Dopo quasi quindici anni di film che lo lasciano sempre nell’angolo, nel 2014 arriva “Guardiani della galassia”. Ora è il primo nome sulla locandina, bisogna adeguarsi

L’America ha sempre bisogno di eroi, meglio categoria “di tutti i giorni”. Alfred Hitchcock, che americano non era, l’aveva capito subito, e anche a questo si deve il suo successo negli Stati Uniti: la persona comune piazzata in circostanze fuori dal comune era il transfert più immediato con il pubblico. Da lì è diventato un assioma, gli eroi di tutti i giorni vanno solo aggiornati ai tempi. Oggi è epoca di supremazia bianca e trumpiana. Il cinema non lo sapeva ancora, ma si era già inconsciamente portato avanti facendo diventare una star di prima grandezza un nome di quelli che giravano da un po’, tutti lo conoscevano, nessuno lo conosceva: Chris Pratt. Sia inteso: Pratt non è trumpiano, almeno non apertamente. Ma alcune sue dichiarazioni hanno entusiasmato i fan del presidente. Ha detto: «Non mi identifico nelle storie che vedo al cinema, perché semplicemente non sono la mia storia. La voce dell’operaio americano medio non è rappresentata a Hollywood». La frase gli è valsa il titolo di patriota, che si aggiunge alla lunga serie di diciture che spuntano fuori da una rapida ricerca su Google: «A True American Hero», «Hollywood’s All-American Hero», «How He Went from Zero to Hero». Lo “zero” sono le origini, a cui l’attore tiene moltissimo: nato in Minnesota, figlio di un minatore e di una cassiera di supermercato, ovviamente bravo a football, poi alunno cacciato da scuola, mille lavoretti, persino una parentesi da homeless (alle Hawaii, ma tant’è). Dopo quasi quindici anni di film che lo lasciano sempre nell’angolo, nel 2014 arriva Guardiani della galassia. Chris diventa il volto dei principali blockbuster pensati per ragazzini e famiglie, ma che piacciono pure agli snob. Qualcosa cambia. Da ragazzone vagamente sovrappeso (l’americano medio), si trasforma nel divo con gli addominali da copertina di Men’s Health: ora è il primo nome sulla locandina, bisogna adeguarsi. Il titolo che sigla per sempre la storia d’amore tra l’ordinary man e la grande platea è Jurassic World (2015), ora esce il secondo capitolo, dove Pratt sarà ancora alle prese coi lucertoloni ribelli. Nel mezzo c’è stato un altro Guardiani della galassia, Avengers: Infinity War, molte foto negli ospedali accanto ai bambini malati, un paio di flop che gli sono stati perdonati (il remake de I Magnifici 7 e, soprattutto, Passengers con l’American hero delle femmine, Jennifer Lawrence), un profilo Instagram (@prattprattpratt) da vero cazzone, un divorzio (da Anna Faris) che non ha prodotto scandali. «Volevo arrivare a Hollywood, solo non sapevo quale strada mi ci avrebbe portato», ha detto lui. Anche questo fa parte della parabola dell’eroe d’America. Potrebbe succedere anche a te: è il sogno che tiene in piedi una nazione.

Jurassic World – Il regno distrutto

Regia di Juan Antonio Bayona
con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard e Jeff Goldblum
Al cinema dal 7 giugno

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