Appendice

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IL 99 23.02.2018

Diamo alle e-mail dignità di lettere! Ecco le istruzioni per un elegante carteggio digitale

Leggiamo le lettere di Samuel Beckett di recente pubblicate da Adelphi (Lettere 1929-1940, trad. di Massimo Bocchiola e Leonardo Marcello Pignataro), che splendido epistolario… Sognanti pensiamo che non esista letteratura più sentimentalmente indispensabile delle lettere. Gli appassionati lo sanno: i carteggi dei grandi maestri vanno divorati dando la caccia a insegnamenti involontari, genialità scritte di fretta, riprovevoli lamentele amorose e più-che-umani dettagliuzzi (ricette, bottoni, tasse) che testimoniano di come già la Cvetaeva avesse da bisticciare con il nostro iracondo fruttivendolo. C’è qualcuno, oggi, pronto a dedicarsi alla difficile costruzione di un amoroso e folle carteggio? Alzo la mano! Ebbene sì, scrivo lettere a tonnellate. È fondamentale restituire alle e-mail dignità di lettere, emancipandole dallo status di misero by-product dei nostri salariati polpastrelli; controllo la mia casella di posta: la situazione è aurea, zero spam, sei piccioni viaggiatori inviati da amici; iniziano con la data seguita da un più che tradizionale “Cara Sofia”, e in chiusura “Tuo/Tua”.

Ben più perniciose delle storie d’amore, le storie di amicizia richiedono notevoli dispendi energetici il più delle volte ricambiati con invidia, indifferenza, divulgazione di segreti, abbrutimento morale e degrado dell’eloquio. Che sia l’amico del parco giochi, quello del bar, il collega, il compagno di calcetto, si può star certi che prima o poi, per colmare le lacune di un qualche discorso, l’amico divulgherà le nostre più terribili perversioni condendole di elementi slapstick perché sì, persino le nostre perversioni sono noiose. Nulla di grave, semplicemente a volte le amicizie sbracano, si diventa così usi ai tormentoni dell’altro da darli per scontati, contribuendo al proprio incancrenirsi e a quello dell’amico amato. Le notti trascorse insieme a guardare le stelle diventano notti sprecate insieme a denigrare il solito noioso e logorante nemico comune. Insomma, il passo dall’amicizia alla complicità mortifera è breve.

Un antico proverbio è pronto a salvare la bellezza dell’amicizia: verba volant, scripta manent. Le amicizie virtuose tornino a giocarsi nelle corrispondenze, opportunamente redatte secondo un principio di eleganza, con frasi di congedo e cari saluti.

I carteggi obbligano a rileggersi e a correggersi. Regola numero uno: mai intraprendere una corrispondenza con chi per negligenza non rilegge le proprie e-mail, lasciandovi offensivi errori di battitura. Gli errori grammaticali invece sono più che accettabili, amabili, saporite sentinelle di una storia privata. Non si ripete il medesimo argomento in due e-mail diverse, gli interlocutori sono spronati a trovare qualcosa di nuovo da dire, il che non è male né normale; parolacce e intercalari scompaiono, “porco” e “porca” rilucono svelando a chi li scrive la propria predisposizione ai suini; nel carteggio infine, il timore di essere letti da terzi censura il pettegolezzo, o meglio, si può sparlare dell’odiosa gente, ma con criptica e malandrina eleganza da novelli Saint-Simon, consapevoli che quella e-mail potrebbe essere letta dall’oggetto del proprio vituperio. Infastidisce che la e-mail possa finire nelle mani di altri? Perché dovrebbe? Se è scritta bene sarà la bellezza della scrittura a emergere.

Occorre una certa follia, questo è l’unico metodo per mantenere vivo un carteggio. È necessario scrivere di sentimenti, esplicarli in toni enfatici; nelle corrispondenze bisogna essere spudorati. «Sacrificherei tutto, immolerei il mio orgoglio…». Le frasi lapidarie aiutano sempre: «Ma sai com’è, caro, il tempo è cosa d’altri tempi». Infine torna utile il particolare grottesco: «Gli parlavo d’amore, si schiacciava il naso».

L’amicizia per corrispondenza marca l’inesistenza di una lingua comune; simbiosi, complicità, adesione o facile reazione sono assenti: il tempo necessario a scrivere e rileggere una e-mail placa istinti e facili sfoghi. L’amicizia per corrispondenza non è mai duale, la lettera potrà sempre essere letta ad altri; nel momento più privato, chi scrive sa che un pubblico esiste. L’estrema solitudine di chi redige una lettera contempla la moltitudine; avviene l’opposto che nell’isolamento, dove si è veramente soli tra gli altri, senz’altro soli.

Samuel Beckett

Lettere 1929-1940

Adelphi 2018
528 pagine, 50,00 euro
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