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Manfredi, un cantautore per il 2018

20.04.2018

Manfredi

“Cuffiette” è la nuova canzone Antonio Guadagno, alias Manfredi, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Milano di giorno e cantante di notte

«Io mi sento un po’ Hannah Montana: di giorno studente e di sera cantante». Benvenuti nella doppia vita di Antonio Guadagno, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Milano ma anche cantautore nascosto dietro il nome d’arte Manfredi. Ogni mattina parte prestissimo da Parabiago per andare all’università, con la piadina di crusca senza sale che gli prepara sua madre nello zaino, e lui vorrebbe tanto dirle che gli fa schifo ma non ce la fa. Antonio è così: un bravo ragazzo in regola con gli esami e con le carte per diventare un cantautore di successo. Il suo primo brano, 20143 Milano Navigli, registrato il giorno prima del suo esame di maturità, era entrato nella Viral 50 Italia di Spotify. E adesso la sua nuova canzone, Cuffiette, promette di arrivare lontano.

«È una canzone che ho scritto di getto», racconta. «È diretta, senza inutili giri di parole, un grido a pieni polmoni. Con Cuffiette dico per la prima volta di no: no alle situazioni che mi stanno strette, no all’accontentarmi, no all’inerzia sentimentale che ci spinge a portare avanti una storia quando ormai non c’è più nulla da dire solo perché non vogliamo ricominciare da zero».

Come tutte le altre canzoni a cui sta lavorando, anche Cuffiette è nata su un gruppo WhatsApp in cui «sono da solo». Non è nemmeno una chat, è proprio un gruppo che Antonio usa per parlare a Manfredi. «A volte quando mi viene in mente una frase o una melodia esco dall’aula, mi registro un messaggio audio e poi rientro. Oppure lo faccio sui mezzi pubblici, e chissà la gente cosa pensa quando mi sente bisbigliare “sono stufo di te, che sei stufa di me-e-e”».

Manfredi

Antonio Guadagno è «cintura bianca di vita, ho tutto da imparare», come canta in Cuffiette, ma allo stesso tempo ha una teoria per tutto, dal significato sentimentale del Pi greco al ruolo che la musica dovrebbe avere oggi: «Nel 2018 vuoi sentirti dire dalle canzoni qualcosa del 2018». E allora ecco perché le sue canzoni parlano di episodi della vita quotidiana di un ventenne che arriva a Milano per l’università, passeggia sui navigli di notte, ascolta una ragazza che gli parla di filosofia, poi finisce sotto il portone di un’altra a chiederle di aprire. «È bello che le persone possano riconoscersi nelle mie canzoni, anche se io non svelo mai del tutto a chi mi riferisco nei testi».

Non c’è ancora un disco e nemmeno si sa quando arriverà. Per adesso l’etichetta discografica Foolica ha deciso che non c’è fretta. «A me piace questo approccio», commenta, «facciamo uscire i pezzi singoli man mano che sono pronti, senza tempistiche prestabilite né mosse decise a tavolino». È una strategia senza strategia, un percorso del tutto diverso da quello intrapreso da molti coetanei di Antonio. «Dopo il primo brano mi hanno chiesto perché non facessi un talent, ma io non sono fatto così. Preferisco che tu ti avvicini a me perché ti piacciono le mie canzoni, non perché ti arrivo in faccia alle nove di sera in tv». Il ragazzo si farà – come direbbe Francesco De Gregori – e anzi si sta già facendo, grazie a una casa discografica che è davvero una “casa” (e che poi è la stessa dei Thegiornalisti).

Certo, resta in sospeso quello che per i cantanti è un momento importante: l’esibizione dal vivo. «Ogni artista ha un minimo di egocentrismo», ammette, «e quindi è ovvio che mi piace pensare che un giorno porterò le mie canzoni in giro e sentirò il pubblico cantare insieme a me. Ma per adesso va bene così. Ho da preparare gli esami di Fisica 1 e Internet e Reti».

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