Quanta energia produciamo, che cosa importiamo, a che punto sono le fonti rinnovabili. Tutti i dati e le nostre prospettive per il futuro (con un obiettivo: dire addio al carbone entro il 2025)

L’Unione Europea è il più grande importatore di energia al mondo: spende 400 miliardi di euro all’anno per comprare dall’estero più della metà dell’energia che consuma. E anche l’Italia fa la sua parte: è il più grande importatore di energia elettrica al mondo. Acquista il 15 per cento della propria elettricità, con la quota più rilevante che arriva dal nucleare francese.
Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2016 l’Italia ha consumato 1,27 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a un consumo annuale di quasi otto barili per ogni cittadino, esattamente come nei tre anni precedenti.Nello stesso periodo, il nostro Paese ne ha prodotti 74mila al giorno (meno del 6 per cento del consumo), attingendo alle riserve nostrane stimate in 572 milioni di barili. A questo ritmo, le riserve potranno durare 21 anni, più a lungo dei 10 anni stimati complessivamente per l’intera Europa. Il petrolio estratto è stato utilizzato per la maggior parte per far fronte ai consumi interni, mentre sono stati venduti all’estero solo 12 mila barili al giorno. Dall’estero, invece, abbiamo dovuto importare 1,22 milioni di barili di petrolio al giorno.
Passando al gas, nel 2016 abbiamo consumato 69 miliardi di metri cubi. Poco più di 3 m³ al giorno per ogni italiano. Ne abbiamo estratti 5,8 miliardi di m³ – soprattutto nell’Adriatico – dedicandoli quasi completamente al consumo interno ed esportandone solo 210 milioni di m³. A questi ritmi, le riserve nazionali stimate potranno durare 7 anni, mentre quelle complessive europee dovrebbero durarne 18. In caso di problemi, possiamo comunque contare su 12 miliardi di m³ di gas stoccati principalmente in giacimenti esauriti, che salgono a 17 miliardi con le riserve strategiche.
Dall’estero, abbiamo dovuto importare complessivamente 63,8 miliardi di m³: quasi il 6 per cento dell’intero commercio di gas mondiale nel 2016. Questo ci mantiene al quinto posto assoluto nella classifica dei maggiori importatori, dopo Giappone, Germania, Stati Uniti e Cina, ma prima di Francia, Gran Bretagna e Corea del Sud. Interessante individuare la provenienza del gas che abbiamo consumato. La maggior parte è arrivata nello Stivale via gasdotto (59,33 miliardi di m³), 5,91 m³ via nave come gas naturale liquefatto, e 17,44 m³ sono passati sia dai tubi sia per la liquefazione.La Russia ci ha venduto e inviato lungo i gasdotti 26,8 miliardi di m³, l’Algeria 19,1 miliardi di m³, Olanda, Norvegia e altri Paesi del Mare del Nord 8,2 miliardi di m³. Dalla Libia – a causa della instabilità in quest’area che dura ormai da otto anni – sono arrivati solo 4,8 miliardi di m³, la Croazia ce ne ha passati 0,4. Via nave, come gas liquefatto, il Qatar ci ha venduto 5,5 miliardi di m³ mentre l’Algeria e altri Paesi africani ne hanno scaricati 0,4.

Il quadro energetico dello Stivale si illumina analizzando la produzione di energia rinnovabile. L’Italia, con oltre 22,9 terawattore immessi in rete nel 2016, ha raggiunto la quinta posizione mondiale nella produzione di energia elettrica dal fotovoltaico dopo Cina, Germania, Giappone e Stati Uniti, ma davanti a Spagna, Gran Bretagna e Francia. Ben il 9,3 per cento dell’energia prodotta al mondo con i pannelli solari batte bandiera tricolore. Il solare termico a concentrazione ha dato un contributo modesto al bilancio energetico nostrano, soprattutto se confrontato a quello spagnolo che, con un’insolazione simile alla nostra, ha prodotto 5,5 TWh raggiungendo da solo quasi la metà della produzione mondiale con specchi parabolici. In compenso, nel Belpaese tira una bella aria, visto che con le pale eoliche siamo riusciti a generare 17,6 TWh entrando nella top ten dei dieci Paesi più eolici del mondo.
Tirando le somme con i dati del Gestore dei servizi elettrici, nel 2017 l’Italia ha prodotto da fonti rinnovabili 22 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Ogni dieci lampadine accese sul territorio nazionale, quasi due (il 18 per cento) si illuminano oggi grazie a fonti rinnovabili.
Nonostante il balzo in avanti, le fonti rinnovabili sono ancora assolutamente insufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico italiano, e lo rimarranno ancora per anni. Per garantire una transizione efficace fra le fonti fossili e le future fonti rinnovabili, occorre puntare sul gas naturale sostituendolo progressivamente agli altri combustibili fossili più inquinanti. Entro il 2025, l’Italia si è posta l’obiettivo di chiudere definitivamente l’era della produzione di energia elettrica da carbone, che è di gran lunga la fonte fossile più dannosa per l’ambiente. Il fabbisogno energetico dovrà essere soddisfatto con il gas e garantito dalla diversificazione delle importazioni.
Oggi, il gas che bruciamo per scaldarci, muoverci, illuminarci e fare andare avanti l’industria viene dal gasdotto TAG (quello che era stato chiuso durante l’incidente nella centrale di Baumgarten il 12 dicembre dello scorso anno) con una capacità di 107 milioni di m³/giorno; da Transitgas, con 59 milioni di m³/g, TTPC (Trans Tunisian Pipeline Company) per 108 milioni di m³/g; Greenstream con 46,7 milioni di m³/g. Ci sono poi i terminali di rigassificazione di Panigaglia (La Spezia) della società GNL Italia, con una capacità di rigassificazione pari a 13 milioni di m³/g; quello al largo di Rovigo della società Adriatic LNG, da 26,4 milioni di m³/g, e il terminale OLT al largo di Livorno, della società OLT Offshore LNG Toscana, da 15 milioni di di m³/g.
La chiusura definitiva delle centrali elettriche a carbone e la loro sostituzione con quelle a gas rappresenterebbe un vantaggio decisivo nel processo di decarbonizzazione e di difesa dell’ambiente previsto dall’Accordo di Parigi sul clima già ratificato da 195 Paesi. Non solo. Anche in futuro, le moderne centrali a gas potranno essere impiegate in combinazione con le energie rinnovabili per compensare le oscillazioni giornaliere e stagionali della domanda di energia con la discontinuità di produzione di energia caratteristica delle fonti rinnovabili.
Per questo, il via libera al gasdotto TAP (costruito non a spese nostre ma di chi ci vende il gas) e di EastMed – che ci porterà gas da Israele – ci permetterà un’ulteriore diversificazione delle fonti e una minore dipendenza da eventuali situazioni critiche che si dovessero verificare nei Paesi che producono gas o che ospitano i gasdotti.

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