Il mare e le masserie, le barbe e i cappucci, la disco e la tecno, le birre e le ragazze... Ah, la Puglia! Dopo il debutto della scorsa stagione, il festival di musica elettronica (ma non solo) organizzato nella Valle d'Itria è tornato. Per la gioia di tutti quelli che c'erano

La pre-chiusura della seconda edizione di VIVA! è puro spettacolo: alle cinque e mezza del mattino, il panorama che il sole nascente illumina sotto la sferza del vento di tramontana è quello degli scavi di Egnazia, antica città nei pressi dell’odierna Fasano fondata nel XV secolo a.C. (e citata tra gli altri da Plinio, Strabone ed Orazio, così per dire). Sulla scena c’è Francesco Tristano, artista difficile da inquadrare ma per molti versi interessante da ascoltare, che riesce a trascinare il pubblico con il suo “p:anorig” – show che unisce il virtuosismo pianistico del lussemburghese all’elettronica – mentre la luce lattiginosa invade le rovine della città dei Messapi e le persone ancora infreddolite dalla notte di vento si uniscono in una sorta di celebrazione musicale a metà tra il sacro e il profano.
La seconda edizione di VIVA! è iniziata meno di un anno dopo la prima, con uno spostamento da agosto a luglio delle date che la dice lunga sulla volontà degli organizzatori di inserire la manifestazione tra gli appuntamenti clou dell’estate musicale italiana – senza paura dei (non pochi) competitor agguerriti in giro per la penisola.
La scommessa, diciamolo subito, è vincente: chiaro, muoversi su un territorio “complesso” come la Valle d’Itria ha le sue criticità fisiologiche, fisiche, logistiche. E il feeling generale resta anche in questa seconda edizione quello di una start-up, nella quale la grande energia generale a tratti finisce inevitabilmente per disperdersi. Ma mobilitare più di 20mila persone – questo il dato ufficiale – per un cartellone che nonostante qualche concessione non rinuncia mai alla qualità, per giunta in un periodo nel quale il turismo da queste parti ancora deve esplodere, non è cosa da poco.
La differenza la fa al solito la proposta, intelligente e per molti versi coraggiosa (da Arca a Iceage a Sampha) insieme alla capacità di coinvolgimento attivo del territorio, frutto naturale dell’incontro tra il team torinese di Xplosiva (ideatore di Club To Club) e quello pugliese di Turné, in vista della creazione di un evento diffuso su tutta la Valle d’Itria, da Locorotondo (cuore nevralgico della manifestazione) a Fasano, da Martina Franca a Cisternino, Alberobello e Ostuni, dove inizia e si conclude il festival.

Baci a tutti!

«Non male, eh?»

Prima fila

Ma partiamo, appunto, dall’inizio: Masseria Eccellenza, splendida villa immersa nel verde tra gli ulivi e le basse colline del luogo, è il palcoscenico della prima serata di festival mercoledì 4 luglio – realizzata in collaborazione con Absolut, insieme ad Audi e Lavazza uno dei sei partner importanti e “pesanti” della manifestazione (anche questa capacità di attrarre l’interesse degli sponsor, che spesso tendiamo a trascurare o svilire, non è affatto scontata).
Protagonisti della serata i set di Jolly Mare, eroe dell’italo-disco in Europa che ritorna a VIVA! dopo l’esplosivo live dello scorso anno, e Lele Sacchi, icona dell’elettronica e della house italiana, che scuotono il cortile in vago stile Far West della Masseria. Dall’altra parte della villa, un giardino segreto tutto da scoprire con installazioni video e audio all’insegna dell’interattività e del relax è il contraltare ideale alla frenesia del dancefloor.
Si ritorna alla Masseria il giorno successivo per uno dei set più attesi del festival, quello di Jamie xx (che a Fasano conclude il suo minitour nel Sud Italia dopo le tappe di Palermo e Matera): tre ore inesauribili di dj set (che comprendono due omaggi a Tullio De Piscopo e all’immancabile Battisti) suggellano una serata indimenticabile, aperta da Lil C e Not Waving (aka Alessio Natalizia, uno dei più interessanti producer emergenti oggi in Italia).

L'esibizione di Arca

Lele Sacchi

Sampha

Venerdì 6 luglio inizia invece la due giorni di Arena Valle d’Itria, l’imponente area spettacolo ai piedi del lungomare di Locorotondo (che per i non pugliesi si chiama così, anche se il mare è distante qualche chilometro): il palco principale, imponente, ha sullo sfondo il profilo del paese, ed è affiancato da uno stage più piccolo, a poche centinaia di metri dal primo, affidato a Boiler Room (una delle piattaforme streaming più seguite, fondata nel 2010 a Londra e anche quest’anno in Valle d’Itria grazie al festival). Tra gli highlight di questa prima serata all’Arena (5mila le presenze secondo fonti ufficiali) segnaliamo senz’altro il live di Liberato (unica data estiva della misteriosa pop-star e spettacolo multimediale davvero notevole), quello del “mostro sacro” della Drum&Bass Goldie per Boiler Room, e la performance adorabilmente punk di Arca.

Le mille luci della Puglia

Lil C in azione

L'alba con Francesco Tristano

La quarta sera il vento di tramontana e qualche imprevisto logistico ci mettono lo zampino. Inizio posticipato di un’ora per gli show sui due palchi, con la voce straordinaria di Sampha e l’energia di The Black Madonna – insieme ad Arca artista di riferimento dell’area LGBT, altro plus da segnalare – che dominano letteralmente la scena sul palco principale prima della chiusura esplosiva con la techno trascinante della tedesca Helena Hauff.
Dopo il concerto di Tristano a Egnazia, la chiusura ufficiale di VIVA! coincide infine con il progetto speciale firmato Red Bull Music, Beats from the Lido, che parte da un naming decisamente azzeccato per rivivere i successi dell’estate italiana insieme a Nic Cester (frontman dei Jet), Willie Peyote, Maria Antonietta e la superstar Levante.
La location (il White Beach Club di Ostuni) è anche questa volta mozzafiato, e se lo stacco dal punto di vista artistico rischia di essere un po’ troppo netto rispetto ai contenuti del festival, dalle 22 ci pensano Rollover DJs, Young Marco e Anthony Naples – regalo inaspettato dovuto agli slittamenti della sera precedente – a ristabilire gli equilibri, regalandoci gli ultimi fuochi di questa seconda edizione proprio sulla riva del Mare Adriatico che bagna la Valle d’Itria.
Chiusura più che degna per un festival che supera la “second album syndrome” e promette decisamente bene, una start-up vera e propria che non ha paura di rischiare, di cui restiamo curiosi di vedere i frutti nel corso delle (ci auguriamo moltissime) edizioni a venire.

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