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“Here and Now” è la nuova “Big Little Lies”?

IL 99 26.02.2018

Inizia il 27 febbraio su Sky Atlantic la serie con Tim Robbins e Holly Hunter, genitori di una famiglia multietnica alle prese con strane visioni

Sempre più liberal: dopo i milionari – e milionarie – attaccabrighe di Monterey (Big Little Lies, di cui si attende la seconda stagione), Hbo si spinge un po’ più a Nord (Portland, Oregon), un po’ più in alto (sotto la voce statura intellettuale dei protagonisti) e ancor più lontano dal punto di vista tematico (progressismo, psicoanalisi, multiculturalismo, hippie).

Ma poiché pare non si possa più realizzare una serie tv senza ficcarci dentro le “cose strane”, ecco che anche quel che poteva apparire già di per sé come un intricato, ma godibile ménage familiare transcontinentale, deve essere arricchito da qualche goccia di imponderabile. E così, uno dei figli adottivi della coppia Holly Hunter-Tim Robbins, Ramon, di origine colombiana, comincia a soffrire di tremende allucinazioni dove a farla da padrone è una coppia di numeri (11 – 11), strano fenomeno, che si ripete ad libitum nella vita del ragazzo ma di cui ancora non conosciamo né la ragione né tantomeno la forza distruttrice. In soprammercato, Ramon e il suo analista iraniano rifugiatosi in America in fuga dalla rivoluzione khomeinista, sembrano condividere telepaticamente ricordi e pensieri.

Nonostante questo, Here and Now promette bene: avendo potuto vedere i primi quattro episodi – la serie è appena cominciata su Hbo, mentre in Italia sarà trasmessa da Sky Atlantic a partire dal 27 febbraio – l’impressione è che non manchino elementi di interesse: una famiglia iper-progressista e multietnica (quattro figli, di cui tre adottivi da tre continenti diversi), guidata da un professore universitario in crisi – un filosofo che nella propria vita vede scricchiolare la pietra angolare della sua stessa filosofia, l’empatia – e una control freak che ha abbandonato la professione – la psicoterapia – per dedicarsi a figli e volontariato. Il matrimonio va ovviamente un po’ così, su giri bassi di intensità e medio-alti di “salviamo la faccia”, ma è la brigata multikulti dei discendenti che prende la scena: come detto, c’è il problematico latino; la giovane donna di origine liberiana, madre di famiglia in carriera; la più giovane – unica figlia biologica – alle prime esperienze sessuali; e poi lui, sicuramente il personaggio meglio calibrato, il figlio di origine vietnamita di professione motivational architect, che ha preso spunto dalla filosofia dell’illustre genitore per farla a pezzi proponendone una versione accessibile ai sistemi semplici («Che cosa esiste? Solo il presente esiste»; «Ricordati: lo vedo, lo voglio, lo prendo», ma comunque è un grande successo).

La famiglia funziona con dinamiche iper-democratiche: si parla molto, ci si confronta, si discute su tutto. E così, per affrontare il problema delle allucinazioni di Ramon, si convocano riunioni plenarie che hanno lo stesso pathos dell’apertura del testamento di Mortimer nella Famiglia Winshaw, solo che Mortimer qui è vivo e si presenta al rendez-vous piuttosto contrariato.

Tutta la serie, a cominciare dal titolo, è improntata a un neo-epicureismo molecolare: se si digita su Google “here and now”, il primo risultato restituisce la posizione esatta dello scrivente, con tanto di mappa. Anche nella serie è un po’ così: il tempo ha spento i grandi afflati politico-esistenzialisti, conta solo il momento, si va avanti cercando di stare il meno male possibile, “cose strane” permettendo.

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