Yolo / Musica

Pensaci ancora tu, Jack White

IL 98 22.01.2018

marta signori

La chitarra elettrica non passa il suo miglior momento storico, questo è evidente a tutti, ma se c'è qualcuno in grado di salvarla è proprio l'ex leader dei White Stripes

«Why my guitar gently weeps», titolava in luglio il Washington Post. Si parafrasavano i Beatles per raccontare la morte lenta e silenziosa della chitarra elettrica. In giro non si vedono guitar heroes in grado di spingere i ventenni a imbracciare lo strumento. O forse uno è rimasto e pubblicherà nel 2018 un disco che, scommettiamo, sarà bello e importante e bizzarro. Si tratta di Jack White, uno che finora non ha sbagliato una mossa. Passa per essere un retromaniaco, in realtà è alla perenne ricerca di un modo d’esprimersi che sia contemporaneo e che faccia tesoro del patrimonio musicale americano per restaurare il senso di devozione per la musica andato perduto in quest’epoca di sovrabbondanza di stimoli. E poi l’uomo ha un’aura tutta sua, miscela di talento, idiosincrasie, stile elegantemente rétro. È arrivato al primo posto della classifica americana con i primi album post White Stripes, Blunderbuss (2012) e Lazaretto (2014) e chissà che non gli riesca di rifarlo col terzo. Per ora ha pubblicato un collage sonoro intitolato Servings and Portions from my Boarding House Reach dove si vedono più workstation digitali che chitarre elettriche. White ha registrato con almeno due band differenti nella sua Nashville e, per la prima volta, a New York e Los Angeles. Quel poco che si sa l’ha detto mentre intervistava Gary Oldman per il mensile Interview: «Ho provato ad andare in posti nuovi e incontrare musicisti che non ho mai visto prima». Ha poi descritto l’album come musica «da giardinaggio» e «da accoltellamento in un vicolo». È esattamente il tipo di definizione che ci si aspetta da uno come Jack White, un eccentrico americano che ama le stravaganze, come collezionare animali imbalsamati e inviare giradischi nella stratosfera. Iperattivo, ha pubblicato qualcosa come quattrocento titoli con la sua Third Man Records, un catalogo che va da incisioni blues introvabili ai dischi della nuova eroina del country alternativo Margo Price. Di recente ha pubblicato un libro per bambini illustrato da Elinor Blake e titolato We’re Going To Be Friends, come la canzone dei White Stripes. Ama i valori tradizionali, considera importante la disciplina. È un artigiano cui piace ficcarsi in situazioni scomode perché, dice, troppa libertà uccide la creatività. Nel farlo, smaschera l’illusione dell’assenza di regole. Questa volta s’è imposto d’immaginare intere canzoni, melodie e accompagnamento, prima di toccare uno strumento. O forse è una balla: mai fidarsi degli artisti.

Chiudi