Dal 3 al 5 novembre ritorna la fiera del design indipendente e da collezione di Torino, curata quest’anno da Alice Stori Liechtenstein. Siamo andati a vedere come è nato uno dei progetti del format Piemonte Handmade: tre mobili contenitori dalla superficie porosa frutto del lavoro congiunto di Marcello Pirovano, la Nero Design Gallery di Arezzo e gli artigiani di Arredamenti Pavan di Torino

I tre monoliti bucherellati tradiscono una certa sofisticazione nella superficie laccata e dissimulano elegantemente il contenuto interno, che si manifesta con forza in rosso lucido. Sono i tre mobili di Porifera, l’edizione limitata che il designer Marcello Pirovano, la Nero Design Gallery di Arezzo e gli artigiani di Pavan Arredamenti di Torino presentano a Piemonte Handmade, un progetto all’interno di Operæ, la fiera del design indipendente e da collezione al Lingotto di Torino, dal 3 al 5 novembre. Si tratta di un format proposto ormai da qualche anno, che per l’edizione 2017 ha coinvolto da fine luglio 10 gruppi formati da designer, galleria e artigiano, sotto la supervisione della nuova curatrice di Operæ Alice Stori Liechtenstein. È pensato per valorizzare il savoir faire del territorio con la produzione di pezzi unici destinati al collezionismo e il suo valore è il gioco di squadra di tre attori diversi, ognuno con le proprie competenze, esperienze e sensibilità.

Marcello Pirovano, classe 1985, è co-fondatore di Tecnificio, un laboratorio che cerca di avvicinare gli artigiani alle nuove tecnologie come la stampante 3D o il laser cutter. Collabora anche con la galleria di autoproduzione milanese Subalterno1 promossa dall’architetto Andrea Gianni e attraverso la propria partecipazione al Miart, la fiera internazionale d’arte contemporanea di Milano che dal 2016 ha la propria sezione Object dedicata al design, è entrato in contatto con la Nero Design Gallery di Michele Seppia. Lo scorso anno, la galleria aretina aveva preso parte a Piemonte Handmade con Duccio Maria Gambi e Italpietre portando un progetto in pietra di Luserna, Petrografico, evoluto poi in Retrostorico, un lavoro premiato proprio al Miart 2017. Era giunto il momento per un cambio di materiale, ed ecco quindi il legno, materia prima di Pavan Arredamenti, una falegnameria fondata nel 1954 che si pone nel solco della tradizione dei minusieri torinese, come Pietro Piffetti (1701-1777) maestro intarsiatore e primo ebanista alla corte sabauda.

I tre pezzi della collezione Porifera

Il risultato di questa storia condivisa è Porifera: un tavolino con cassetto, un guardaroba, un contenitore con due cassettoni laterali. In realtà, il gruppo tassonomico dei poriferi, etimologicamente animali “portatori di fori, canali”, noto al grande pubblico come spugne, sembra più uno sbocco che un’intuizione di partenza. Come racconta Pirovano: «All’inizio volevamo sfruttare le competenze di Pavan con i materiali rari e preziosi. Ma poi abbiamo pensato di usare un materiale comune, povero, come i pannelli di fibra a media densità (Mdf), di cui sono fatti tanti nostri arredi. La sfida è stata applicare una tecnica che lo nobilitasse, in questo caso una lavorazione con una macchina a controllo numerico: le frese sferiche fuori misura, sviluppate per l’occasione, hanno scavato fino a ottenere una superficie porosa, come di una spugna, poi stuccata e laccata. I fori continuano fino al bordo: una complicazione che non ci ha permesso l’uso delle classiche cerniere, per cui è realizzato tutto a scorrimento, senza viti a vista. I fori più scuri nascondono le maniglie. E in più i tre pezzi sono diventati elementi fonoassorbenti». La sfida tecnica per gli artigiani, magari propensi a qualcosa di più tradizionale, è stata così alta che non hanno potuto dire di no.

Gli artigiani di Pavan Arredamenti, Marcello Pirovano e Michele Seppia di Nero Design Gallery

Dettagli all'interno di Pavan Arredamenti

La falegnameria di Pavan Arredamenti

A un primo sguardo la sensazione è quella dello spaesamento, nell’impossibilità di capire subito il materiale dei tre contenitori, e anche l’interno, laccato rosso, è del tutto inaspettato. «Sono blocchi scultorei, monolitici che nascondono le funzioni classiche», li definisce Pirovano, che chiosa: «Il progetto in sé è quello di una superficie, di una decorazione applicata in tre dimensioni, nobilitandolo, a un materiale povero. L’ispirazione è stata Decorattivo». Il riferimento è allo studio sui pattern e la decorazione tessile guidato da Andrea Branzi tra il 1974 e il 1979 che portò alla pubblicazione di una serie di volumi per la Montefibre del gruppo Montedison. Curiosamente, Branzi stesso partecipa quest’anno a Piemonte Handmade con Forconi, mestoli e pugnali: una collezione di posate primordiali con la Galleria Luisa Delle Piane di Milano e la Coltelleria Silvano Collini di Bra (Cn).

Alice Stori Liechtenstein ha voluto presentare il format al Lingotto più come una mostra, con approfondimenti su tutti i protagonisti coinvolti. Anche se la finalità rimane chiara, come sottolineato dalla curatrice stessa: «È una fiera: un evento mirato alla vendita». Per i partecipanti a Piemonte Handmade come per gli altri 43 designer e 14 gallerie che espongono a Operæ. Pirovano è d’accordo: «È un progetto molto concreto, anche dal punto di vista della filiera». E su che cosa verrà dopo, aggiunge: «A Michele Seppia il lavoro piace molto e vorrebbe portarlo avanti. Sicuramente con il legno o magari con altri materiali che Pavan può lavorare».

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