La crisi con la band, la vita a New York, il trumpismo, il nuovo disco, il prossimo tour negli stadi e l'importanza del liceo classico: a colloquio con Giuliano Sangiorgi

Luca Carboni si sbagliava: le band non si sciolgono. O, almeno, non tutte. I Negramaro sono ancora insieme, nonostante una crisi durata un paio di mesi. Ma succede pure nelle migliori famiglie, e loro una famiglia lo sono eccome. «Dopo l’ultimo tour eravamo stanchi e ci siamo allontanati. Per qualche motivo ci sentivamo poco e ci scrivevamo raramente su Whatsapp. Non è stata una rottura, ma proprio per paura di una rottura ho deciso di trasferirmi per un po’ a New York». Lì ha scritto un paio di canzoni, ha mangiato bagel, ha assistito all’elezione di Trump e ha scoperto per la prima volta com’è sentirsi solo. «Io non ero più io, ma anche l’America non era più l’America: il Paese del sogno di libertà erigeva muri al confine con il Messico, e ho sentito che dovevo tornare». Quello che è successo dopo è avvolto nella luce di cui Giuliano parla spesso: qualcosa di soprannaturale e travolgente che li ha spinti a rientrare rapidamente nello studio di registrazione per ripartire da dove si erano lasciati. Come una famiglia.

Pietro Pappalardo

Adesso che la crisi è alle spalle i Negramaro sono pronti per un nuovo tour che porterà le canzoni del disco (Amore che torni) in giro per gli stadi. «Siamo la storia più bella del mondo – racconta Sangiorgi -, siamo partiti quasi 20 anni fa in una cantina 2 metri per 3 e siamo ancora qui, insieme». Quella cantina esiste ancora e sta lì, nel Salento che li ha visti nascere. «Erano anni senza talent show – ricorda il cantante -. Quando oggi qualcuno mi chiede come si fa per fare successo, io gli rispondo che può anche fermarsi lì, perché il successo non si cerca. La musica non basta, è l’ultima cosa. Per me è stato fondamentale aver studiato al liceo classico, per esempio. Il classico ti dà le basi per poter affrontare qualsiasi cosa, ti insegna a usare la testa. Il classico è più rock». Se non fosse così impegnato a portare in giro il nuovo disco si potrebbe perfino pensare che Giuliano Sangiorgi abbia deciso di diventare ministro dell’Istruzione: «L’istruzione è fondamentale, ma oggi abbiamo perso la scuola come punto di riferimento per i nostri figli, per i figli dei nostri figli. Per me l’unica vera rivoluzione nel mondo sarà la scuola, quando tornerà a essere amata dai governi». Parla a ruota libera, dice che gli insegnanti sono sottopagati, che in Italia gli istituti tecnici non sono valorizzati, che i ragazzi devono «studiare, studiare e studiare».

Il tour partirà a giugno 2018, in contemporanea con i Mondiali di calcio. Nell’edizione precedente proprio i Negramaro erano stati la colonna sonora dall’Italia con la cover Un amore così grande. L’anno prossimo, invece, gli azzurri non ci saranno: «Sarà un’estate strana – racconta Sangiorgi – la prima senza il rito fantozziano della birra e del rutto libero davanti al televisore. Per noi i Mondiali hanno sempre rappresentato un momento da condividere insieme, con la band ma anche con tutti quelli che lavorano con noi in tour: mi è capitato di cucinare anche per cento persone. Bellissimo».

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