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Hanno rianimato l’Uomo Ragno

IL 104 19.09.2018

Spider-Man (inteso come videogame) è sempre stato sfortunato. Dopo 79 titoli sbagliati, pare che questa sarà davvero la volta buona

L’Uomo Ragno, per Carlo Marx, sarebbe senza dubbio il supereroe più sfruttato della storia. Nessuno ha il suo record di produttività: diciotto edizioni di fumetti, nove serie animate, diciannove versioni alternative di Peter Parker tra cui una, appunto, in cui è socialista e un’altra in cui è un adolescente di colore. Nel corso della sua carriera, ha cambiato dieci fidanzate, ha guadagnato sei braccia e Zia May è stata trasformata in uno zombie (per fortuna, per un solo numero). Ha subito, in ultimo, pure l’affronto di diventare un successo da classifica pop grazie a uno sconsiderato gruppo musicale italiano chiamato come una motocicletta. L’affezionatissimo arrampicamuri, insomma, è, senza dubbio, il più bistrattato supereroe della Marvel, ma anche il più amato.

Nei videogiochi però le cose non sono andate benissimo. Settantanove titoli: Atari, Zx Spectrum, Sega Mega Drive, Xbox, Wii, non c’è generazione di console che non abbia preteso il proprio personalissimo “Uomo Ragno”. Eppure, non c’è un titolo che abbia reso felici i fan del fumetto o i gamer o entrambi. Un piccolo disastro, se non commerciale, quantomeno ideologico. Trasformare in videogioco Spider-Man è complicato sotto moltissimi aspetti. In primis, perché l’Uomo Ragno si muove da ragno. «È vero, tra tutti i supereroi è un incubo da animare», ride forte Bryan Intihar. Faccione felice da americano in vacanza, lo incontriamo all’E3, la fiera più grande del mondo del videogame. È il direttore creativo e supervisore di Marvel’s Spider-Man, il gioco per Playstation 4 che uscirà a settembre. E nonostante l’aspetto, non è l’uomo più rilassato del mondo. Immaginate un universo videoludico alternativo e parallelo rispetto a quello che conosciamo al cinema o nei fumetti. Il nuovo uomo ragno è un progetto ambiziosissimo e proprio per questo atteso al varco da pubblico e critica.

Bryan Intihar lo sa fin troppo bene. «Quando mi hanno offerto di lavorare sull’Uomo Ragno – riflette – ho capito immediatamente che avevo l’occasione di raccontare una storia diversa da quelle che abbiamo visto finora al cinema o nei fumetti». Mi spiega che “di base” è e resta uno psicologo. Nonostante gli oltre dieci anni nell’industria del videogioco per Insomniac Games, una delle più poliedriche case di sviluppo, quella laurea presa all’Università del Connecticut è ancora il suo punto di forza quando “scrive” e dirige un videogioco. Questo Spider-Man, però, non sarà un’opera cerebrale. «Il senso di libertà è quello su cui abbiamo lavorato di più», osserva Intihar. Fin dalle prime tavole degli anni Settanta lo spararagnatele è immortalato in pose da contorsionista professionale mentre si libra tra i palazzi di New York. Un acrobata dalla battuta facile, ironico dentro il costume quanto impacciato nei panni di studente del college.

Per un game designer abituato ad animare eroi da videogame, potenti e pirotecnici, l’arrampicamuri è stato vissuto più come un fastidio che come una opportunità. Anche perché la creatività di chi sviluppa videogiochi è sempre stata castrata da budget ridotti (il grosso andava per le spese di marketing legate all’uscita cinematografica) o dalla pressione della comunità oscurantista dei cultori estremi dell’uomo in calzamaglia. «Vivrete l’emozione di una New York come non l’avete mai vista. E poi – aggiunge Intihar – ci sono i cattivi. Ecco, sui cattivi la mia laurea è servita».

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