Nathalie Djurberg e Hans Berg, svedesi, vivono a Berlino. Lei ha incontrato l’animazione in un tempo di forte sconforto verso il linguaggio scultoreo. Lui ci mette i suoni.

Ogni artista che sappia mettersi in discussione affronta almeno una volta nella vita la più devastante tra le crisi di coppia, quella con la propria disciplina. Il pittore smette di vedere la pittura e al suo posto contempla un’accozzaglia di tela e legno il cui valore esistenziale corrisponde a quello di una pianta secca; il fotografo si sente tradito da un mondo che cessa d’essere materia prima, avverte che ogni sperimentazione è del passato; lo scultore impazzisce tra i monumenti e gli antimonumenti che si ritrova in studio, non spezzettabili, non squarciabili, grandiosi nella loro scorretta inutilità. Che fare?

Nathalie Djurberg (1978, Lysekil) e Hans Berg (1978, Rättvik), svedesi, vivono a Berlino. Sin dai primi anni Duemila, Djurberg si è contraddistinta per la creazione di opere video in stop-motion dove inferi personaggi d’argilla inscenano visceralmente, a volte edonisticamente, le forze remote che guidano l’umano. Nata come scultrice, ha affermato di avere incontrato l’animazione in un tempo di forte sconforto verso il linguaggio scultoreo, un momento radicale in cui pensò di dover lasciare l’arte. Dal 2004 Hans Berg, compositore di musica elettronica, si è unito alla compagna Djurberg nelle realizzazione delle opere: lei il visivo, lui il sonoro. Nel panorama contemporaneo, Djurberg e Berg sono tra gli artisti che meno si lasciano intimorire dalla psiche; esplorano il simbolo, il mito, la pulsione sessuale analizzata fuori da ogni tabù come da ogni estetismo candido o perverso che sia. In Worship (2016), opera che sembra raccontare lo slittamento culturale tra il sesso e la sua adorazione, la materia animata, la scultura insufflata di ovidiana memoria, abbandona le leggi visive della forma per abbracciare quelle della trasformazione; la tumescenza argillosa che era occhio diventa bocca, il cilindro di una banana s’accorcia, la sfera di una pancia si gonfia, il tessuto definisce la società, il suono scandisce il passaggio tra serio e faceto definendo la superiore profondità dell’ultimo.

L’opera Worship (2016) di Nathalie Djurberg & Hans Berg, è esposta dal 16 giugno al 9 settembre 2018 al Moderna Museet, di Stoccolma nella mostra Nathalie Djurberg & Hans Berg. A Journey Through Mud and Confusion with Small Glimpses of Air, a cura di Lena Essling
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