Yolo / Cinema

Che cosa vedremo al cinema?

IL 98 09.01.2018

marta signori

Panoramica di ciò che ci attende in sala nel 2018: i soliti supereroi e poi tanti spin-off, reboot, sequel. In epoca di “binge watching” anche i film si devono serializzare. Per fortuna qualche regista vecchia maniera resiste, a partire da Steven Spielberg

Chissà nel 2018 quanto salirà la curva di quelli che restano sul divano invece di andare al cinema. Ormai le sale possono contare solo sugli anziani, che però moriranno, e sugli adolescenti, che però vogliono solo i supereroi (ma per quanto ancora?). Dunque ci si arrabatta per convincere la gente a uscire, cercare parcheggio, comprare il biglietto: che serata analogica. Una volta, quando al cinema ci si andava, si inventarono lo slogan «Make it a Blockbuster night»: coperta e Häagen-Dazs erano meglio. Ora ci intortano col 3D e le sale dove si mangia il sushi: esperienze uniche, dicono. Poi c’è questa cosa delle serie, siamo abituati al binge watching e allora anche i film si devono serializzare: è tutto un sequel, uno spin-off, un reboot. Pochi registi continuano a fare cinema cosiddetto puro. Steven Spielberg in The Post – film dell’anno per il National Board of Review, da noi a febbraio – piazza due star vecchia maniera (Meryl Streep e Tom Hanks), una storia vecchia maniera (la pubblicazione dei Pentagon Papers sul Washington Post), uno spettacolo d’autore e pop vecchia maniera. Oggi pare una mosca bianca.

Il cinecomic ha il fiato sempre più corto, ma cannibalizza i weekend più caldi. Ci sarà Avengers: Infinity War, e il total-afro Black Panther (con Lupita), e Venom con Tom Hardy, tutta roba Marvel perché invece DC Comics schiera Aquaman, con Nicole Kidman a fare la cattiva. Che poi questo è uno spin-off di Justice League, come uno spin-off sarà Solo: A Star Wars Story, col ruolo di Harrison Ford che passa ad Alden Ehrenreich, nome destinato a più refusi di Alba Rohrwacher. Deadpool 2 è un sequel, chissà se avrà lo stesso umorismo da seconda media del primo, Jurassic World: Il regno distrutto pure, e anche Gli incredibili 2, grande ritorno ai classici Pixar dopo la pausa del patron John Lasseter, l’uomo che abbracciava troppo. Tomb Raider è invece un reboot, con Alicia Vikander al posto di Angelina Jolie, molte misure di reggiseno in meno se no è sessismo, tanto il videogioco chi se lo ricorda. Anche Ocean’s Eight è un reboot: nella banda di ladri che fu di Clooney e Pitt ci saranno Cate Blanchett, Sandra Bullock, Rihanna, Anne Hathaway. Quest’ultima è anche stata scelta, dopo il forfait di Amy Schumer, come volto di Barbie, copione che passa da anni di scrivania in scrivania, impossibile immaginare cosa ne verrà fuori.

Pure i musical oggi hanno bisogno del seguito, Emily Blunt fa la nanny in Mary Poppins Returns, Meryl Streep torna al musicarello greco di Mamma Mia: Here We Go Again (in italiano Ci risiamo: da noi bisogna doppiare anche gli Abba), uscirà un’ennesima versione (ne esistono già tre) di È nata una stella, diretta dal debuttante Bradley Cooper e con protagonista Lady Gaga. Avrebbe dovuto farlo Clint Eastwood con Beyoncé ma il livello di fighismo sarebbe stato eccessivo. Clint ha ripiegato su The 15:17 to Paris, storia patriottica di tre americani che sventano un attentato terroristico su un treno. Sempre in campo musicale arriva Bohemian Rhapsody, biopic di Freddie Mercury: doveva farlo Sacha Baron Cohen, del resto i sosia saranno stati pure creati per qualcosa, invece sarà Rami Malek di Mr. Robot (un’altra serie!) e ai millennial andrà bene così.

Certi autori, si diceva, ci provano a non scappare su Netflix e Amazon, dove adesso per loro ci sono i soldi veri. Dopo The Post, Spielberg sarà derivativo-di-se-stesso con Ready Player One, intelligenza artificiale e realtà virtuale. Paul Thomas Anderson fa un’incursione arty nell’alta sartoria inglese con Il filo nascosto, starring Daniel Day-Lewis (al suo ultimo film). Wes Anderson torna all’animazione dopo il delizioso Fantastic Mr. Fox con Isle of Dogs e tanti canini posizionati su fondali da Bar Luce. Il nuovo che avanza sono Alex Garland con Annientamento, ancora fantascienza concettuale dopo l’esordio di culto Ex Machina, e Xavier Dolan con La mia vita con John F. Donovan, primo film americano dell’enfant prodige che fa bagnare i cinefili, con cast di superstelle: Natalie Portman, Jessica Chastain, Susan Sarandon, Kit Harington del Trono di spade (un’altra serie!).

C’è tanta America anche in Italia, Luca Guadagnino punta all’Oscar con Chiamami col tuo nome, Paolo Virzì fa l’on the road Usa con Ella & John – The Leisure Seeker, Stefano Sollima è stato chiamato a Ollivùd per il sequel (nartro) di Sicario, e cioè Soldado, ancora con Josh Brolin e Benicio del Toro. La sfida più attesa è tra Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, dovrebbero ritrovarsi entrambi a Cannes come dieci anni fa, il primo con una biografia politica (allora Il Divo su Andreotti, adesso Loro su Berlusconi, la faccia è sempre quella di Toni Servillo), il secondo con un film di mafia (prima Gomorra, ora Dogman). L’unico a mollare L.A. per tornare a Roma Nord è Gabriele Muccino, in A casa tutti bene ha piazzato chiunque, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Stefania Sandrelli, Massimo Ghini, Claudia Gerini, un Ultimo bacio quasi vent’anni dopo, come si diceva in quel sommo film, forse anche al cinema è la normalità la vera rivoluzione.

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