L'attrice australiana è la protagonista di “Tonya”, il film di Craig Gillespie sulla pattinatrice Tonya Harding che esce finalmente in Italia il 29 marzo

«Sono bella? No, mi sono messa tanto mascara e molto rossetto» è una delle prime, significative, battute della sua carriera. Di Questione di tempo, una commedia velleitaria e insulsa del 2013 firmata Richard Curtis, Margot Robbie era forse l’unica vera attrattiva. Gli occhi azzurri penetranti, un sorriso da mille lumen e un carisma corrosivo. Era corteggiata da un adolescente Domhnall Gleeson, ma già si capiva: aspirava ad amori malsani, ma coinvolgenti. Quelli che puntualmente hanno poi costeggiato la sua carriera facendo di lei una delle pochissime star hollywoodiane capace non soltanto di adattarsi, ma di scegliere anche personaggi ostici, se non sgradevoli, lontani da quelli che l’establishment confeziona per debuttanti in odore di carriera.

Saper essere detestabili è un’arte e quando la si acquisisce avendo in dote una bellezza prorompente e un corpo solidamente sinuoso non si ha più paura di non essere amate dal pubblico. La teoria di star cattive non è lunga, ma ha qualche nome di grande credito. Con sfumature diverse da Bette Davis a Sharon Stone. Ma la bionda incendiaria, capace di rendere pazzo Leonardo DiCaprio in Il lupo di Wall Street, interpreta la spietatezza con quella dose di ambiguità tipica delle eroine moderne che sanno bene che niente è come sembra e che i cavalieri senza macchia non esistono più.

Affermazioni progressive in ruoli estremi l’hanno sospinta a ventisette anni alla prima nomination. Dopo quella dei Golden Globe e dei Bafta (gli Oscar inglesi), nella notte del 4 marzo si è scontrata, tra le altre, con le già decorate Meryl Streep e Frances McDormand.

Margot Robbie ha dato, da par suo, corpo e mente a un personaggio controverso come Tonya Harding, la pattinatrice sul ghiaccio statunitense capace di vincere più campionati e diventare un’atleta amata, ma anche così determinata a non scendere dal podio da fare azzoppare la rivale Nancy Kerrigan. Intorno alla parabola di questa ragazza mal cresciuta, idolatrata e mal amata, Craig Gillespie ha saputo costruire Tonya (in Italia dal 22 marzo), commedia drammatica, amara come poche, che mette a nudo le quinte oscure di uno sport nobile, ma che soprattutto disegna un’antieroina incontenibile, capace di gridare, guardando la camera e quindi lo spettatore: «L’America vuole sempre qualcuno da odiare».

A Margot piace del resto mostrare la sicurezza delle star. Dotata di una forma di spavalderia innata, ha un rapporto con il proprio corpo che non prevede riservatezza. Tanto da allontanare con un gesto l’invito di Scorsese a indossare un accappatoio per evitare la totale nudità davanti a DiCaprio nella sequenza di seduzione («Non saremo amici» è la inequivocabile premessa) in cui Naomi abbaglia il broker newyorkese.

Che a Margot Robbie riuscisse facile mettere knock-out lo spettatore lo si era capito subito dopo i primi anni di set affrontati a Melbourne a cavallo tra adolescenza e giovinezza, quando il viso rotondo e la capigliatura bionda erano ancora angelici. Si trattava di piccole parti, ma l’ardore con cui la ragazza le affrontava convinsero i produttori a lasciarle più spazio.

Da allora non ha mai cessato di calcare le scene. Giunta a Los Angeles, dopo Questione di tempo e Il lupo di Wall Street – che le valse l’attributo di miglior bionda della factory di Scorsese – è passata dal ruolo di giovane francese innamorata di un tenente tedesco occupante (Suite francese da Irène Némirovsky) a quello di apprendista pickpocket in Focus. Le sono poi state offerte parti in cui essere donna non escludeva essere femmina: non proprio i panni più semplici da indossare in epoca di sexual harassment. È stata un’aggressiva inviata di guerra, e la più bella Jane che Tarzan abbia mai avuto, per poi cimentarsi nella parte più difficile: Harley Quinn, la folle psichiatra supercriminale innamorata di Joker nell’affollato Suicide Squad.

Il binomio talento-sensualità le assicura un futuro nell’empireo hollywoodiano. Intanto, del suo appeal naturale si sono accorti anche in pubblicità. A causa di una bellezza suppostamente irruente i grandi brand non l’hanno ancora annessa. Nel frattempo è divenuta testimonial della nuova immagine, elettrica, di Nissan. L’accoppiata bionda e motori non è elegantissima, ma a Margot Robbie piace stabilire personalmente il proprio canone. Anche quello dell’eleganza. Tanto che, dopo Tonya, la vedremo sullo schermo con l’abito di Arlecchino, quello nuovo di Harley Quinn.

TONYA
di CRAIG GILLESPIE
con Margot Robbie, Sebastian Stan, Bobby Cannavale
DAL 29/3
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