Yolo / Serie TV

Finalmente serie italiane di qualità

IL 98 12.01.2018

marta signori

Nel 2018 arrivano in tv L'amica geniale di Saverio Costanzo (Hbo e Rai), Baby e Juventus FC (Netflix), Principe Libero su De André (Rai Uno), La linea verticale (Rai Tre) e Miracolo su una Madonna che piange sangue, con Niccolò Ammaniti regista (Sky Atlantic). Potrebbe essere l’anno di cose diverse fatte bene

Un decennio fa, su Boris si prendeva in giro il sogno italiano di una tv fatta bene: le produzioni grossolane raccontate in quella satira della tv si affannavano a inseguire «la tv di qualità» di America e Nord Europa per poi non sortire che soap opera e operetta. In questi dieci anni l’Italia seriale ha fatto soprattutto una cosa grande: Gomorra. A livello di commedia, in dieci anni nessuno è riuscito a ritrovare continuità, freschezza e follia delle tre stagioni di Boris, che non ebbe epigoni con grande stupore dei suoi seguaci. Di fatto, per anni, chi voleva leggere il presente sul piccolo schermo di televisori, computer e tablet non poteva che rivolgersi a modelli stranieri. Se volevamo farci raccontare l’Italia per immagini dovevamo guardare i talk show politici? Le Iene? Report?

Una scorsa alle serie italiane annunciate per il 2018 mi fa pensare che forse quest’anno riusciremo a sapere qualcosa meno della viabilità di Los Angeles e qualcosa di più del ventre delle nostre città. Dovrebbe arrivare la Napoli diL’amica geniale di Saverio Costanzo (Hbo e Rai via Wildside e Fandango) ma anche la Roma anzi i Parioli dello scandalo delle baby squillo di qualche anno fa: in Baby  – seconda serie italiana di Netflix dopo Suburra): otto puntate di documentario scritto dal collettivo Grams insieme a Giacomo Durzi e Isabella Aguilar – un tipo dall’accento romano ma non pariolino che aiutava le due minorenni a riscuotere i soldi dice: «Più che un lavoro è diventato una specie di passatempo, come fare la Settimana Enigmistica». Quel solo elemento del trailer mi fa capire quanto mi è mancato conoscere l’Italia attraverso il medium del decennio.

Potrebbe essere l’anno di diverse cose fatte bene, con le due puntate dello sceneggiato Principe Libero su De André, dove Meacci e Serafini (Non essere cattivo) riscrivono Faber per Luca Marinelli (!) con il consenso di Dori Ghezzi (interpretata da Valentina Bellé); e allo stesso tempo Netflix dà Juventus FC (la sua terza serie italiana), quattro ore sulla stagione in corso. Sono anni che scriviamo di serie tv su IL e finalmente l’anno prossimo – meglio tardi che mai, però che agonia – guarderemo follie come Niccolò Ammaniti regista del Miracolo (Sky Atlantic via Wildside e France Arte). Invece del solito local flavor di commissari e preti, l’assurda premessa del Miracolo è un buon esempio di quello che ci manca: Ammaniti apre con l’irruzione nel covo di un boss della ‘ndrangheta per poi rovesciare le aspettative con la storia di una statuetta della Madonna che piange sangue e tutto il caos che le si genera attorno. Ammaniti ha sempre giocato a decostruire i miti del romanzo criminale e se comincia a farlo per la tv è un passo avanti per l’umanità.

Su Rai Tre (sempre via Wildside), a gennaio va in onda la serie più attesa da me, il ritorno di Mattia Torre, uno dei tre autori di Boris, che nel frattempo aveva portato in teatro (ma anche, però spezzettata in tanti sketch, alla tv) 4 5 6, una satira del meridione idealizzato che ci fece chiedere perché Torre non venisse riempito di soldi da qualcuno per girare una serie. Ora la fa, si chiama La linea verticale (quattro puntate, con Valerio Mastandrea protagonista) e racconta come si vive in un ospedale oncologico. Sarà una serie folle e perversa. Torre ha raccontato quel che ha visto come paziente di un reparto di eccellenza di oncologia, dove è stato curato per un mese e mezzo. Come nei set ritratti e sezionati in Boris, nell’ospedale della Linea verticale vedremo un mondo di mostri, e per fortuna non saranno i soliti Manson o Hannibal, ma mostri italiani a chilometro zero.

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