Magazine / Glocal

Ma perché il Giappone ci piace così tanto?

di STEFANO CARRER
IL 103 14.06.2018

Cibo, cultura, turismo. La passione degli occidentali per il mondo nipponico sta diventando fenomeno di massa. È la terza “scoperta” nella storia del Sol Levante

Perché il Giappone è diventato un fenomeno di massa tra gli italiani e ne sta modificando l’immaginario collettivo? È la prima volta che accade nella storia, anche se si tratta della terza “scoperta” del mondo del Sol Levante in Occidente.

La prima fu nel tardo Cinquecento, in cui si distinsero gli italiani (tra i missionari gesuiti, il più importante fu Alessandro Valignano, da Chieti). La seconda scoperta ci fu nel tardo Ottocento, guidata dal giapponesismo che dilagò in Francia dopo la fine di due secoli e mezzo di ermetico isolamento dell’arcipelago, in un fecondo interscambio, visto che il Giappone in via di rapida modernizzazione cercò di prendere il meglio dall’Occidente.

I prodromi della terza “scoperta” risalgono agli Anni 70 e 80, con i rapidi progressi di un Paese di cui si parlava come Japan as Number One. Il relativo declino della sua potenza economica è coinciso con l’ascesa della sua influenza culturale a largo raggio: il soft power del “Cool Japan”. Nell’ultima Milano Design Week le code più chilometriche sono state per la visita alle installazioni di Nendo; gli italiani hanno vinto più volte il campionato mondiale di Cosplay a Nagoya; si moltiplicano i circoli di poesia haiku e la cucina giapponese è entrata nel menù mentale di quasi tutti. Fukushima è stata dimenticata in fretta: dopo due anni già da record, nel 2017 sono stati 125.800 gli arrivi turistici di italiani nel Paese, con una tendenza a crescere a doppia cifra confermata nei primi mesi di quest’anno. Certo, contano la maggiore facilità dei viaggi e il tanto vituperato euro in relazione a uno yen tenuto debole dalla Banca centrale nipponica. Ma c’è di più. «Il Giappone è più accessibile e chi ci va scopre un ambiente e uno stile di vita che sorprende e piace. Da un lato, un contesto di sicurezza, efficienza, gentilezza e funzionalità  che ci sogniamo. Dall’altro, una modernità d’avanguardia, insospettabilmente creativa, e una sensazione di immersione in un’atmosfera pop. Ma con una costante compresenza tra antico e moderno, tra la lezione dell’estetica tradizionale e quella dello stile visuale contemporaneo», afferma Giorgio Amitrano, autore di Iro Iro: il Giappone tra pop e sublime. Il confronto ci offre uno sguardo sul futuro. Tanto più che se l’Italia è nota per anticipare fenomeni politici, il Giappone lo fa con i fenomeni sociali: dai problemi legati alla denatalità e invecchiamento della popolazione ai giovani reclusi (hikikomori), fino alla crescente difficoltà di interrelazione tra mondo maschile e femminile. Che, da loro, spesso sfiora già l’incomunicabilità.

Chiudi