Yolo / Cinema

“Jim & Andy”: quando Carrey divenne Kaufman e perse la testa

28.11.2017

Francois Duhamel

Perché il documentario sul backstage di “Man on the Moon” di Milos Forman è una delle cose migliori che potete vedere su Netflix

Prima della banda larga chi amava la commedia faceva fatica a recuperare i materiali d’archivio. Andy Kaufman lo scoprimmo dalla canzone dei REM Man on the Moon, dove si raccontava ellitticamente il comico che imitava Elvis e si fingeva wrestler. Poi Milos Forman girò un film tratto dai ricordi del socio di Kaufman, Bob Zmuda, autore del bellissimo libro Andy Kaufman Revealed!

Ciò che libro e film rivelarono nel 1999 furono i metodi di lavoro e le ispirazioni di quel grande talento – morto a trentacinque anni nel 1985 – che si era aggirato pericolosamente nel mondo della stand up comedy e degli sketch show senza fare monologhi né vere e proprie imitazioni: le sue erano performance o, come disse un producer per rassicurare il pubblico una volta, «happenings». Sarebbero stati bene alla Biennale: latte e biscotti per il pubblico, o una lettura integrale del Grande Gatsby, o delle finte litigate da David Letterman con il wrestler Jerry Lawler…Grazie al protagonista del film, Jim Carrey, potemmo finalmente vedere di seconda mano – pre-YouTube – che persona dolce e leggendaria sia stata Andy Kaufman.

E da qui prende le mosse Jim & Andy, un fantastico e inquietante documentario di Netflix uscito il 19 novembre, basato sui nastri del backstage fatti inizialmente sparire da Universal «per evitare che Jim Carrey si rivelasse uno stronzo». Ed è così: a vedere Jim & Andy, in cui il Carrey di oggi si racconta a lungo fissando la telecamera, barba e occhi tristi, invecchiati, vincenti, puliti, non si riesce a non riflettere sulla strana carriera del comico canadese: Man on the Moon doveva rappresentare quel salto definitivo in aree alla Robin Williams che era già avviato con il contemporaneo The Truman Show e che si sarebbe tentato ancora con Se mi lasci ti cancello, scritto dall’altro grande Kaufman, Charlie. Invece, Carrey scelse di immedesimarsi completamente in Andy Kaufman e nell’alter ego alcolizzato e rompicoglioni Tony Clifton, un cantante da cabaret panzone che compensava i lati buoni di Kaufman prendendone il posto in completi da Las Vegas. Il documentario mostra Danny DeVito e Milos Forman affaticati dalla mossa egomaniaca della giovane star, che però nel frattempo sembra toccare il cuore della famiglia Kaufman e dei suoi vecchi amici, che vi vedono un avatar del performer scomparso. Da lì la sua fama divenne terribile e Carrey smise di crescere artisticamente.

JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND
di Chris Smith, con Jim Carrey
Stati Uniti, 2017

Oggi dichiara che gli sarebbe piaciuto se Man on the Moon fosse uscito con alcune scene del backstage a integrare la fiction, perché il vero spettacolo fu quello. Il modo in cui il Carrey ormai maturo racconta quel periodo è sconcertante: commentando frammenti del backstage in cui la star imponeva la sua volontà ammaccando automobili, spaventando attrici, rallentando i lavori e disgustando tutti, ci spiega: «A livello anarchico è una cosa divertente…».

Il wrestler Jerry Lawler smontò quella posa dicendo che lui e Andy dietro le quinte erano stati amici mentre Carrey con lui si comportava male. È così: Carrey prese la stranezza scomoda ma amorevole di Kaufman e la trasformò in una costante persecuzione verso chi dipendeva da lui per la riuscita del film.  A guardarli oggi, nei giorni in cui Louis CK vede emergere le accuse circolanti da anni sui suoi comportamenti indecenti dietro le quinte, i filmati delle intemperanze di Carrey si ritrovano loro malgrado a rappresentare molto di più che un’applicazione stretta del metodo: un indizio prezioso di cosa sia concesso su un set agli uomini di potere.

Jim & Andy è una visione ipnotica. Abbinata a Mindhunter (sulla nascita dei serial killer), un dittico ideale per riflettere sulle psicosi del maschio bianco del ceto medio.

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