Esce proprio il giorno di Natale il nuovo singolo di Leo Pari, DYO, una canzone che conferma come il cantautore romano sia uno dei pochi in grado di scrivere buoni pezzi

Chiunque sia stato infreddolito, triste e stanco almeno una volta nella vita apprezzerà la dichiarazione d’amore di Leo Pari nel suo ultimo singolo, DYO, che  paragona la persona amata a «un autobus di notte che mi riporta a casa quando mi sento solo». Poche cose – forse solo la doccia bollente e un letto già scaldato da qualcuno che ti aspetta sotto le coperte – sono più gradite al mondo. Leo Pari fa un regalo di Natale ai suoi fan e butta fuori questo pezzo-bomba che si muove sul confine tra l’elettronica e il pop in perfetto equilibrio, come ci ha abituati il producer e cantautore romano il cui nome è stato già troppe volte accostato a quello di Lucio Battisti. Dopo cinque dischi è forse il momento di smetterla con i paragoni e la caccia alle somiglianze, e di iniziare ad ascoltare la musica di Pari, classe ’78, con l’attenzione che merita uno dei pochi cantautori in circolazione destinato a una lunga carriera, se non «cade nel vino», tanto per citare un altro che sa scrivere le canzoni (Cesare Cremonini, che nella sua bio di Twitter cita a sua volta Lucio Dalla).

DYO è un gioco, come spiega Leo Pari: «Ho solo tre minuti per descrivere quello che provo. Le regole sono poche, posso usare parole, suoni e una melodia semplice per trovare, tra le infinite combinazioni, quella giusta per dirti che mi spacchi la faccia, che mi prendi lo stomaco, che mi fai salire una botta gigante».

DYO è il primo singolo del nuovo disco ma è anche qualcosa di diverso dal nuovo disco in arrivo: «Per il nuovo album  sto scrivendo un sacco di canzoni sporche, piene di sesso e di droga – scrive alla donna che ama – ma tu stai dall’altro lato del cuore, è grazie a te che mantengo l’equilibrio sopra la follia». Il brano è così potente che gli si perdona la banalissima citazione di Vasco Rossi: a parte la voce distorta dal vocoder non c’è niente di artefatto in questa spiazzante dichiarazione d’amore che è «il mio regalo di Natale, la mia preghiera, la mia confessione». Con questa canzone il cantautore si mette a nudo, o forse si mette addosso uno di quegli imbarazzanti maglioni natalizi con le renne e i fiocchi di neve. Una di quelle cose ridicole che solo l’amore ci spingerebbe a fare. Senza vergogna.

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