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Rosso di vuota pienezza

IL 102 25.05.2018

“Cadmium with Violet, Scarlet, Emerald, Lemon and Venetian”, 1969, olio su tela, 1.985 x 3.790 mm, Tate

“Cadmio con violetto, scarlatto, smeraldo, limone e veneziano” di Patrick Heron è un’opera ricca di sprezzatura, selvaggia, matissiana nel colore e nel richiamo al collage

Il dipinto è orizzontale, un formato che per convenzione si definisce “paesaggio”. È lungo 3,7 metri. Posta di fronte, una persona di media corporatura ne oscura il 12 per cento; per guardarlo nella sua interezza deve spostarsi parallelamente a esso – necessariamente fruendone una visione parziale – o allontanarsi, perdendo la percezione di alcuni dettagli materici e uniformando i colori più analoghi. Queste considerazioni legate alla scala dell’opera vanno di pari passo a quelle connesse all’interazione tra i colori. Cadmio con violetto, scarlatto, smeraldo, limone e veneziano è, difatti, un dipinto che interroga la nozione di spazio interno all’opera. Se lo spazio in pittura è dettato da dimensione, composizione, luce e colore, la tela che il pittore inglese Patrick Heron (1920-1999) dipinse nel 1969 attiva in massima tensione tutti i suddetti punti.
La tela è per la maggior parte dipinta di rosso di cadmio; le altre figure non liminari sono dipinte da colori vicini al rosso dello sfondo, non sono né blu, né nere o grigie, bensì violetto (il cerchio) e scarlatto (le altre sagome, quasi impercettibili). Se il cerchio fosse blu, sarebbe istintivo stabilire, a seconda della propria percezione, se esso sia posto dinanzi o dietro al rosso di cadmio: ci si convincerebbe con più immediatezza di una determinata posizione spaziale del cerchio rispetto all’area color rosso di cadmio. Si risponderebbe più velocemente a queste domande: il rosso è figura o sfondo? E il cerchio?
Ebbene, di blu non c’è ombra. Violetto e scarlatto sono invece capaci di far sì che lo spettatore sia costantemente in dubbio su quale area di colore sia figura, quale sfondo, quale figura emerga e quale sprofondi. La prospettiva e i piani della visione vengono a mancare, diventano instabili perché, a seconda del punto di vista da cui si guarda il lungo dipinto, cambiano.
Sono gli anni dell’Optical Art, tra instabilità e illusioni percettive; ma poiché questa tela non è una composizione di cerchi e quadrati bianchi e neri à la Vasarely, ma un’opera ricca di sprezzatura, selvaggia, matissiana nel colore e nel richiamo al collage, è naturale che le sensazioni evocate dall’opera non siano solo percettive. Di Cadmium with Violet, Heron scrisse: «È piena vuotezza e vuota pienezza»; è Matisse portato allo stremo delle forze, a uno stadio emorragico dove la joie è quasi pronta a dichiararsi esausta, come un fiore che raggiunga il colmo cromatico del proprio incarnato prima di chinarsi a terra. Il suono del dipinto è ovattato, c’è lentezza, ampiezza, rossa spossatezza, c’è la superficialità aperta da uno dei colori più spiazzanti della tavolozza, il rosso di cadmio, il più rosso e tautologico tra i rossi.

L’opera Cadmio con violetto, scarlatto, smeraldo, limone e veneziano è esposta nella mostra Patrick Heron, dal 19 maggio al 30 settembre 2018 alla Tate St. Ives, di St Ives in Inghilterra

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