Le divisioni sociali sono sempre esistite, ma i social network hanno stravolto il dibattito pubblico. Dobbiamo fare qualcosa per combattere questa degenerazione. L’analisi del saggista inglese David Goodhart

Le divisioni sociali sono sempre esistite, ma i toni del dibattito pubblico si sono decisamente alzati. Troppo. Siamo entrati nell’era dell’inciviltà, “the age on incivility”, secondo la definzione coniata da David Goodhart: «Gli oppositori politici sono diventati nemici di cui sbarazzarsi», spiega a IL, «e tutto viene amplificato dai social media, che fanno da cassa di risonanza anche alle idee estremiste di gruppi ristretti, e inaspriscono il clima d’intransigenza culturale».
Classe 1956, fondatore ed ex editor del magazine Prospect, Goodhart dirige il Demography Unit del think-tank Policy Exchange. Lo scorso anno ha pubblicato il saggio The Road to Somewhere: The Populist Revolt and the Future of Politics, che ha fatto discutere anche in Italia. Secondo l’osservatore inglese, la vera frattura che destabilizza le nostre società divide quella fetta di popolazione istruita, cosmopolita, figlia del liberalismo e sostenitrice della globalizzazione, da coloro che sono meno qualificati, restano radicati nel loro territorio e raccolgono solo in minima parte i frutti dei cambiamenti in atto; uomini e donne che si sentono penalizzati dalle politiche portate avanti fino a oggi, dall’economia aperta e dall’immigrazione su larga scala, e che hanno rivolto le loro speranze ai movimenti populisti. Una reazione legittima, nella visione di Goodhart: «Ad eccezione delle voci estremistiche e violente, il dibattito dovrebbe includere tutti, affrontando anche i punti di vista che ci inquietano. Analizziamo il caso Italia. A molti liberali non piace il Movimento 5Stelle, tantomeno la Lega; ora, però, rappresentano la principale forza politica. Non possiamo semplicemente criticarli. Una delle ragioni della loro affermazione è che destra e sinistra non si sono confrontati con i loro argomenti».
L’avanzata del populismo non si è ancora concretizzata nell’erosione dei diritti delle minoranze, ci dice Goodhart, ma il linguaggio della politica e il dibattito ne sono già stati intaccati. Moderare i toni: è questa, ora, la missione di Goodhart e del “Civility Hub” in fase di lancio: «Vogliamo essere un centro di monitoraggio dei comportamenti incivili», spiega. «Il “Civility Hub” sarà un forum di discussione che spero serva a dare una risposta a questo Far West. Organizzeremo incontri, monitoreremo sul sito le posizioni in campo, misureremo la temperatura del confronto. Il rancore contro ricchi, politici o stranieri non deve sorprenderci, ma i social media l’ha amplificato e sdoganato. C’è un modo per tornare allo status quo senza limitare la libertà di parola? È una delle questioni che vogliamo affrontare».

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