L'arte di Weimar, Malte Zenses e i famosi “immaginisti” di Chicago, da vedere rispettivamente a Francoforte, Norimberga e Milano

Rudolf Schlichter, “Margot”, 1924

Michael Setzpfandt, Berlin

Kate Diehn-Bitt, “Self-Portrait with Son”, 1933

Splendor and Misery in the Weimar Republic. From Otto Dix to Jeanne Mamment

Fino al 25 febbraio 2018. The Schirn, Francoforte

Il carnevale di Weimar è un dipinto del 1928 di Horst Naumann la cui composizione s’avvolge intorno a un gorgo ascendente di cimiteri, dirigibili e ballerine di can-can. La linea dell’escalation infernale culmina nello sguardo di un soldato nazista il cui occhio destro è lasciato al non-finito dal pittore. Delle cose che verranno (1922) è invece opera di Georg Scholz: una pavimentazione prospettica è arginata da uno skyline di rosee fabbriche. Si fa il verso a Giotto (le oblique fiaccole del bacio di Giuda divengono ciminiere che sfiatano fumi verticali facendo le gnorri), a Piero, a Perugino, sebbene in primo piano tre uomini statuari e minacciosi si staglino fascisti nelle proporzioni tumefatte. L’arte di Weimar è questo: narrazione necessaria e follia compositiva; ogni soffitto, punto di fuga, pavimento o scorcio prospettico ribaltato in quei quattordici anni (anche solo in un’unica opera) rimane potenziale capostipite di rivoluzioni pittoriche e inferni terrestri.

schirn.de

 

Malte Zenses, “sss, its not save here!”, 2016

Simon Vogel

Malte Zenses. In Tyrannis

Dal 1° dicembre 2017 all’11 febbraio 2018. Kunstverein Nürnberg – Albrecht Dürer Gesellschaft, Norimberga. A cura di Judith Grobe

Amor Sacro e Amor Profano, la più misteriosa tela di Tiziano. Due donne in paesaggio campestre, o forse la stessa Venere colta in due momenti; la prima veste di bianco, la seconda si bagna nuda alla fonte, adorna di un manto rosso. Torme di neoplatonici e lussuriosi professori da secoli si chiedono: chi è la sacra? Chi la profana? Parrebbe che profana sia la Venere vestita e che l’altra mostri tutta se stessa solo in virtù della propria purezza. Similmente, dinanzi alle opere di Malte Zenses (1987, Solingen), ci s’interroga sulla castità della tela: è più bianco il bianco dipinto o la tela grezza? C’è sentimento romantico e divertito, nelle opere di Zenses; in un’abbinata unica, l’attitudine da “rocailles et coquilles” da fine dei tempi s’unisce a una pacificante purezza formale. Con una grazia disinteressata che sembra qualificarlo come adepto del “libertinage érudit” filosofico, Zenses è capace di fagocitare qualsiasi architettura il suo occhio intercetti: le sue eleganti tele si appropriano dello spazio come tatuaggi sulla pelle di una stanza.

kunstvereinnuernberg.de

 

Gladys Nilsson, “Hot”, 1968

Courtesy the artist and Garth Greenan Gallery, New York

Art Green, “Disclosing Enclosure”, 1968

Courtesy the artist and Garth Greenan Gallery, New York

Jim Nutt, “Sick Head”, 1967-68

Courtesy Karen Lennox Gallery, Chicago

Famous Artists from Chicago. 1965-1975

Fino al 15 gennaio. Fondazione Prada, Milano. A cura di Germano Celant

Città testimoni d’accusa, oggi più che mai s’accende il bisogno di guardare all’impudente grandeur di Weimar, ma anche al tono caldo e graffiato degli scantinati di Chicago. Anni Cinquanta e Sessanta: mentre a New York si coltivano i dettami dell’espressionismo astratto e del minimal, così lontani ma così vicini nel purismo, i Chicago Imagists compiono almeno una decina di rivoluzioni nella Windy City. Nel 1969 l’artista e curatore Don Baum presenta l’esposizione Don Baum Says “Chicago Needs Famous Artists”; i Famosi tornano ora a Fondazione Prada partecipando a un importante ciclo di mostre che s’impegna a presentare grandi momenti dell’arte internazionale in parte trascurati dalla critica. Tra i Famosi, ecco la divina Christina Ramberg, che lo spettatore italiano non tarderà a definire: «Tipo Gnoli, ma con meno amido per stiratura e più gatto a nove code» e l’estremo Gotham painter Roger Brown; quadri della notte in toni caldi e cupi, unghie rosse e pericolo di blackout – roba che a New York si poteva solo sognare.

fondazioneprada.org
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