Appendice

Unite contro i soprusi ma libere di dissentire

IL 98 23.01.2018

matteo berton

Scenari personali / 2018: «Essere una donna che rifiuta di stare in modo acritico dalla parte di un’altra donna solo in quanto donna, in teoria, significa essere ciò che vuoi»

Mi dichiaro colpevole di mancata solidarietà femminile. So bene che senza solidarietà non può esistere un’etica dell’appartenenza, so anche che solidarietà è uguale a politica. E in effetti, all’inizio, le donne hanno avuto bisogno di ripensarsi come classe, gruppo che si trasforma in soggetto di lotta, oltre gli steccati dei ceti sociali, insieme dalla stessa parte, ricche e povere, vecchie e giovani, tutte insieme – e io con loro! – nella fondazione di un nuovo movimento: quello dell’uguaglianza. L’idea c’era ed era un’idea chiara. Stessa dignità, pari opportunità, integrazione, riconoscimento, libere scelte.

In nome della causa, si potevano giustificare perfino gli scivoloni retorici. Chiedere a tua moglie di farti un panino è un gesto repressivo? L’infinita sequela di banalità, in fondo, è servita a riconoscersi come soggetto unico. Scoprire il risentimento che c’è in te e capire che è identico a quello delle altre, stanare la rabbia attraverso le piccole ingiustizie per incanalarla in qualcosa di grande: un progetto più ambizioso.

Si chiude l’anno degli scandali sessuali e con lui un mondo tragicomico spaccato in due: donne incapaci di solidarietà a tutti i costi – perciò complici del machismo? –, e donne talmente delicate da rendere quasi impossibile ogni interazione con un uomo eterosessuale. Quindi la chiamata alle armi: unite contro il sopruso. Vengo anch’io! Ma attenzione: obiettare sul come intervenire è di per sé osteggiare. E allora ecco: sono colpevole di mancata solidarietà femminile. Essere una donna che rifiuta di stare in modo acritico dalla parte di un’altra donna solo in quanto donna, in teoria, significa essere ciò che vuoi. Che è proprio lo scopo della battaglia iniziale: essere ciò che vuoi, e cioè la donna che senti di dover essere.

La strada sembra ancora lunga. E il mio desiderio per questo nuovo anno è che le donne diano la possibilità alle donne di riflettere sul come condurre una battaglia (semmai anche la possibilità di dissentire), senza che nessuna rischi di essere svilita a complice di un sopruso.

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