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Fiori, canzoni e altri disastri

IL 103 06.07.2018

Vincent Haycock/Sacks and Co.

Un po’ hippie, un po’ nobildonna di campagna, un po’ trascinatrice di folle. Rasenta l'ingenuità. Farebbe di tutto pur di riuscire a cantare più forte del dolore e della solitudine. Signore e signori, Florence Welch e il suo nuovo “High as Hope”

Capita, ai concerti di Florence Welch, di finire fra le braccia di una sconosciuta. Una ragazza con in testa una coroncina di fiori ti getta la braccia al collo solo perché dal palco la cantante ha detto di stringersi e baciarsi e dirsi ti amo. Se i dischi di Florence + the Machine sono a volte cronache di disastri sentimentali e dilemmi esistenziali, i concerti sono esperienze comunitarie e gioiose guidate da questa inglese che pare uscita dagli Anni 70 e invece è coetanea di Drake e Lindsey Lohan. La voglia di trasformare un dolore individuale in una celebrazione collettiva si riverbera nel nuovo album High as Hope. Welch lo descrive come l’ultimo stadio di un processo di guarigione cominciato col tour del precedente How Big, How Blue, How Beautiful, quello in cui ci si sbaciucchiava fra estranei. La cantante ha scritto e co-prodotto il disco con Emile Haynie, con contributi di Thomas Bartlett, Tobias Jesso Jr, Sampha. L’ha fatto suonare da gente come Jonathan Wilson, Jamie xx, Kamasi Washington e da una nutrita pattuglia d’orchestrali, ma al posto di battere ancora la strada del pop radiofonico, melodrammatico e teatrale ha abbinato il suo canto ad atmosfere leggere e quasi rarefatte in canzoni che sembrano emergere dalle nebbie del passato.

Questo bel tipo di pop star, un po’ hippie, un po’ nobildonna di campagna e un po’ trascinatrice di folle, è un’interprete appassionata che espone i propri sentimenti con una devozione e un candore che rasentano l’ingenuità. Lo stesso candore con cui nel nuovo album rende omaggio a South London, suo campo di battaglie e di bravate. Si descrive quando, adolescente, faceva amicizia con gli sconosciuti fuori dai pub, malferma sulle gambe, fatta d’ecstasy. È il candore, ancora, che la porta a confessare di essere passata da disturbi alimentari e dipendenza, che la spinge a scrivere un’intera canzone chiamata Grace solo per dire «ti voglio bene» alla sorella, perché sarà anche una dea del pop, ma Welch è pur sempre cresciuta in una famiglia inglese disfunzionale e certe cose riesce a dirle meglio in sala d’incisione che di persona. Quest’album, ha detto la cantante al Sunday Times, ha a che fare con la ricerca di una soluzione, laddove nel precedente si cercava la soluzione nell’amore e in quello prima nell’alcol. Il disco finisce con una canzone, No Choir, che sembra perfetta per i concerti che Florence + the Machine terranno a Torino e Bologna, nel marzo 2019: «Vi ho radunati qui per nascondermi da un’immensa paura innominabile». High as Hope è il modo in cui la cantante cerca di dare un nome a questa paura, per liberarsene.

Scrivere canzoni è un modo per dare un senso alle cose e Florence Welch sembra sinceramente convinta del potere magico della musica. Ne parla nella prefazione di Useless Magic, il libro appena uscito che raccoglie testi, poesie, fotografie e pensierini annotati sulla carta intestata dello Chateau Marmont o su fogli di quaderno. Le canzoni sono un’inutile magia, scrive Welch, sono messaggi del subconscio che si comprendono quand’è tardi. Per cantarle, s’è inventata questa meravigliosa maschera pop assieme carismatica e fanciullesca, una donna dalla voce potente che sembra vivere in uno stato perenne di meraviglia, pur conoscendo dissolutezza e pulsioni autodistruttive. Ma arriva prima o poi un momento in cui bisogna togliere la maschera, limitare le metafore, scrivere in modo più prosaico. High as Hope rappresenta quel momento. Florence ne esce come una che vuole comporre conflitti irrisolti, colmare un vuoto, soddisfare la brama senza nome di cui parla il singolo Hunger. Una che quando si esibisce vola in un altro mondo e perciò, come racconta in Sky Full of Song, chiede d’essere trattenuta per le caviglie affinché non si perda come un palloncino nel cielo. Una che farebbe di tutto pur di riuscire a cantare più forte del dolore e della solitudine.

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