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Il sogno americano anche per i musulmani

di DAMIANO BELTRAMI
IL 103 14.06.2018

Dian Pelangi for New York Fashion Week, 2017, Courtesy of the artist, and of the Fine Arts Museums of San Francisco*

Provengono da 77 Paesi diversi e sono in media più ricchi, più integrati, con più opportunità di lavoro rispetto agli islamici europei. A dispetto del Muslim Ban

Annum Munir lavora a Google, nella sede di Boston, come marketing product manager. Annum è un’americana di fede musulmana. Questa brillante ragazza di origine pakistana, nel variegato panorama sociale dei moderni Stati Uniti, non è un’eccezione. Nonostante il recente e contestato “Muslim Ban” del presidente Donald Trump, e malgrado le precedenti tensioni scatenate dagli attentati terroristici che hanno segnato il Nord America a partire dall’11 settembre 2001, sono migliaia i musulmani americani che lavorano nei grandi centri dell’economia statunitensi: colossi tecnologici, università, centri sanitari, studi legali, agenzie governative. Il dato rilevante è che dispongono di più opportunità e sembrano maggiormente in grado di contribuire alla loro società rispetto ai fedeli dell’Islam in Europa.

A favorire l’integrazione nel tessuto del Paese sono i suoi valori essenziali. «Competizione e merito sono gli aspetti per cui si viene valutati», spiega Steven Fish, docente di Scienze Politiche alla Università della California, Berkeley. «L’individuo può esprimere il suo potenziale al di là del background etnico o religioso». Rispetto agli europei, i musulmani americani differiscono sia in termini di numero sia di origine. Benché il Census Bureau non conduca indagini statistiche sulle fedi religiose, le stime indicano che costituiscono l’1 per cento della popolazione americana, percentuale molto più contenuta rispetto, per esempio, a quella di Germania (5,5 per cento) e Gran Bretagna (4,5 per cento). C’è poi un altro elemento da tenere in considerazione: la popolazione musulmana in America non è dominata da un gruppo etnico fortemente maggioritario (come gli algerini in Francia, per esempio), ma proviene da 77 Paesi diversi, secondo i dati del Pew Research Center, un fattore che ha determinato la creazione di un’identità “musulmana americana” aperta a più interpretazioni del testo sacro e a varie tradizioni. Le sue moschee ne sono una sintesi: diversi stili si integrano a vicenda, quello indonesiano, saudita, indiano, come spiega Christopher McCoy, noto architetto di edifici di culto islamico negli Stati Uniti.

Altro dato interessante: in media, i musulmani americani sono più ricchi di quelli europei. Hanno le stesse chance di ogni americano di portare a casa un reddito annuale familiare di 100mila dollari (quello medio familiare al momento si aggira sui 58mila dollari annuali). Non si può dire lo stesso, per esempio, dei turchi in Germania o degli egiziani in Italia. Molti sono arrivati negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, per completare gli studi universitari. Si trattava in gran parte di medici, dentisti, ingegneri e studiosi del Medio Oriente, e di accademici di varie discipline. La storia di Muzammil Siddiqi, presidente del Consiglio per il Fiqh del Nord America – il Fiqh è la giurisprudenza islamica – è tipica di questo fenomeno: nato in India nel 1943, ha conseguito un dottorato in Religioni comparate proprio all’Università di Harvard.

Gli atti criminali compiuti, negli ultimi anni, da islamici radicalizzati hanno parzialmente inquinato questo quadro positivo: pensiamo agli attacchi a San Bernardino (California) nel 2015, con 14 persone uccise; oppure all’attentato alla maratona di Boston del 2013. Ma si tratta, fortunatamente, di eccezioni. La stragrande maggioranza dei musulmani americani contribuisce alla prosperità del Paese, e dispone dei mezzi per farlo.

* A SAN FRANCISCO L’Islam fashion in mostra Chi crede che il concetto di moda sia appannaggio della cultura occidentale dovrà ricredersi, dichiarano gli organizzatori. Dal 22 settembre al 6 gennaio 2019, il Fine Arts Museums di San Francisco ospiterà Contemporary Muslim Fashions, una mostra che ha l’obiettivo di raccontare come le donne musulmane si definiscono e sono definite attraverso il loro abbigliamento (sopra, una tra le foto in esposzione, scattata da Dian Pelangi).

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