Scenari personali / 2018: «Pensate a un torneo in cui si affrontino tra loro i vari campionati d’Europa. Liga, Serie A, Bundesliga eccetera. L’idea l’ha avuta Gianni quando aveva quindici anni»

In autunno prenderà il via, con le partite di qualificazione, un nuovo torneo calcistico per squadre nazionali che si chiamerà Uefa Nations League. Lo scopo dichiarato è quello di eliminare dal calendario internazionale le partite amichevoli, sostituendole con gare valevoli per un nuovo trofeo da assegnarsi tramite Final Four nel giugno degli anni dispari (quelli non impegnati da Mondiali o Europei). E fin qui tutto bene. Il problema è che la formula prevista sembra produrre solo una versione più povera del Campionato europeo, e rischia di appassionare molto poco tifosi e mercati televisivi. Un’occasione persa, sembrerebbe, così a occhio, perché in realtà un nuovo trofeo andava inventato, ma non era questo. Il trofeo che manca, e che potrebbe risultare, oltre che appassionante, anche molto utile per definire in maniera un po’ più obiettiva il valore economico dei diritti televisivi dei differenti campionati nazionali, si chiama (in inglese, per carità) League’s League. Non se n’è mai sentito parlare da nessuna parte perché se l’è inventato mio figlio Gianni tre anni fa: «Babbo, ma perché non fanno la Lega delle Leghe?», mi ha domandato un giorno, di punto in bianco. «Cosa intendi, figliolo?». «Un torneo in cui si affrontino tra loro i vari campionati d’Europa. Liga, Serie A, Bundesliga eccetera. La Lega delle Leghe. Perché non la fanno?».

Mi è parsa immediatamente una grande idea – «geniale, nella sua semplicità», come dice John Goodman in Big Lebowski quando decide di mettere le sue mutande sporche nella valigia al posto dei soldi.

«Eh, sarebbe bello, figliolo», ho risposto, «ma sai come sono quelli dell’Uefa, non fanno cambiamenti nemmeno se li prendi a cannonate». Improvvisavo, e in realtà avevo torto, perché proprio in quei giorni, ad Astana, in Kazakhstan, nel corso del XXXVIII congresso ordinario, l’Uefa approvava all’unanimità l’istituzione di questa nuova, insulsa Nations League. Il fatto è che la sua idea mi aveva folgorato, e non riuscivo a capacitarmi di non averci pensato io, prima.

Allora a me adesso piacerebbe ritornare indietro fino a quel congresso e accompagnarci mio figlio per fare insieme la proposta della League’s League. (Non che voglia prendermi i suoi meriti, è solo perché all’epoca aveva quindici anni e non è che potesse andare in Kazakhstan da solo). Sono sicuro che alcuni capirebbero al volo, ma ad altri sarebbe necessario spiegare meglio la cosa, e lì sì che tornerei utile io, che sono un retore, mentre mio figlio è piuttosto laconico. Mi prenderei carico di spiegare bene la sua idea affinché tutti capiscano quanto sia meglio del nuovo insignificante trofeo che stanno per varare. Direi più o meno quello che dico adesso.

Provate a pensare a un torneo ufficiale che si svolge negli anni dispari in cui si affrontino tra di loro non le nazioni ma le Leghe. Come la vostra inutile Nations League, riguarderebbe tutte le leghe europee, divise in categorie di merito; ma, come per la vostra Nations League, mi limiterò a illustrarvi ciò che succederebbe nella prima categoria di merito, quella che assegnerebbe il trofeo vero e proprio. Prendiamo le migliori otto Leghe d’Europa (poi le seconde otto, poi le terze, eccetera, ma questo non ci interessa). A occhio e croce si tratterebbe di: Liga, Premier League, Bundesliga, Serie A, Ligue 1, Lpfp Portogallo, Premier League Russia e Eredivisie Olandese (o Süper Lig Turca, fate voi). Dividiamole in due gironi di 4 tramite sorteggio, per esempio: Girone A (Liga, Bundesliga, Eredivisie, Lpfp); Girone B (Premier League, Serie A, Ligue 1 e P.L. Russia). Sei partite per girone. Le prime due vanno alle semifinali incrociate, le seconde due vanno ai play out. Dalle semifinali escono le due Leghe finaliste, dai play out le due Leghe che faranno lo spareggio per non retrocedere nella categoria inferiore. Numero totale di partite: 18. Numero minimo di partite per ogni squadra: 4, massimo 5. Ora proviamo a immaginare le formazioni che si affronterebbero, per esempio, in una partita tra Liga e Bundesliga. Liga: Oblak, Carvajal, Sergio Ramos, Piqué, Marcelo, Iniesta, Kroos, Modrić, Messi, Griezmann, C. Ronaldo. Bundesliga: Neuer, Kimmich, Hummels, Naldo, Alaba, Tolisso, Vidal, Goretzka, Robben, Lewandowski, Aubameyang. La formazione della Serie A, per dire, potrebbe suonare così: Buffon, Florenzi, Koulibaly, Chiellini, Kolarov, Nainggolan, Milinković-Savić, Pjanić, Dybala, Icardi, Mertens. Potrebbe affrontare quella della Premier League: Courtois, Bellerín, Smalling, Kompany, Marcos Alonso, Pogba, Kanté, De Bruyne, Hazard, Lukaku, Agüero. Ma se ne potrebbero menzionare altre, tutte diverse, e sempre tutte zeppe di fuoriclasse in ogni reparto.

