Appendice

L’interazione donna-macchina

IL 99 20.02.2018

Un’informatica troppo maschile renderà il nostro futuro più chiuso

Ci siamo affidati ai computer molto prima di capire cosa sono, cosa fanno, e soprattutto cosa ci fanno. Gli abbiamo affidato i nostri consumi, il nostro lavoro, la discussione pubblica, il dibattito politico e adesso ci ritroviamo con classi dirigenti selezionate dall’algoritmo e la “disintermediazione” che ha scalzato Higuaín come argomento da bar: bene o male (ma soprattutto male) oggi siamo costretti a farci i conti, ce lo chiede la realtà che a volte è ancora più severa dell’Europa, e in effetti iniziano ad accumularsi riflessioni interessanti e critiche su questi argomenti. Ma la macchina permette, anzi in un certo senso impone, una relazione così stretta, profonda e radicale che non saprei come definire se non come intima. E questo territorio, questo grado di vicinanza quasi sensuale che si instaura tra computer ed essere umano, in cui entrano in gioco la sfera identitaria, affettiva, erotica, mi sembra ancora in gran parte inesplorato. In particolare dal romanzo, dato che era proprio del romanzo il monopolio, per così dire, del discorso sull’intimità in Occidente. Il successo “virale” (concetto che vale tanto per una malattia quanto per un meme…) di un racconto come Cat Person dice anche questo: nella storia di Kristen Roupenian su un appuntamento andato a male e l’ambiguo fall out che lascia dietro di sé, tra sms stalkerizzanti ed emoji, c’è il desiderio di ritrovare nell’invenzione letteraria qualcosa che almeno provi a dare un senso al vivere e diventare adulti e avere relazioni in un mondo popolato da tinder, whatsapp, selfie #aftersex e dai loro peculiari e complessi codici.

Non è un caso allora che i libri più interessanti che abbia letto negli ultimi tempi arrivino dagli estremi confini della contrada romanzesca, e non dal suo centro. Sono due saggi narrativi, tra reportage, La vita segreta di Andrew O’Hagan, e memoir, Accanto alla macchina di Ellen Ullman, appena pubblicato da minimum fax nella traduzione di Vincenzo Latronico. O’Hagan è bravissimo a raccontare quello che succede a due persone molto “vicine alla macchina” come Julian Assange e Satoshi Nakamoto, il creatore dei bitcoin. Ecco, Ullman fa qualcosa di simile ma su se stessa.

«Ebrea, ossessiva, monomaniacale»,

Ullman è stata una delle prime programmatrici nella Silicon Valley e Accanto alla macchina uscì la prima volta nel 1997, all’inizio della dot economy: quando si parlava di “autostrade dell’informazione”, la realtà virtuale veniva data per imminente, e l’ottimismo dei Negroponte di turno (ricordate il libro Essere digitali?) e del primo Wired dipingeva un futuro radioso fatto di portali web. Le cose poi andarono diversamente, arrivarono lo scoppio della bolla e l’11 settembre e, se avete meno di trent’anni, è probabile che un portale web non sappiate nemmeno cos’è. Però allora le voci critiche erano poche: tra queste particolarmente ascoltata nella comunità della Valle fu quella della Ullman. Ingegnera informatica atipica, dopo questo libro abbandonò la scena informatica attiva per scrivere narrativa e solo recentemente è tornata sul tema con Life in Code: a Personal History of Technology, appena uscito negli Stati Uniti.

La Ullman è molto brava, ed è forse l’elemento più interessante a leggerla oggi, a descrivere lo stato di eccitazione nervosa, di concentrazione cognitiva che si raggiunge programmando. Chiunque abbia programmato, anche a livello amatoriale come il sottoscritto, la conosce. Sarà perché

«nel programmatore entrano a contatto il mondo per come lo comprendono gli umani, e il mondo per come va spiegato a un computer»

e per un attimo

«le conoscenze che devo rappresentare in codice appaiono splendidamente strutturate. Per qualche tempo il mondo è un luogo calmo, matematico. Uomo e macchina sembrano accordarsi in uno stato di grazia nitido e preciso».

Già, macchina e uomo, nel senso di maschio: ma dev’essere così? È questo l’altro grande tema del libro (tema che torna centrale in Life in Code): il mondo dell’informatica è stato per lungo tempo appannaggio degli uomini e la cultura che ha espresso – e che ora in qualche modo è stata elevata a ideologia globale – più volte si è rivelata profondamente maschilista. Ma se è settaria, orientata e chiusa la cultura che forgia le interfacce attraverso cui guardiamo il mondo, sarà chiuso e settario il mondo che vedremo.

Ellen Ullman

Accanto alla macchina

minimum fax 2018
180 pagine, 17 euro
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