Quartieri riqualificati, crescita economica, nuovi residenti (pensionati compresi). Nella capitale portoghese, come già diceva Voltaire, «va tutto bene»

E se Lisbona fosse la migliore delle città possibili? Lo scorso dicembre il Fondo monetario internazionale ha decretato con inconsueto ottimismo che il Portogallo ha centrato gli obiettivi di risanamento. Lisbona agli ultimi World Travel Awards è stata eletta miglior città per un city break. Il regime fiscale agevolato per residenti non abituali sta attirando da tutto il mondo anche chi in città ha deciso di passarci ben più di un weekend. John Malkovich, Monica Bellucci, Michael Fassbender, Éric Cantona, Christian Louboutin e Madonna pare abbiano comprato casa in zona o siano lì lì per comprarla. I redditi d’impresa, di lavoro dipendente o autonomo generati in Portogallo da attività ad alto valore aggiunto sono tassati con aliquota fissa del 20 per cento. Il sistema pensionistico sta trasformando Lisbona in una terra che Dio sembra avere promesso, se non ad Abramo, quantomeno a Matusalemme. Chi risiede non abitualmente nel Paese per 10 anni è esentato da ogni tassa sulla pensione: i 50mila non-più-giovani che si sono traferiti qui da altre nazioni europee fruttano ogni anno alle casse dello stato 2 miliardi di introiti. Del resto, proprio a Lisbona, Pangloss, il filosofo leibniziano del Candido di Voltaire, nel pieno di quel terremoto che nel 1755 rase al suolo la città e uccise il 30 per cento della sua popolazione, assicurava che questo è il migliore dei mondi possibili. «Poiché, se c’è un vulcano a Lisbona, non può essere altrove. Poiché è impossibile che le cose non siano dove sono. Poiché tutto va bene».

Scorcio del Museo del trasporto pubblico di Lisbona, ai confini di LX Factory

Anche gli autisti di Lisbona sono i migliori autisti possibili. Chi guida il tram che sale al Barrio Alto, i cui innumerevoli bar la sera pullulano di universitari, sconsiglia di salire a bordo: «È vero che è ripido, ma sono 300 metri. Con 3 euro e 70 vi prendete due birre».

Perfino i rifiuti di Lisbona sono i migliori rifiuti possibili. Tanto che resuscitano in animali. I fili di ferro si fanno vibrisse, i sellini da bici orecchie di sciacallo, i tubi di scappamento corna di cervo, le setole di vecchie scope peluria. Funziona così nelle opere di Bordalo II (Real Bordalo, il nonno, era un pittore), street artist nato nel 1987 nella città che adesso ospita sette sue installazioni a cielo aperto, per non parlare di quelle dislocate tra mostre ed hotel. Il suo obiettivo è una specie di contrappasso: «Sono gli animali le principali vittime dell’inquinamento», spiega.

Turisti davanti alla torre di Belém a Lisbona

Il tempo è nuovo! Perlomeno a Lisbona, dove la sede del partito comunista confina con la boutique Gucci di Avenida Libertad. Anche quella che potrebbe apparire una tautologia, qui, è la migliore delle tautologie possibili. Perché dice un sacco di cose. Su uno dei container nei quali si articola la caffetteria Village Underground, tra il museo dei trasporti pubblici e il conglomerato di locali e attività di LX Factory, una scritta colorata recita «Lisbon is the new Lisbon». Per capire il significato della frase basta farsi un giro proprio a LX Factory. Già fabbrica di tessuti, già stamperia, nel bel mezzo della crisi del 2008 è stata tramutata in una fabbrica creativa. Nei suoi edifici di mattoni rossi con finestroni a sezioni rettangolari si susseguono ristoranti dove i banconi sono i vecchi archivi, e poi bar, laboratori, librerie, barbieri, co-working, agenzie. Addirittura le critiche, a Lisbona, sono le migliori tra le critiche possibili. «Voi turisti aumentate come i pidocchi se non ti lavi la testa», dice Liana, in città dal 1974, socia della libreria con altissimi scaffali da venti ripiani Ler Devagar, sempre nella Factory. «E io che ero venuta qui per la rivoluzione. Era bello, c’era l’anarchia, tutti contenti, nessuno faceva niente». Va da sé, quella dei Garofani fu la migliore delle rivoluzioni possibili. Liana conclude: «E invece, adesso, chi si può permettere una casa in centro?». Qui i prezzi toccano ormai i 4mila euro per metro quadrato: negli ultimi 10 anni il loro costo è aumentato del 100 per cento.

Praça do Comércio

Daniel Bento, ex agente immobiliare e ora country manager per il Portogallo di Sweet Inn, società che affitta appartamenti con servizio da hotellerie in altre nove città in giro per il mondo, dice: «Qui abbiamo 250 check-in al mese e 65 appartamenti, gli ultimi tre inaugurati in questi primi mesi del 2018. I frequentatori più assidui sono i francesi, che a forza di weekend finiscono spesso per comprarsela, la casa: Lisbona dà dipendenza».

La gentrificazione, a Lisbona, è la migliore delle gentrificazioni possibili. Quando il Mercado de Campo de Ourique cominciava a perdere pezzi, nel 2013 è stato rilanciato col concetto di food market: ora ci si mangia dal baccalà al sushi agli hamburger, con tanto di dj. «Gran progetto», commenta Aurora, fruttivendola settantasettenne che lavora qui da mezzo secolo. «Con l’apertura del supermercato non c’erano alternative. E la musica mi mette allegria. Il banco era di mia zia. Mi innamorai di suo figlio, lo sposai. Lui divenne medico e non voleva che continuassi questo mestiere poco prestigioso. Ma a me valutare con i clienti la maturità dei meloni, o parlare di pesche e albicocche, piace più di ogni altra cosa al mondo». Perché i fruttivendoli di Lisbona sono i…

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