Explicit / Idee

«Pronto, so’ Aristotele, vorrei parlà da’a partita»

IL 98 08.01.2018

matteo berton

Scenari personali / 2018: «Fior di tromboni lamentano che ormai la discussione politica si è ridotta a tifo calcistico. Ma io dico: magari!»

Mi sto antipatico da solo a dirlo per quanto suona snob, ma purtroppo è così: tutto quel che so di calcio lo devo alle occasionali corse in taxi, quando l’autoradio è sintonizzata su una stazione sportiva locale – cioè sempre. Magari, questo sì, cerco di non apparire inutilmente spocchioso. Al tassista che gli attaccava bottone chiedendogli se la sera intendesse vedere la partita, Umberto Eco sognava di rispondere: «No, debbo occuparmi del libro Zeta della Metafisica, sa, lo Stagirita». Ecco, io questo non posso permettermelo, del resto di metafisica m’intendo quasi meno che di calciomercato, perciò mi limito a tacere e a orecchiare.

L’ultima volta sono rimasto con un palmo di naso. Credo che fosse in corso l’analisi di una sconfitta della Roma o della Lazio (mi sto di nuovo antipatico da solo a dirlo, ma giuro che non l’ho capito). Senza far caso all’accento romanesco piuttosto greve di tutti i parlanti, il livello del dibattito, anche delle telefonate degli ascoltatori, era spaventosamente alto, da lasciare ammirati e intimiditi. Sottili disquisizioni di tattica e strategia, una conoscenza enciclopedica della storia del calcio, letture geocalcistiche comparate con gli altri campionati europei, e quella capacità che solo i grandi diplomatici hanno di muoversi con lo stesso agio tra lo studio delle biografie (o perfino delle psicologie) di calciatori, allenatori, impresari e massaggiatori e quello degli aspetti regolamentari, economici, mediatici, giuridici. Appena un ascoltatore un po’ esasperato ha cominciato ad alzare i toni, il conduttore lo ha frenato garbatamente spiegandogli – proprio così – che non serviva a nulla «ragionare con la pancia».

Insomma, una pacatezza da vecchia tribuna politica e una tendenza allo svisceramento dei problemi da radio libera degli anni Settanta. E pensare che fior di tromboni – che dico: intere sezioni di fiati – lamentano che ormai la discussione politica si è ridotta a tifo calcistico… Ma io dico: magari! In attesa che un nuovo Plutarco scriva le vite parallele di Michele Santoro e Aldo Biscardi, dalle redazioni campane di giornali comunisti a RaiTre – dove avrebbero diretto l’uno il Processo del lunedì, l’altro i vari processi del giovedì – ecco la mia proposta per il 2018: proviamo ad affidare i dibattiti politici ai giornalisti sportivi (e viceversa). Se il livello medio è anche soltanto la metà di quello delle radio che mi capita di ascoltare a bordo dei taxi, altro che Aristotele: in un anno diventiamo l’Atene di Pericle.

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