Lo potrete ascoltare live domani a Le Mura di Roma o sabato al Circolo Ohibò di Milano. Intanto lo abbiamo incontrato per capire chi sia l'autore del formidabile brano “Conchiglie”

Dimenticate l’indie: la vera parola d’ordine, se oggi volete stare nel giro (musicale) giusto, è “vaporwave”. È in questa corrente qui che nuota San Diego, e non a caso sulla copertina del suo primo album (Disco) c’è lui, occhiali da sole e ciuffo ribelle, in ammollo in mezzo al mare. «Sono arrivato a queste nove canzoni dopo aver sperimentato vari generi – racconta in un bar del Pigneto, a Roma – e credo di aver trovato la mia strada, musicalmente parlando. Prima ho cantato in varie band ma non eravamo mai sulla stessa lunghezza d’onda».

Il problema – per i più curiosi – è che chiamarsi San Diego e intitolare il disco Disco rende praticamente impossibile ottenere qualche informazione da Google: metteteci pure che lui ha deciso di non rivelare la sua età (dev’essere una moda: Gazzelle per un bel po’ non si sapeva che faccia avesse e Liberato neppure si sa se esista o meno). «Ma non voglio fare notizia per questo – precisa – mi interessa che si parli della mia musica». E allora parliamone: l’album gioca attorno al concetto di ipnagogia, ricontestualizzando a suon di melodie synth-pop e sprazzi di italo-disco, memorie naif e ricordi sbiaditi figli dell’immaginario degli anni ’80-’90. L’allucinazione più potente è sicuramente quella contenuta nel brano Conchiglie, in featuring con Lo Sgargabonzi, che sarebbe da citare dall’inizio alla fine e che inizia così: «Assurdo: sono solo in spiaggia, il mio ombrellone getta l’ombra di un vescovo che balla scatenato. Non mi vergogno a dire che da diversi minuti da tre ombrelloni di distanza io e Alberto Brandi di Controcampo stiamo facendo l’amore con gli occhi». Potrebbe bastare questo per incuriosire chiunque ad ascoltare Disco, ma San Diego ci piazza dentro altre folli immagini oniriche da estate un po’ troppo alcolica, come questa: «Gioco della bottiglia stanotte in spiaggia e chi mi tocca baciare? Cofferati».

Maria Tilli

Va detto che Conchiglie è un brano diverso dagli altri otto contenuti nell’album appena uscito per la giovane etichetta bolognese Stradischi. Le altre canzoni sono più “cantabili” e soprattutto ballabili. Si può iniziare a farlo a Le Mura di Roma il 24 novembre o al Circolo Ohibò di Milano il 25. Poi seguiranno altre date. «Per adesso sono più emozionato che spaventato – racconta –, forse anche grazie ai riscontri ottenuti su YouTube dove i brani hanno funzionato da subito». Rispetto alle versioni caricate online, i pezzi del disco sono stati ripuliti da una serie di suoni che San Diego aveva “catturato”: dal segnale orario della Rai alla sigla di E’ quasi magia Jhonny. «Sono suoni entrati a far parte della vita di una generazione – racconta – li ho usati, mischiati, nascosti. Ci ho giocato per comunicare una critica alla società consumistica di oggi».

Ma Disco non è un album pesante, anzi: c’è molta autoironia e sarebbe stato perfetto come colonna sonora dell’estate, e non è detto che l’anno prossimo San Diego non sia il protagonista dei mesi più caldi: «Sto già scrivendo nuove canzoni», rivela. Le aspettiamo.

Chiudi