Sport

Per chi suona il Mondiale

28.06.2018

Joachim Löw, commissario tecnico della nazionale tedesca di calcio dal 2006

Granada

La Svizzera a trazione kosovara, il Brasile partito in sordina ma che poi fa il Brasile, il mesto ritorno a casa dei tedeschi. Finisce il primo giro di partite al Mondiale di Russia. Questo il nostro bilancio (piccole beghe familiari incluse)

Faccio una premessa. Ieri pomeriggio, mentre mi accingevo a scrivere di questo primo assaggio di Mondiali e la Germania non riusciva ad avere ragione della Corea del Sud, ho mandato un sibillino WhatsApp nella chat con mia moglie e la sua famiglia berlinese: «A ognuno la sua Corea». Risposta: emoji di circostanza con sorrisini a denti stretti. L’ironia con i tedeschi non funziona molto, perlomeno quando si parla di calcio. Ma dopo il secondo gol della Corea e il «Noi a casa, ma voi in Russia a fare brutte figure», whatsappato qualche minuto più tardi, si è scatenato il putiferio.
Fin qui gli affari di famiglia. Quel che invece conta è che al mondiale di Russia, alla fine dei gironi eliminatori, una squadra rivelazione c’è stata: la Germania che non ce l’ha fatta a qualificarsi. Sembrerebbe quasi un avvertimento per Frau Merkel: i primi segnali di uno strapotere tedesco che inizia a vacillare? Salvini che gufa? Non è dato sapere.

Ai fatti, invece, le due sonore sconfitte e la misera vittoria all’ultimo minuto che mandano mestamente a casa la corazzata tedesca, ultima del girone e unica tra le grandi a non rispettare un pronostico che sembrava già scritto per i gironi eliminatori. E qui il campo ha dato il suo verdetto. Come da copione, sono state poche le sorprese: le squadre forti, Germania a parte, si sono rivelate tali e si sono guadagnate (alcune con fatica e con qualche brivido) la qualificazione. Anche la piccola e tosta Islanda, che all’esordio aveva bloccato sul pari la titolata e supertatuata Argentina, ha ceduto davanti allo strapotere del centrocampo sulla carta (e forse ora anche sul campo) più forte del mondo. Come da copione, Russia e Uruguay hanno fatto polpette di Egitto e Arabia Saudita, così come Portogallo e Spagna non hanno avuto pietà di Marocco e Iran. Non è andata benissimo alle formazioni arabe. Avranno loro qualche chance in più ai prossimi mondiali in Qatar 2022? Il fattore campo (e ambientale) potrebbe giocare a loro favore. Nemmeno ai tunisini è andata tanto bene. Nel girone G le furie rosse belghe li hanno fatti a fettine (5 a 2), era andata meglio con gli inglesi con cui avevano perso 2 a 1 all’ultimo minuto. Poi i leoni d’Inghilterra hanno preso coraggio e hanno sbranato Panama davanti agli occhi dei suoi tifosi. Che hanno festeggiato la loro prima e unica (?) rete al mondiale come se l’avessero vinto. Peccato che Harry “Uragano” Kane avesse già messo nella loro porta 3 dei 6 gol con cui gli inglesi hanno battuto Panama.
Sono in effetti più incerti i due ultimi gironi. La Svizzera a trazione kosovara che ha battuto la Serbia accompagnerà agli ottavi il Brasile partito in sordina, mentre il harahiri della favorita Polonia (due sconfitte nelle prime due partite del girone) ha scatenato la rivalità delle altre tre che ora si contendono due posti per gli ottavi: il tignoso Giappone dei giocatori senza (grandi) qualità, la Colombia che vorrebbe far dimenticare Higuita e Valderrama, stelle di Italia 90 ora ridotte a Cugini di campagna in trasferta in Russia, e il Senegal che sogna di diventare l’unico portabandiera dei colori di Mama Africa verso Mosca.

Fin qui le grandi squadre che, sebbene siano partite un po’ sparagnine, con il freno tirato, probabilmente per arrivare in piena forma nelle fasi finali. Tutti gli squadroni – eccezion fatta per la Germania – hanno centrato l’obiettivo minimo imposto dal rango: la qualificazione agli ottavi. Ma grande era anche l’attesa per le stelle.
Ronaldo ha fatto il Ronaldo e ha messo a zittire tutti: da solo ha neutralizzato la Spagna e ha praticamente garantito il passaggio del turno segnando la rete dell’1 a 0 contro il Marocco. Messi ha fatto come al solito fatica quando gioca con la nazionale, ma poi si è ricordato dei 5 palloni d’oro che ha a casa nella sua bacheca e ne ha infilato uno (di cuoio) per dare il là alla vittoria albiceleste (con qualificazione) contro la Nigeria. Ma forse non è proprio tutta colpa sua: anche il fuoriclasse ha bisogno di un’organizzazione di gioco. E, sia chiaro, la distanza tra Sampaoli e Pep Guardiola è siderale anche in fatto di eleganza, ma non è nemmeno Ernesto Valverde, l’allenatore che quest’anno ha guidato il Barcellona vincendo il 25esimo campionato, il settimo in dieci anni per i catalani. La luce delle due supernova del calcio mondiale splende anche sulle notti russe.

Poi ci sono le altre stelle: di Modric, Rakitic e Matic che presidiano il centrocampo croato s’è già detto: la loro solidità è un argine a una difesa forte, la loro fantasia la miccia per innescare un attacco esplosivo che può permettersi anche le bizze umorali di una torre d’area come Kalinic. Se proprio si vuol trovare un difetto alla Croazia, ci sarebbe la maglia: più adatta a vincere un Jockey Club che un Mondiale di calcio.
Mohamed “Momo” Salah, grande atteso dopo i 52 gol segnati con la maglia del Liverpool in questa stagione, non è invece pervenuto: il suo Egitto ha collezionato tre sonore sconfitte. I postumi dell’infortunio in finale di Champions League e la rigida ragnatela imposta da Cooper alla sua squadra non lo hanno certo aiutato, ma non possono nemmeno essere una giustificazione accettabile.
Da un infortunio arriva anche Neymar che si è distinto soprattutto per una emotività da starlet al suo primo red carpet. Che tecnicamente sia superiore alla media non ci sono dubbi, ma l’efficacia del suo talento rischia di annegare tra lacrime, proteste, simulazioni e sombreri per irridere gli avversari. Il Brasile passa agli ottavi anche grazie ai piedi molto ben educati (e ai gol) di Coutinho, stella dorata che il Barcellona ha acquistato a primavera 160 milioni di euro dal Liverpool, e aspetta il ritorno in forma di O’Ney. Che, se abbandona questi atteggiamenti da prima donna capricciosa, potrebbe dare una mano a proseguire nella fase finale. Fino a Mosca?

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