Appendice

La verità che ci libera tutti

IL 105 28.09.2018

Dieci brevi vite americane. Ovvero, ogni giorno negli Stati Uniti muoiono 6,75 bambini a causa delle armi da fuoco. Un libro che dimostra come sconfiggere la post-verità

La scorsa estate l’NPR, la radio pubblica statunitense, per festeggiare il 4 luglio ha twittato riga per riga la Dichiarazione d’indipendenza. Bella idea, ci sta. Peccato che sia stata immediatamente attaccata da decine di account ringhianti che l’accusavano di diffondere propaganda anti-Trump. Il punto di tutto questo parlare di post-truth non è tanto che ci sia gente potente che racconta balle (spoiler: c’è sempre stata), ma che la sfera pubblica si sia così radicalizzata da rendere l’evidenza-dei-fatti del tutto superflua, inerme. Siamo diventati così partigiani della nostra tribù che l’evidenza (o per dirla un po’ più alta, la verità) non ha più nessun potere di farci cambiare idea, anche quando sappiamo benissimo che le cose non sono andate così come ce le raccontiamo. E quindi diventa accettabile scambiare (o considerare scientemente) la Dichiarazione d’indipendenza per propaganda di sinistra. «La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te», diceva minaccioso David Foster Wallace più di vent’anni fa. A quanto pare invece ci siamo liberati della verità prima che lei potesse liberarci, del resto la sua compagnia è notoriamente poco piacevole («La verità ti fa male, lo so»).

Allora la domanda è: come raccontare la verità in un modo così potente e efficace da produrre un cambiamento, raccontare una verità in grado di liberarci? La verità è questa: ogni giorno in America muoiono 6,75 bambini a causa delle armi da fuoco. Un minore americano ha diciassette volte più possibilità di essere ucciso da una pallottola di qualsiasi altro minore nel mondo. Dopo la strage nella scuola elementare di Sandy Hooks del 2012 in cui persero la vita 20 bambini, si sono registrate 273 nuove sparatorie. Come non vedere il legame diretto tra possesso e diffusione delle armi e la diffusione pestilenziale delle sparatorie di massa? Eppure tale evidenza non basta. In Un altro giorno di morte in America il corrispondente del Guardian negli Usa, Gary Younge, ha deciso di fare qualcosa di completamente diverso. Prende un giorno a caso, a caso, un giorno come tanti, il 23 novembre 2013 e racconta la vita e la morte di dieci bambini e ragazzini uccisi quel giorno da un’arma da fuoco. Nient’altro. Ne viene fuori il libro più straziante, doloroso, eticamente potente che abbia letto negli ultimi anni. Una mattina, ad esempio, Jaiden Dixon, nove anni, Ohio, si prepara per andare a scuola con i fratelli e la madre, fa colazione, gioca con l’x-box, finché qualcuno suona il campanello: Jaiden corre a aprire prima di tutti e riceve un colpo di pistola in faccia da, si scoprirà poi, l’ex marito della madre. Non si può conoscere la breve vita di Jaiden senza arrivare alla fine del capitolo con le lacrime agli occhi, scossi da una rabbia che l’impotenza non fa che moltiplicare. Younge raccontando queste dieci brevi vite mostra anche come, lungi dall’essere ognuna una storia a sé, siano state tutte falcidiate da uno stesso conflitto invisibile che causa ogni giorno più morti di una guerra guerreggiata ma che nessuno vuole vedere.

Gary Younge

Un altro giorno di morte in America

add 2018
352 pagine, 18 euro
traduzione di Silvia Manzio
Chiudi