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I medici del web e la diagnosi infallibile: omosessuale!

IL 98 08.01.2018

Scenari personali / 2018: «Nella vita ho incontrato molti dottori moderni, quelli senza camice. Praticano nei bar e per strada. Su internet. A volte mi hanno gridato la loro diagnosi da auto in corsa a grande velocità»

Nella vita ho incontrato molti medici moderni, quelli senza camice. Si aggirano in borghese, con particolare fascinazione per travestimenti da grillini, leghisti, cattolici. Praticano nei bar e per strada. Sul web. A volte mi hanno gridato la loro diagnosi da auto in corsa a grande velocità. Non hanno parcella, il consulto è gratuito. I loro studi si basano sui principali scritti in campo sanitario: il web e la Bibbia.

Devo ammettere che sono preparatissimi. Molti di loro, con un solo sguardo, mi hanno diagnosticato una grave malattia di cui ero ignaro: l’omosessualità.

Mi hanno spiegato che l’omosessualità maschile colpisce, oltre ai cosiddetti gay, anche gli eterosessuali come me. I sintomi sono l’utilizzo di indumenti di colore rosa, modi educati, a volte femminei, mancanza di commenti espliciti e volgari verso l’altro sesso. Probabile cause sono i vaccini, e le scie chimiche. Vista la gravità della patologia, negli anni, alcuni specialisti si sono limitati ad urlarmi la parola froc** (termine tecnico con cui si fa riferimento al malato), pur di spronarmi a un trattamento curativo rapido e adeguato.

Spaventato dalla possibilità di contagio, da paziente altrettanto moderno, ho cercato conferma online. Ho svuotato il mio Instagram per postare un trittico di foto del mio corpo parzialmente nudo. La speranza era di sentire le ipotesi dei medici del web, sempre pronti ad aiutare cordialmente un uomo in difficoltà. Anche qui, la diagnosi è chiara: essere a proprio agio con il corpo nudo non è che un altro sintomo della malattia. Ho letto su riviste specialistiche che calciatori e atleti ne sono immuni. Io non faccio molto sport: tutto torna.

Nella penombra dell’online ho però trovato qualcosa. Una piccola nicchia di visionari afferma che l’omosessualità non sia una malattia e che avere comportamenti effemminati non sia correlato alla sessualità: l’identità di genere è un percorso personale. Un’altra loro tesi sostiene che il genere non sia binario, ma uno spettro di possibilità che trascende il concetto uomo/donna. Alcuni si nascondono dietro l’acronimo Lgbtqia, altri compiono riti pagani millenari chiamati libertà e buon senso. Sembra che questa visione sia in lenta ma costante crescita; le stime per il 2018 sembrano confermare questo trend. Ormai troppo ammalato, ho sposato questa causa, anche se i medici sostengono sia solo una fake news derivante da un altro terribile sintomo: l’accettazione del prossimo.

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