Moda

La storia dell’arte è la storia della moda

di Sofia Silva
fashion editor ELISA FURLAN foto di MANUELE GEROMINI
IL 103 15.06.2018

Stoffe e tessuti hanno dettato le forme, guidato l’azione dello scalpello e dei pennelli, influito sulla rappresentazione della luce. Perché la moda è depositaria dell’inconscio visivo del pittore

Nei secoli, la consistenza dei tessuti ha dettato l’incisività e la morbidezza dello scalpello, la sprezzatura e la ponderatezza del pennello. La storia dell’arte è la storia delle pieghe che ombreggiano la tunica di Cristo; per millenni quelle pieghe sono cambiate inseguendo il cammino del pensiero.
Divinità, regine e faraoni cinti dall’aderente kalasiris sono corpi liberati dal fusto; l’esile scanalatura che definisce il cotone è sorella del solco che detta peso e ombra alle colonne del tempio; l’espressione individuale e i simboli sociali della statuaria greca e romana si manifestano nella scultura di vesti e acconciature.
Quanto deve la pittura di Goya ai neri pizzi delle sue doñas? E quella di Fragonard a gonne à panier, dormeuse, ai caraco di taffetà? La moda non ha unicamente dettato forme, ma attraverso la predilezione di determinate stoffe e tessiture, ha influito sulla rappresentazione della luce. Il raso bianco ricamato a gallone di cui è fatta la veste di Eleonora di Toledo nel ritratto compiuto dal Bronzino (1545) è motore del chiaroscuro compositivo; i capolavori di Rembrandt vivono delle possibilità luministiche offerte dai copricapi e gorgiere indossati dai soggetti ritratti.
Vera Marzot (costumista per Rossellini, De Sica, Visconti, Zeffirelli e altri) insegnava ai suoi studenti – tra cui ho avuto la fortuna di annoverarmi – che anche la più remota comparsa, se calzava male un cappello, poteva rovinare l’inquadratura filmica, e che dai grandi quadri cortesi, urbani e contadini, i quadri delle folle, s’imparava la cura di ogni dettaglio. Insegnava la storia del costume mostrando centinaia tra disegni e dipinti nella convinzione che la moda, quella dei sarti come quella degli stilisti, si apprenda dall’arte.

Giacca monopetto in Principe di Galles con spalmature a contrato, camicia in cotone stampata, Prada; maxi cardigan in lana mohair, Golden Goose Deluxe Brand.

Completo in lana operata con giacca doppiopetto e pantaloni con maxi pinces, Fendi; maglione in lana girocollo, Ballantyne.

Cappotto in lana doppiopetto oversize e maglione in lana, Dirk Bikkembergs; completo in lana e cashmere con giacca doppiopetto e pantaloni taglio slim, Brunello Cucinelli

Giacca in denim con stampa loghi a contrasto, cravatta in seta, camicia in popeline di cotone, jeans slim fit con loghi a contrasto e porta chiavi in metallo e gomma, tutto Dior Homme

Nelle vignette di Daumier, gli uomini si esprimono attraverso la taglia della marsina che indossano; denutriti o gottosi, la loro vita si evince dalla resistenza di un bottone – e che emozione quando Degas introdusse la giacca!
Il Sarto (1741) di Pietro Longhi è una scena di genere veneziana che vede una signora di casa Venier ricevere, dalle mani dell’uomo che l’ha confezionata, una nuova andrienne, evoluzione della francese veste a contouche. Cromie e decoro della veste sembrano evocare quelle della dama che dà le spalle allo spettatore ne La dichiarazione d’amore di Jean-François de Troy, dipinto una decina d’anni prima. La veste custodisce il giardino, è il luogo dove si esprime in tutto il proprio virtuosismo quella tradizione fiorita che secoli prima aveva unito dame e unicorni nel vincolo della purezza. In pittura, la moda è depositaria dell’inconscio visivo del pittore, nel virtuosismo di sete e broccati la mano si libera dalla mente; è nella selvaggia pittura delle vesti, più che in quella di volti o architetture, che si sono aperte le prime finestre affacciate sull’astrazione. Si pensi alla scuola veneziana che nei secoli ha visto Tiziano tirare svirgolate di pittura alle vesti dei dogi, Tintoretto punteggiare la trasparenza nei veli delle dame, Veronese prendere la rincorsa e Tiepolo concludere la staffetta con velocissimi gorgheggi del pennello e inusitate, solarizzate, luminosità della stoffa.

