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Scommettiamo sui (veri) mercati

di ELENA MONTOBBIO
IL 103 16.06.2018

Jordi Casañas, Courtesy of Mercat de Sant Antony

A Barcellona un vasto piano di investimenti li ha riportati a nuova vita. A tutto vantaggio delle comunità locali

Dovessero scrivere la sua biografia, potrebbero intitolarla Le avventure di Pinocchio. Storia di un oste. Joan Bayén è il ristoratore che da sempre (da quando aveva 9 anni, ora ne ha 84) anima il bar Pinotxo (Pinocchio in catalano) in uno dei mercati al chiuso più famosi del mondo: la Boqueria, sulla Rambla a Barcellona. Juanito – come lo chiamano tutti – ne ha vista di acqua passare sotto il bancone, e ha assistito alla metamorfosi di quello che un tempo era un posto deputato alla spesa quotidiana in una destinazione fissa per turisti ed estimatori dello street food.

I residenti del quartiere popolare di Sant Antoni (abitato soprattutto dalla classe operaia e ora al centro di una radicale e borghese riqualificazione urbanistica) temono lo stesso destino per il loro mercato rionale, che ha da poco riaperto i battenti dopo 9 anni di ristrutturazioni, 80 milioni di euro spesi e qualche intoppo con la Soprintendenza alle belle arti per il ritrovamento di reperti archeologici. Cinquantadue bancarelle alimentari, un’area destinata al mercatino delle pulci e una ai libri. Tutto attorno, una zona di 26mila metri quadrati progettata per portare la vita in strada, dando la priorità ai pedoni, al verde e ai bambini.

Sono 39 i mercati coperti della metropoli catalana; impossibile camminare per più di dieci minuti senza incontrarne uno. Luoghi di aggregazione sociale che, negli ultimi anni, hanno tutti (tranne quattro) subito costosi processi di ammodernamento. Eppure, garantiscono dall’Ayuntamiento di Barcellona (il Comune), rappresentano investimenti sicuri e redditizi. A livello economico, certamente, ma anche per mantenere vivi i quartieri e coese le comunità locali. Per questo, rassicura Agustí Colom, assessore al Commercio, a Sant Antoni verranno centellinate le licenze per i tapas bar e le bancarelle di souvenir non saranno benvolute.

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