 70mila metri quadrati capaci di accogliere i clienti prevalentemente russi, ma in crescita anche i cinesi, con lo slogan «prezzi milanesi» che a un italiano incute timore ma che a Mosca è sinonimo di prezzi bassi.

Un giro tra le griffe di Tsum spiega meglio di cento saggi il fallimento del comunismo, specie se, all’indomani della festa dei 110 anni, provi a visitare il Mausoleo di Lenin, al centro della Piazza Rossa, e lo trovi chiuso.

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