Il primo dicembre esce il nuovo disco di Lorenzo Cherubini. Si intitola “Oh, vita!”, come il singolo che ascoltiamo da settimane alla radio. Un suono essenziale, senza fronzoli, del resto tutto l’album è prodotto dal leggendario Rick Rubin, il Gordon Lish del rock and roll

Lorenzo Cherubini altrimenti noto come Jovanotti ha tre anime musicali, anzi quattro. La prima è hip hop: quando ha cominciato a suonare erano gli anni Ottanta e il rap era uscito dal ghetto del Bronx per diventare la new thing, una musica americana, di strada, quindi popolare, ma anche cosmopolita specie per un ragazzo cresciuto nella Roma vaticana.
La seconda è quella delle ballate, i lentoni, insomma le canzoni d’amore di cui Lorenzo si è fatto maestro, forse quasi controvoglia. La terza anima musicale di Jovanotti è quella che lo diverte di più e che tradisce la sua origine di dj, cioè la musica da mettere alle feste, la musica per ballare, un-due-tre casino.
Infine Lorenzo è l’ideologo del “viva tutto”, come da titolo di un libro con Franco Bolelli, uno curioso, onnivoro, avido di esperienze e di suoni del mondo a volte poco assimilabili. Jovanotti non è un rapper, non è un cantautore, non è un dj, non è un musicista etnico, è tutto questo insieme, quindi di più, tanto da essere uno di quei rari casi di cantante multigenerazionale che piace a papà, mamme, figli e nipoti.

Ho sempre pensato che questo suo non voler scegliere che cosa fare da grande fosse un limite artistico. Mi sbagliavo, anche perché questa è la vita che Lorenzo sognava da bambino (semi cit.) e, più in generale, le cose funzionano, filano, spaccano, se hanno un’anima genuina, un’identità non posticcia, cioè quando si fa quello in cui si crede veramente. In ogni caso i suoi ultimi dischi, Ora e Lorenzo 2015 CC, per non parlare dei tour negli stadi e nei palazzetti, sono tra le cose migliori che abbia mai fatto, oltre che esempi plastici dell’aver avuto ragione lui e torto io.
Eppure per Oh, Vita!, il nuovo disco in uscita il primo dicembre, anticipato dall’omonimo singolo che da settimane suona nelle radio, Jovanotti ha chiamato Rick Rubin, non uno qualsiasi. Rick Rubin è il leggendario produttore del primo hip hop – Beastie Boys, Run-D.M.C. – della contaminazione tra rap, punk e metal, di successi planetari come Adele, Lady Gaga, Justin Bieber, Ed Sheeran, ma anche di straordinari dischi country folk, genere Americana, dal fenomenale rilancio di Johnny Cash e di Neil Diamond fino agli Avett Brothers, a Damien Rice eccetera.

Jovanotti, sopra con il produttore Rick Rubin, ha registrato “Oh, vita!” lo scorso agosto a Villa Le Rose a Tavarnuzze, sui colli fiorentini. Il disco è stato completato nello studio Shangri-La di Malibu, in California.

Rubin, insomma, è il produttore ideale per due delle quattro anime musicali di Jovanotti: quella hip hop e quella cantautoriale, un po’ meno per quella ballabile, mentre  riguardo al “viva tutto”, la filosofia rubiniana è “viva poco, pochissimo, quasi niente”. Rubin, infatti, è noto per essere un riduttore più che un produttore, perché riduce le sue produzioni musicali all’essenzialità del sound, eliminando dagli arrangiamenti orpelli, belletti, sovrastrutture. Rubin per i musicisti è come l’editor Gordon Lish per lo scrittore Raymond Carver, uno che toglie e rivela.
Il singolo Oh, vita! è l’esempio perfetto di come Rubin aiuti i musicisti a concentrarsi sul cuore del loro progetto musicale, convincendoli a presentarsi al pubblico senza protezione e senza make up. In Oh, vita! sentiamo un Jovanotti nuovo, minimale, maturo (Jovanotti maturo!), ma anche più Jovanotti che mai, al punto che Lorenzo è talmente a suo agio nel mettersi a nudo da aver girato il video in modalità Via Gluck, cioè nel quadrilatero di strade romane dove è cresciuto.

Jovanotti
Oh, Vita!

Il disco della maturità di Lorenzo Cherubini. Quattordici brani tra hip hop e ballate.

Poi siccome Jovanotti è Jovanotti, l’anima da È qui la festa non è del tutto estranea a Oh, vita!, solo più periferica, e al riparo da Rubin, con un libro illustrato che si intitola Sbam!, come una delle 14 canzoni dell’album; con un film documentario sulla realizzazione dell’album; con un JOVA POP SHOP a Milano ispirato al POP SHOP di Keith Haring a New York e definito da Lorenzo «uno spazio, un negozio, un ritrovo, un social club, un laboratorio, una galleria, una sala da ballo clandestina, uno spaccio di figate»; e, infine, con un tour che da febbraio inizierà a girare l’Italia, con 10 date a Milano e 8 a Roma.
Ci sarebbero molte altre cose da scrivere, ma questo numero di IL, che è un mensile, esce una settimana prima dell’arrivo dell’album nei negozi e per una grottesca consuetudine di marketing, legata a strategie di comunicazione dell’altro secolo, bisogna ripetere quanto si è già scritto in passato e fermarsi qui, dopo aver fatto salti mortali per parlare del disco senza parlare del disco. Oh, Vita! comunque è super. Fidatevi oppure aspettate sette giorni e lasciate decidere le vostre orecchie.

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