Dietro le quinte di “Riddles” il lavoro dell’artista francese alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano che vedremo al Miart

Entrare nella Fonderia Artistica Battaglia di Milano è come sbirciare dietro le quinte della storia dell’arte. Di quel ramo che volge alla scultura in bronzo. Da qui sono uscite la porta del Duomo cittadino dedicata alle storie di Sant’Ambrogio disegnata da Giannino Castiglioni (padre di Livio, Pier Giacomo e Achille) e inaugurata nel dopoguerra, la sua edicola raffigurante l’ultima cena per la tomba Campari nel Cimitero monumentale di Milano, le statue funerarie di vari sacrari militari italiani e americani, il Cavallo morente di Francesco Messina posto nel 1966 davanti alla sede Rai di via Mazzini a Roma. Ma anche le opere di Adolfo Wildt, Arnaldo Pomodoro, Giacomo Manzù, Giuseppe Penone.

Gli interni della Fonderia Artistica Battaglia di Milano

Nonostante il peso di questa storia, cominciata nel 1913, l’impressione che si riceve appena varcati i cancelli di via Stilicone è che questo sia un posto dove si costruisce ancora oggi, attraverso la tecnica antichissima della fusione a cera persa, qualcosa di nuovo, al passo coi tempi, all’avanguardia. Qui vengono prodotti oggetti di design di Formafantasma, Roberto Baciocchi, Dimorestudio, Francesco Faccin: è un campo, al confine con l’arte, che la fonderia frequenta sempre con maggiore soddisfazione. Qui può capitare di incontrare all’opera nel reparto cesello Giorgio Andreotta Calò, l’artista che ha portato 150mila litri d’acqua alla Biennale di Venezia lo scorso anno per l’opera al Padiglione Italia Senza titolo (la fine del mondo). Qui la francese Marguerite Humeau sta lavorando al suo progetto Riddles, che diventerà una mostra ad in concomitanza con Miart, la fiera dell’arte contemporanea di Milano dal 13 al 15 aprile.

Il reparto cere

lo stampo di cera viene rivestito di terra refrattaria

La fusione

La 31enne Humeau, formata alla Design Academy di Eindhoven e con un master in design interattivo al Royal College of Art di Londra, è la vincitrice della seconda edizione del Battaglia Foudry Sculpture Prize, premio internazionale per giovani artisti dedicato alle sculture in bronzo, nonché modo efficace per mantenere vivace la fonderia. È una borsa di studio che le ha assicurato una residenza iniziata a novembre, durante la quale ha messo a punto insieme alla decina di artigiani in loco i pezzi per la sua personale. La consegna dei giurati del premio era di riflettere sulla responsabilità che si crea fondendo una forma per l’eternità e Humeau con Riddles ha presentato un progetto che ruota intorno alla sfinge, la figura mitologica millenaria che protegge e distrugge: nuova tappa del suo lavoro di ricerca sul tema, che ha esposto allo Schikel Pavillon di Berlino e alla Clearing Gallery di New York.

La realizzazione del calco in silicone di “Riddles” di Marguerite Humeau

Come spiega Camilla Bonzanigo, giovane responsabile del settore cultura e sviluppo all’interno della fonderia, «la fusione a cera persa è una tecnica che risale a 3.500 anni fa. Eppure è possibile usarla in modo innovativo. Marguerite per esempio lo ha fatto producendo i modelli dei suoi pezzi, da realizzare poi in bronzo, con la stampante 3D». Il risultato sono maschere mostruose e, da quanto si può capire dal loro stato di lavorazione, caratterizzate da grande simmetria. I lavori sono tuttora in corso e, ci dice Bonzanigo, l’artista non ha ancora scelto quale patina finale usare. La Fonderia Artistica Battaglia ne ha a catalogo circa 150, ottenute mediante acidi, cloruri, solfuri, ossidi, reagenti, paste, siliconi, lacche, resine e cere naturali, ma è sempre aperta a nuove invenzioni, come la patina rosa sperimentata da Giulio Zanet in un pezzo della personale Zombi, frutto di una residenza dell’artista in galleria e in esposizione ora negli spazi che furono del Peep Hole.

L’opera d’arte in bronzo richiede una certa conoscenza tecnica. C’è da realizzare il modello, di solito in gesso (o anche argilla, plastilina, carta, legno, a seconda del risultato finale desiderato), poi il calco in silicone, il positivo in cera che verrà ricoperto di terra refrattaria per ricavare la forma, cotta in forno lentamente per dieci giorni, per far sciogliere la cera prima della colata di bronzo fuso a 1.200° C. C’è da studiare bene la collocazione dei canali attraverso cui scorrerà il metallo liquido e che formeranno tanti sottili bastoncini rimossi poi nella fase di cesello che precede la patinatura. La fusione, una volta sciolti i lingotti delle quattro diverse leghe lavorate qui (allo stagno, al silicio, all’alluminio e bianco), avviene una volta al mese. Tra gli artigiani della Fonderia Battaglia, tanti ragazzi: chi ha studiato filosofia e poi si è buttato sul lavoro manuale, chi viene dall’Accademia di Brera. C’è appena stato un ricambio generazionale, conferma Camilla Bonzanigo, e le nuove leve dopo l’apprendistato in bottega hanno sostituito i vecchi maestri. In fondo è certo un lavoro vecchio di 3.500 anni, ma, come dimostra anche l’approccio di Marguerite Humeau, ancora permeabile a tutto ciò che di nuovo sta portando il XXI secolo.

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