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Dall’oggetto al progetto

IL 100 19.03.2018

La chaise longue Byron di Jean-Marie Massaud per Poltrona Frau

Anteprima Salone del Mobile 2018: una moderna chaise longue con imbottitura ergonomica e struttura in frassino con inserti metallici. Firmata Jean-Marie Massaud, s’ispira agli strumenti di precisione. Il passaggio dal prototipo alla produzione viaggia lungo le strade di una classica storia italiana di provincia: dal paese al mondo

Nella piccola zona industriale di Tolentino, in provincia di Macerata, tra rotonde, concessionarie e centri commerciali, il paesaggio è mitigato all’orizzonte dalle dolci colline che limitano la vallata del fiume Chienti. È la zona tra l’Adriatico e l’Appennino, un tessuto spezzettato dall’orografia, gloria dell’età comunale e stampo perenne di queste Marche lontane dalle grandi distese padane. Lo stabilimento di Poltrona Frau appartiene a un’altra scala: appare immenso. È un complesso di 100mila metri quadrati bianchi e marchiati in arancione con il famoso stemma. Ricoperti di pannelli solari e con tante bocche aperte in direzione della statale 77, pronte ad accogliere legno e pellami, e a caricare camion di imbottiti e divani capitonnée. È la classica storia italiana di provincia: dal paese al mondo. Tolentino conta 20mila abitanti. Poltrona Frau vi si è trasferita nel 1963, dopo la fondazione a Torino nel 1912. Oggi vende in Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia.

Siamo in un territorio caratterizzato fin dal Medioevo dalla capacità di conciare e lavorare la pelle. Un sapere che l’azienda ha trasferito nell’arredamento. E che l’ha fatta diventare grande. I suoi prodotti nascono necessariamente da questa eredità. Jean-Marie Massaud lo riconosce esplicitamente parlando della Byron, la chaise longue che ha disegnato per Poltrona Frau e che verrà presentata al Salone del Mobile di Milano, dal 17 al 22 aprile: è un pezzo contemporaneo che incornicia la tradizione dell’imbottito in pelle in una struttura in frassino tinto ebano con inserti in acciaio inox: «È un linguaggio ispirato agli strumenti di precisione», sottolinea il designer. L’imbottitura ergonomica è ottenuta grazie a losanghe in acciaio e poliuretano espanso; i braccioli sono retraibili e il cuscino removibile. È ancora un prototipo e arriverà nei negozi in autunno, ma ha già superato il compromesso iniziale tra designer e azienda. È sulle esigenze di Tolentino che si parte a progettare e questa volta l’editto è stato: il ritorno della chaise longue. «È una forma che non è più nella nostra collezione: c’era bisogno di un aggiornamento. Soprattutto coniugato all’idea contemporanea di comfort. La Lc4 di Cassina disegnata da Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand rappresenta un’idea di comodità di 90 anni fa», spiega Nicola Coropulis, il direttore generale.

Il progetto di Massaud

Fasi della lavorazione nello stabilimento di Poltrona Frau a Tolentino (Macerata)

Per realizzare l’ideale post classico del bello e comodo Poltrona Frau fa affidamento su un’artigianalità supportata dalle tecnologie più aggiornate, come macchinari a controllo numerico e taglio laser. La supervisione dei difetti delle pelli – dopo le prove di conformità al microscopio elettronico e i test di resistenza effettuati in laboratorio – alcuni tagli speciali, la preparazione del capitonnée, l’antica tecnica di foratura e inserimento dei “tiri” per l’applicazione dei bottoni rivestiti in pelle, l’imbottitura con il crine (vegetale, animale, libero o preformato), la ricopertura, la marchiatura a fuoco della pelle con il marchio Poltrona Frau: tutto dipende da sensibilità e maestria umana. Qual è la lavorazione più difficile? «La plissettatura dei divani Chester di Renzo Frau: le piegoline dei braccioli devono essere tutte nello stesso verso, nello stesso numero, speculari rispetto a quelle dell’altro bracciolo e simmetriche tra loro. Solo i nostri operai più esperti riescono a farle», risponde Coropulis. Non è un caso che la realizzazione di un Chester richieda 55 ore di lavorazione. È una bella sfida industriale. Come i 275 chiodini rivestiti in pelle della poltrona Vanity Fair, applicati uno a uno. Succede in una terra dove la manodopera cresce di padre in figlio. Prerogative della provincia. Svantaggi? «Logistici: siamo in una regione poco servita e le nostre rotte passano tutte su strada», commenta Coropulis.

Nel complesso di Tolentino, dove lavorano 500 dipendenti, si trasformano ogni anno 22mila chilogrammi di crini, 1.100 tonnellate di legno di faggio e 340mila metri quadrati di Pelle Frau, che soddisfa i requisiti imposti dall’azienda ed è sottoposta a 21 diverse fasi: la prima è il rinverdimento, in cui viene immersa in grandi botti per recuperare l’acqua persa durante la salatura iniziale, e l’ultima invece, su richiesta, è l’ignifugazione. La materia prima è acquistata da concerie italiane, perché riescono ad assicurare la certificazione della filiera, «le direttive europee in materia sono molto stringenti», osserva Coropulis. Ad Arzignano in particolare, in quella porzione di territorio vicentino in cui l’odore penetrante arriva in certe folate fino all’A4, la peculiarità è la lavorazione della pelle per l’arredamento. Da lì a Tolentino il passo è facile. Di provincia in provincia. Le nervature della realtà produttiva italiana, che si incarnano nelle linee leggere di una Byron qualsiasi, alla fine passano sempre di lì.

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