In uscita il 30 marzo con il nuovo disco intitolato “Deluderti”, perché «deludere le aspettative è un atto di coraggio e di fiducia», e con un tour in procinto di partire, intervista alla cantautrice pesarese

Lo smalto rovinato sulle unghie, i capelli in disordine e quella parola – “poesia” – che pronuncia spesso senza timore di essere etichettata come secchiona. Lo capisci da queste cose che Letizia Cesarini, o meglio Maria Antonietta, stavolta fa sul serio. Ha un disco in uscita il 30 marzo che «ho difeso fortissimo, perché ci credevo» e non ha paura di deludere le aspettative. Quelle degli altri, ma anche le sue. E proprio attorno a questo concetto ruota l’album dal titolo Deluderti: «La cosa più difficile ma anche più remunerativa a livello di felicità è quanto ci si permette di deludere le aspettative. È un atto di coraggio e insieme di fiducia».

E se nella vita quotidiana siamo costantemente alla ricerca di approvazione, nella vita artistica l’ansia da prestazione può fare male. Forse anche per questo Maria Antonietta ha scelto di mettere tra lei e il centro della musica un po’ di distanza: «Vivo in campagna, in una casa circondata dai meli, dagli olivi, dai cipressi, dalle siepi di salvia, dal gelsomino e dalle api. Abitare a Milano mi prosciugherebbe». Nella sua casa sono nate le nove canzoni del disco che parla di relazioni perché «esiste sempre un tu», ma lì è nata anche la sua nuova consapevolezza: «Viviamo in un’epoca in cui regna il senso di inadeguatezza e la solitudine causata dall’idea che gli altri siano compiuti e perfetti e io no, mai abbastanza. Ma nei secoli di tutto questo non resterà nulla, resterà solo la pace, che è una, e resterà solo lo sguardo delle persone amate che ti hanno avuto caro».

Luca Zizioli

A guardarla, piccolina com’è, con la vita stretta e gli occhi da bambola, viene da chiedersi come faccia a starci tutta questa saggezza in una ragazza sola. Merito dei libri che «mi tengono al sicuro, soprattutto quelli di poesia». Leggendo i versi di Cristina Campo, di Fernanda Romagnoli, di Emily Dickinson e di Sylvia Plath, Maria Antonietta ha esplorato l’animo femminile. «La poesia ci riguarda sempre – spiega –, se ne leggi una scopri che parla di te. Non bisogna averne paura».

Tra le figure femminili di riferimento per Letizia non ci sono solo poetesse, ma tutte le donne che nel corso della storia hanno cercato attraverso una forma d’arte di esprimere se stesse. «Ho studiato il “femmage” – racconta parlando della sua tesi di laurea – un insieme di tecniche creative che ha permesso alle donne di diverse epoche di raccontarsi, raccontare la loro versione anche quando, come nell’epoca vittoriana, erano relegate a un ruolo subalterno». E poi c’è un’altra donna: c’è Maria Antonietta, l’austriaca arrivata alla corte di Francia. «Era la ragazza sbagliata nel posto sbagliato. Strumentalizzata, stereotipata, banalizzata. Quando ho scelto questo nome d’arte mi sono detta che l’avrei in qualche modo portata con me, per ricordarmi sempre che siamo esseri complessi e semplificarci ci snatura».

Luca Zizioli

La quiete della campagna, l’amore del suo compagno Giovanni (il cantautore noto come Colombre), i libri di poesia che arrivavano tramite corriere a giorni alterni: è questa la vita che Letizia ha scelto e che adesso è pronta ad accantonare, almeno per un po’: dal 3 aprile sarà in giro per gli store Feltrinelli e poi il 20 aprile partirà il tour.

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