Appendice

Il pantofoling: manifesto per l’inverno post-hygge

IL 98 17.01.2018

matteo berton

Scenari personali / 2018: «Il pantofoling non è né lento né vintage. È solo un antidoto alla febbre dell’uscire sempre e comunque»

Accendete una candela profumata. Cucinate qualcosa di buono. Invitate gli amici a cena. La vostra casa diventerà il posto dal quale non vorrete uscire mai più. L’inverno scorso il Premio GAC – è un acronimo, sta per Grazie Al [vabbè, avete capito] – è andato al cosiddetto hygge, il metodo danese per vivere bene, così dicono. Ha fatto presa sulle povere menti millennial al punto che sono usciti libri, c’è stata un’invasione di coperte e mug nei concept store di mezzo mondo, si è originata pure una specie di evoluzione (o involuzione?), che è svedese e si chiama lagom, una roba calvinistissima che insegna a ridurre, riusare, riciclare. Mentre su Instagram si fa a gara di hashtag nordici, qua proviamo a lanciare un nuovo manifesto per il 2018: il pantofoling (la desinenza è obbligatoria, se no che lifestyle sarebbe). Stiamo a casa perché sì, e basta.

A Milano, città più internazionale d’Italia, il sindaco Beppe Sala ha provato a brandizzare (qui si dice così) l’idea che la lentezza è meglio, che si può scalare la marcia, che si può essere dinamici e, appunto, lagom allo stesso tempo. Qualcuno ha ricordato la campagna elettorale di Nando Dalla Chiesa nel 1993, che recitava, più o meno: ripartiamo dalle latterie e dalle bocciofile. Il pantofoling non è né lento né vintage. È solo un antidoto alla febbre dell’uscire sempre e comunque. Provate a organizzare una cena a Milano. Una cena in casa, s’intende. Provate a scrivere a un amico: «Domani vieni da me per un risotto?». Ti dirà che no, uscirà tardi dal lavoro; no, ha un evento; no, c’ha un mezzo appuntamento in ballo (Milano è la città dei mezzi appuntamenti). A questo punto però l’invito è partito, quella cena si farà, ma ci vorrà una data e – agende reciproche alla mano – si fisserà una sera di tre settimane dopo. E allora una cena qualsiasi diventa “la” cena, un evento pure quello. No, un mezzo appuntamento: tre settimane dopo vorrai forse non avere un altro mezzo appuntamento che ti costringerà a rimandare tutto?

Il pantofoling dice, semplicemente, che stare a casa è normale, è persino bello. Sappiamo qual è la vostra obiezione: se sia Tizio sia Caio sposano questo nuovo modello di vita, nessuno dei due vorrà mai uscire di casa, e allora come si fa? Il pantofoling approva pure le case degli altri, anche senza candele profumate. Forse il mondo sta già andando in quella direzione. Stare a casa è normale, è persino bello. Qualche tempo fa Airbnb, leader indiscusso del pantofoling in appartamenti altrui, ha lanciato le cosiddette experience: ti invito da me per un corso di ikebana, una session di ashtanga yoga, una lezione di bagna cauda. Finiremo davvero così? A passare, in pantofole, da una casa all’altra? Non è che possiamo vederci fuori? Dai, solo un aperitivo. Ma se hai già un mezzo appuntamento figurati, lo capisco benissimo.

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