Explicit / Idee

Almeno, prima che Hollywood chiuda, dateci “Sinatra”

IL 98 08.01.2018

matteo berton

Scenari personali / 2018: «Da quanto tempo non esce un film di cui memorizziamo battute, scene, immagini che diventano patrimonio collettivo per almeno sei-sette persone riunite a cena?»

«Se sono disposti a riparlarne, sanno dove trovarmi». Per tutti quelli che non si rassegnano all’idea che Game of Thrones resterà l’ultimo evento condiviso della cultura popolare e che le serie sono l’unica narrativa comune che ci è rimasta, la speranza per il 2018 è che si riaprano le trattative tra Martin Scorsese e la famiglia Sinatra. Un ultimo desiderio. Nell’eventualità che nel mondo del dopo Weinstein non ci sia più spazio per Hollywood o che tra qualche anno su Netflix si trovino solo Film Mibact e Cesaroni. Capiamo ragioni e ritrosie degli eredi di Sinatra, ma qui ci siamo di mezzo tutti. Da quanto tempo non esce un film di cui memorizziamo battute, scene, immagini che diventano patrimonio collettivo per almeno sei-sette persone riunite a cena?

Mentre scrivo questo pezzo scorro la classifica dei «migliori film del 2017» redatta dai Cahiers du Cinéma, la bibbia dei cinéphiles dal Sundance al Pigneto. Al primo posto c’è la terza stagione di Twin Peaks. Degli altri nove ho visto solo Jackie di Pablo Larraín. Alcuni non ho idea di chi siano. Primi sintomi della vecchiaia, ripiegamento nel privato, isolamento culturale. Certo. Però il problema resta. Ripasso mentalmente la stagione appena trascorsa in cerca di titoli più popolari. La La Land, Dunkirk, Blade Runner 2049. Del film di Christopher Nolan, invariabilmente annunciato come «un capolavoro destinato a cambiare la storia del cinema», mi resta soltanto il formidabile punto-di-blu del cappotto di Kenneth Branagh, non saprei fischiettare un motivo di La La Land, per metà Blade Runner 2049 ho dormito. Dovrò rassegnarmi a una interminabile sfilza di sequel-prequel-spin off e gang-bang tra supereroi o sperare che Clint Eastwood viva altri quarant’anni. Del film su Sinatra se ne parla da anni ma non si è mai giunti a un accordo, a causa di prevedibili divergenze sul taglio da dare alla storia di quello che Scorsese ha definito «uno dei personaggi più complessi da raccontare». Il biopic su Sinatra rischia così di diventare l’ennesimo titolo maledetto della storia del cinema, come il Don Chisciotte di Orson Welles, il Mastorna di Federico Fellini, il film di Sergio Leone su Leningrado o il Napoleone di Stanley Kubrick. Però noi non possiamo permetterlo. Prima di entrare per sempre nel «cinema nell’epoca del sexual harassment», prima di lasciare campo libero a Amazon, Google, Facebook, dateci Leonardo DiCaprio che intona That’s Life al Copacabana Club di New York. Peraltro, è in quella fase della vita perfetta per raccontare l’epica di Sinatra tra Ocean’s Eleven e la smodata festa al Caesars Palace del 1979. Colonna sonora parallela dei Rolling Stones. Per Dean Martin, Scorsese è già d’accordo con Robert De Niro. Manca solo una petizione su change.org.

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