Yolo / Graphic Novel

Due grandi fumetti italiani da leggere insieme

IL 99 13.03.2018

Una tavola di Francesco Cattani

“Figlio unico” di Vincenzo Filosa e “Luna del mattino” di Francesco Cattani sono opere molto diverse eppure legate tra loro: l’identità cristallizzata della provincia italica, il benessere dopato degli anni 80, l’incognita di un futuro misterioso

Ho letto Luna del mattino e Figlio unico contemporaneamente e li trovo parte di una stessa saga italiana anche se gli autori sono molto diversi: asciutto e puntuale Cattani nella sua Italia del futuro prossimo, con inverni assolati dal cambiamento climatico e ragazzini balordi usciti dai pezzi di Pop X, che si ubriacano nei bar dei cinesi come nelle canzoni dei Baustelle; inafferrabile e noise Vincenzo Filosa, che nella Calabria anni Ottanta e Novanta in cui ambienta la sua – finta – storia di supereroi costruisce, involontariamente direi, un passato alla storia di fantascienza di Cattani, raccontando il tipo di passività e criminalità diffusa all’italiana da cui possiamo immaginarci scaturire un futuro marcio e disoccupato come quello dei magazzinieri di Cattani.

Ancora "Luna del mattino”

Insomma si entra in questo dittico dalla Calabria di Filosa e dall’infanzia di un bambino figlio di genitori separati. Questo bambino ha dei disturbi psicofisici poco chiari, o è solo un bambino strano, ma, come vuole il manga per ragazzi che Filosa conosce a memoria e scimmiotta con trasporto, forse quella stranezza nasconde qualcosa di più: un talento soprannaturale, un… superpotere? Andiamo a cercare il suo superpotere tra le bische e i palazzi eternamente in costruzione, gli ecomostri, zone disabitate che sembrano livelli di Doom, dove il Figlio Unico deve imparare a scappare dai nemici, a riconoscere gli amici veri… Ma diventerà o no un supereroe? Filosa è così esperto di narrazioni giapponesi che piega ogni nostra aspettativa e ogni trucchetto del manga per crearci una continua aspettativa: ma come nel suo esordio, Viaggio a Tokyo, la nevrosi e il sogno portano avanti le pagine giocando violentemente con le aspettative: il Figlio Unico all’improvviso è adolescente, il tema di diventare un supereroe è percolato tra le vignette finendo dentro un tombino, e il ragazzo nei palazzi costruiti a metà va a cercare nuovi superpoteri drogandosi dalla mattina alla sera.

Luna del mattino

Francesco Cattani
Coconino Press
269 pp.
19 euro

Filosa ha messo insieme questi due sapori di chi è cresciuto negli anni Ottanta: erano tempi di benessere poco sereno e i bambini si nascondevano nei cartoni animati per creare un immaginario abitabile al posto della realtà. Grazie al suo libro, ci ricordiamo di quella volta che avevamo creduto di essere bionici per consolarci del silenzio dei padri o della fatica di farci degli amici.

Il fumetto di Filosa

I liceali e i disoccupati che si mettono nei guai in provincia nel libro di Cattani sembrano usciti da un video dei Righeira. Uno di loro, gli occhiali da sole squadrati ridicoli e il colletto della Polo alzata, guida la sua Golf bianca, ricordo eterno di quel decennio ansioso, attraverso un paesaggio di magazzini e bar. L’estate d’inverno – su cui incombe però una bufera – combinata con il bianco-nero-grigio usato in modo da far sembrare ogni cosa accecante, creano un mondo senza respiro in cui i ragazzi, presumibilmente figli se non nipoti dei ragazzi soffocati del libro di Filosa, si aggirano nel nulla di una società semplicemente inesistente, rappresentata solo da macchine e camion (della distribuzione internazionale) bloccati nel traffico. A scuola, il più giovane dei protagonisti sperimenta con l’abbigliamento femminile e viene ripreso e dileggiato. La scuola, rappresentante della società e anche dello Stato, è un luogo già vuoto tutto cemento e cortili, da cui si parte per avventure doposcuola che conducono negli scantinati dei bar cinesi a pagare prostitute di nazionalità indefinita.

Non proprio due libri pubblicati dalla pro-loco di qualche borgo italiano. Ma questi libri non sono stati scritti col ditino alzato per sgridare quella cultura escapista italiana che pure è ritratta dallo yuppismo di terz’ordine evocato da Filosa allo yuppismo nevrotico e sconfitto dell’Italia colonizzata e arroventata di Cattani: non scrivendo col ditino alzato ma con molta disperazione, questi due fantastici scrittori possono farci piangere e tremare davanti alla loro visione: Vasco Rossi dentro Mad Max.

Figlio unico

Vincenzo Filosa
Canicola
200 pp.
18 euro
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