Ora, chi mai nel mondo non vorrebbe vedere queste partite?

Ok, sento già l’obiezione: ma sarebbero solo delle esibizioni, come l’All Star Game dell’Nba. A parte che se fosse veramente come l’All Star Game sarebbe comunque grasso che cola, basta metterci un po’ di sale e diventa un trofeo vero – e il sale sono i soldi. Pensiamoci: se la Serie A battesse la Premier League in semifinale, e poi in finale andasse a vincere il titolo contro, mettiamo, la Liga di Messi e Ronaldo (e andiamo!), come potrebbero i diritti televisivi del campionato italiano continuare a essere così meno cari, nel mondo, di quelli del campionato inglese o spagnolo? Tu mettili sotto in mondovisione, e vedrai che il valore del tuo campionato sale. Dunque la League’s League sarebbe contemporaneamente un trofeo che nel giro di sei anni comincerebbe ad avere una sua tradizione sportiva, e un test biennale del valore dei campionati, che il mercato non potrebbe ignorare. Altro vantaggio: in un tempo di pericolosi nazionalismi o sovranismi involutivi non si tiferebbe più per un “popolo” bensì per un’idea di calcio – trasversale, transnazionale, eppure familiare e molto identitaria, alla quale danno il loro contributo anche gli allenatori, i giocatori e le società che non sono rappresentate nella formazione che scende in campo.

Un’altra obiezione, più pertinente: ma così, un’edizione su due coinciderebbe con la Copa América, che ha cadenza quadriennale negli anni dispari (la prossima sarà in Brasile nel 2019): e va bene, vorrà dire che una volta su due alla Liga mancheranno Messi e Suárez, alla Premier Agüero, alla Serie A Dybala, Icardi e Higuaín, alla Bundesliga Vidal e Naldo, alla Ligue 1 Di María e Cavani, e così via. Credo non ci sia bisogno di snocciolare le formazioni che, ugualmente, le Leghe più ricche sarebbero in grado di schierare. E se poi ogni quattro anni ci fosse un maggiore equilibrio nei gironi, dovuto all’assenza dei nazionali sudamericani impegnati in Copa América, faccio molta fatica a vedere la cosa come un problema.

La formula è semplice. Il selezionatore viene deciso a inizio stagione dagli allenatori di ciascuna Lega, tramite votazione a scrutinio segreto. Venticinque convocati per Lega. Dieci giorni di ritiro, una partita ogni due giorni (il turnover aumenterebbe la rappresentatività), e alla fine di giugno tutti in vacanza. Premio per il capocannoniere. Premio per il portiere meno battuto. Premio per l’Mvp in assoluto, assegnato da una giuria di giornalisti provenienti dagli altri quattro continenti. Ripartizione tra le Leghe dei diritti televisivi e degli incassi proporzionale ai risultati, col 10 per cento destinato a finanziare lo sport dilettantistico nel Paese ospitante. La Lega vincitrice ospita l’edizione successiva. La Lega che perde lo spareggio retrocede nella categoria di merito inferiore, dalla quale sale la Lega che ha vinto i play off.

Se poi all’Uefa si fossero già affezionati alla formula prevista per la Nations League, cioè gironi di 12, qualificazioni in autunno e in primavera al posto delle amichevoli e Final Four in giugno, andrebbe bene uguale. Bisogna sempre essere pronti a concedere qualcosa, nelle trattative.

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