Trench doppiopetto in tessuto tecnico e lana, Maison Margiela; completo in lana 120’S Vitale Barberis Canonico con giacca doppio petto e pantaloni taglio dritto, Luigi Bianchi Mantova; maglia gilet in lana e foulard in seta stampata, Marni; scarpe in pelle, Church’s; borsa da lavoro in pelle con manico centrale, Fedon

Tra le più grandi collaborazioni tra moda e arte è da ricordare quella tra Salvador Dalí ed Elsa Schiaparelli, a metà degli Anni 30. Il vestito aragosta ideato per Wallis Simpson, il vestito scheletro, il cappellino a scarpa rovesciata, sono i più alti cadavre exquis che la moda abbia mai raggiunto; vivono come contraddizioni interne al vestire, dove il rapporto di antitesi sottende che qualcosa da contraddire esista e che non si navighi, come oggi spesso accade, in un calderone di forme interscambiabili e svuotate di significato.

Giacca in denim con stampa loghi a contrasto, cravatta in seta, camicia in popeline di cotone, jeans slim fit con loghi a contrasto e porta chiavi in metallo e gomma, tutto Dior Homme.

Completo in fresco di lana gessato con giacca doppiopetto e pantaloni con pinces in vita, Emporio Armani; maglione in cashmere con collo a V, Falconeri; occhiali da sole con montautra squadrata, Prada Eyewear.

Cappotto in lana e cashmere doppiopetto con collo in velluto, camicia in popeline di cotone, gilet e pantaloni taglio slim in fresco lana gessata, tutto Dolce & Gabbana

Completo in fresco di lana gessato con giacca doppiopetto e pantaloni con pinces in vita, Emporio Armani; maglione in cashmere con collo a V, Falconeri; occhiali da sole con montautra squadrata, Prada Eyewear.

E che dire del New Soft Look proposto da Vogue nel 1951? Sir Cecil Beaton fotografò eteree modelle davanti a immense tele di Jackson Pollock; il vorace caos dell’espressionista astratto si tramutò nel più roseo, pudico, delicato femminino. Con un servizio e il sogno di una principessa, Beaton europeizzò Pollock.
Nel 1997 si è assistito invece all’incontro tra la stilista Rei Kawakubo e il coreografo Merce Cunningham in occasione della danza Scenario; Kawakubo disegnò i costumi in modo tale da sfalsare i corpi dei danzatori in punti perturbanti creando protuberanze e torsioni che si opponevano alla gestualità della coreografia, stabilendo rapporti ottici inediti.

Trench in tessuto tecnico monopetto con imbottitura interna, Herno; giacca in fresco lana gessata, Paoloni; maglia in lana fantasia girocollo, Brooksfield; pantaloni in fresco lana oversize, Marni; scarpe in pelle stringate, Church’s

Cappotto in cashmere, bomber in lana con ricami, maglione in cashmere, pantaloni in fresco lana e boots alto in pelle, tutto Louis Vuitton

Completo in lana pied-de-poule con giacca taglio mantella e pantaloni con pinces in vita, camicia in popeline di cotone, Gucci.

Fatta eccezione per questi grandi incontri, nel più virtuoso dei loro rapporti, moda e arte – dimentiche dei sistemi che le dirigono – si guardano da quei binari paralleli che hanno permesso alla sartoria francese di far sparire il punto vita negli anni in cui Le Corbusier edificava Villa Savoye; dai binari che hanno portato Alex Katz, dagli Anni 50 a oggi, a ritrarre la più dorata borghesia newyorkese, trovando una coerenza pittorica tra bellezza del gesto ed eleganza del soggetto ritratto. Lo sguardo del sarto (che sarto non è, ma un venditore di tessuto; 1565-70) ritratto da Giovan Battista Moroni accoglie ogni epoca; nell’abito, il giovane uomo esce dal Rinascimento, per proporre più severi dettami di ascendenza spagnola: un corto farsetto ricamato di tagli e arricciato sui polsini e sul colletto, un paio di rosse braghesse. Si prenda questo capolavoro della ritrattistica europea come chiave di lettura per leggere il servizio fotografico allestito da IL presso Fondazione Carriero; il taglio dei suoi indumenti, tra maheutres e ricami, si espande nello spazio reincarnandosi nelle sculture di Sol LeWitt, mentre la sua fisicità, estranea alle questioni di genere, apre le porte a un’eleganza classica che vive di evoluzioni e romantiche involuzioni del dettaglio.

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