Explicit / Idee

Corso di consumi culturali per democratici a giorni alterni

di SALVATORE CARRUBBA
IL 97 21.11.2017

Idee di scorta

L’andamento in Italia del mitico coefficiente di Gini, quello che misura le diseguaglianze, dimostra che queste, nonostante i pregiudizi, hanno visto arrestare il trend alla crescita (grazie alle politiche pubbliche, precisa l’Istat).

Speriamo che la tendenza si consolidi; e, soprattutto, che la gente se ne accorga: perché quello dell’egualitarismo è un morbo pericoloso, la cui diffusione contribuisce a spiegare il successo dei populismi. Perciò fa bene padre Robert A. Sirico a mettere in guardia, nel libro A difesa del mercato (Cantagalli), dalla tentazione di fare dell’egualitarismo la stella polare delle politiche economiche che, a suo parere, sarebbero più eque ed efficienti se basate (Francesco permettendo) sull’iniziativa privata e sul libero mercato.

Quello dell’eguaglianza è un mito che, complice il fortunato (troppo?) libro di Thomas Piketty, ha fatto molti progressi, fino a debordare, appunto, nella concezione diffusa della società che si vorrebbe “piatta” nel senso di negare ogni punta, anche di reddito, giustificata da competenze acquisite e meriti riconosciuti.

È tuttavia curioso come resista impavida un’area che ad alcuni piacerebbe indenne non solo dall’egualitarismo, ma dalla democrazia tout court, ossia quella della cultura.

Lo dimostrano gli alti lai della scorsa estate sul turismo cafone e usa e getta, formule con le quali abbiamo bollato quello che per molti milioni di persone è semplicemente il rispettabilissimo desiderio di vedere luoghi che fanno parte dell’immaginario collettivo; oppure, la ricorrente polemica contro le mostre blockbuster che ridurrebbero a spettacolo il consumo delle opere d’arte, da ammirare invece in musei il meno frequentati possibile per non disturbarne i raffinati visitatori.

Insomma, non abbiamo ancora fatto i conti con l’avvento della democrazia di massa; e allora, anziché stracciarci le vesti e fantasticare di un turismo elitario fatto di calme, luxe et volupté, dovremo chiederci come favorire il consumo intelligente e consapevole della cultura, e non negare la categoria stessa di consumo culturale. A prezzo, altrimenti, di negare alla cultura il ruolo essenziale che essa può svolgere per costruire una società consapevole, in primo luogo di se stessa.

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