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Il Mondiale degli esclusi

di REDAZIONE
14.11.2017

Getty Images

«World Cup Nit», lo hanno già ribattezzato negli Usa, come il torneo di basket universitario a cui partecipano le squadre escluse dalla competizione più prestigiosa, l’Ncaa. Un Mondiale alternativo per le nazionali non qualificate a Russia 2018, a partire dagli stessi Usa, Italia, Olanda, Cile, Camerun. Se c’è un pubblico disposto a vedere le partite (di cui si possono quindi vendere i diritti), perché no?

L’idea viene dagli Usa, perché lì il precedente c’è già: si chiama Nit, National Invitational Tournament. È il torneo nazionale di basket universitario più antico, a cui partecipano le squadre «per invito». Vengono scelte tra quelle che non si sono qualificate – o non sono state chiamate, perché anche in questo caso c’è l’eccezione dell’«invito» – all’Ncaa, il campionato più importante i college, che negli anni ha surclassato il Nit per prestigio. Tanto da relegarlo ad acronimo per Not Invited Tournament o Not Important Tournament. Eppure in passato le squadre venivano invitate al Nit da Espn, il canale che ne trasmetteva le partite, anche in base a parametri quali il bacino di potenziale utenza televisiva e la presenza di pubblico durante le partite in casa. Tanto basta ad aver fatto fare a qualcuno su Twitter, e poi sulla colonna For The Win di Usa Today, una considerazione molto pragmatica, influenzata anche dal fatto che Fox ha speso 200 milioni di dollari per assicurarsi i diritti di trasmissione negli Usa dei Mondiali 2018 e poi la nazionale Usa non si è qualificata per andare in Russia. Come pure l’Italia, l’Olanda, il Cile, campione del Sudamerica in carica, il Camerun, campione d’Africa in carica. E c’è chi segna come degne di attenzione anche Repubblica Ceca, Costa d’Avorio, Ghana, Paraguay, Galles (inoltre i playoff non sono ancora finiti). Dunque, è questa la conclusione molto americana: visto che c’è un pubblico disposto a vedere i vari Buffon, Arturo Vidal, Christian Pulisic, Gareth Bale, perché non organizzare un campionato «a invito» per questi campioni e le loro squadre?

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Andrew Joseph su Usa Today tratteggia anche scenari organizzativi: il torneo si potrebbe considerare uno spin off dei Mondiali ufficiali (da usare come traino di interesse), da giocarsi negli Usa sui campi di football o di baseball liberi per l’estate, o facilmente prenotabili. Joseph riporta che l’Atlanta’s Mercedes-Benz Stadium ospita per una partita di baseball della stagione ufficiale (che inizia in primavera e va avanti per tutta l’estate) 71mila persone, non sarebbe quindi un grosso problema raccogliere pubblico per eventi che promettono di mostrare parte dell’élite del calcio mondiale, oltre alla nazionale di casa. Il tutto pensando che Fox voglia rifarsi sul calo degli investitori pubblicitari conseguente alla mancata qualificazione della compagine a stelle e strisce: sfruttando il fuso orario con la Russia potrebbe mandare in onda il Mondiale alla mattina e concentrarsi alla sera sulle partite del «World Cup Nit». Ottimizzando così sia la voglia delle nazionali escluse di farsi valere, sia il loro improvviso tempo libero in un ciclo quadriennale in cui tutto il mondo guarda ai campi di calcio. «Nella peggiore delle ipotesi – scrive ancora Joseph – sarebbe comunque una chance per promuovere una nuova era del calcio americano e servirebbe da cartina tornasole per misurare la capacità della Federazione di andare avanti».

Da una prospettiva tutta italiana, all’indomani dell’eliminazione degli uomini di Gian Piero Ventura, potrebbe essere un buon allenamento internazionale per costruire esperienza e maturità. Un po’ come la Conferations Cup: una prova generale, senza la pressione del Mondiale vero, ma con avversari sulla carta di rispetto come Olanda, Cile, Usa. Siamo ormai nella squadra B del calcio che conta. E come sovente accade a quelli che si sono sentiti dire: no, tu adesso stai con le riserve, che non ci scappi la prestazione eccezionale.

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