Dal 10 al 16 settembre il quarto appuntamento con FestiWall, il festival internazionale di arte pubblica. Le opere dipinte sugli edifici si andranno ad aggiungere alle 16 realizzate nelle precedenti edizioni. Tutt’intorno, mostre, workshop, talk su arte e architettura urbana, e tanta musica

In tempi bui capita di sentirsi ripetere che l’arte ci salverà, o forse capita di aggrapparsi all’idea. Di certo oggi non può passare inosservato chi ritiene che l’arte possa rappresentare la salvezza possibile, per una società che da liquida diventa ogni giorno pericolosamente sempre più effimera. Accade a Ragusa, dove dal 10 al 16 settembre si svolge la quarta edizione di FestiWall, festival internazionale di arte pubblica che trasformerà la città siciliana in un vero cantiere a cielo aperto: al centro, le opere murali che sei artisti (provenienti da Stati Uniti, Argentina, Grecia, Russia, Spagna e Olanda) doneranno alla città, dipingendole sui muri di altrettanti edifici dell’area a Nord del centro,e che si andranno ad aggiungere alle 16 realizzate nelle precedenti edizioni. Tutt’intorno, mostre, workshop, talk su arte e architettura urbana e tanta musica.
Nato nel 2015 dalla mente di due ragusani doc, Vincenzo Cascone (classe 1973, regista, produttore ed editore) e Antonio Sortino (classe 1986, illustratore freelance attualmente di base a Milano), il festival sceglie ogni anno di partire da un luogo significativo, all’interno di un’area precisa della città, che ben prima dell’evento diventa il cuore della manifestazione; un luogo “invaso”, abitato e ri-attivato dal punto di vista culturale e sociale insieme al tessuto urbano che lo circonda.

Marcello Bocchieri

Marcello Bocchieri

Marcello Bocchieri

Vinny Cornelli

Marcello Bocchieri

Quest’anno, il quartier generale di Festiwall è all’interno degli spazi del Lanificio: un’ex fabbrica tessile realizzata agli inizi degli Anni 60 da un imprenditore illuminato con sistemi costruttivi e architetture all’avanguardia. Rappresenta uno dei più importanti siti di archeologia industriale della città, che solo occasionalmente, a partire dal 2013, è stato riaperto al pubblico. All’interno del Lanificio, con il supporto e la collaborazione del Comune di Ragusa, dell’Assessorato Regione Sicilia, della Banca Agricola Popolare di Ragusa e del patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia (che vanno citati tutti, a dimostrare la capacità di ascolto che ancora possono avere le istituzioni), Cascone e Sortino hanno deciso di dare vita a un luogo capace di riqualificare dal punto di vista culturale tutta la zona Nord, area industriale e densamente popolata di città, tuttora priva di punti di socializzazione. L’ex fabbrica ospiterà quattro esposizioni site specific (tra cui quella degli architetti Giuseppe Gurrieri e Nunzio Gabriele Sciveres, che hanno condotto uno studio sul recupero dell’area), due workshop (uno con Luca Barcellona, calligrafo tra i più noti in Italia, e l’altro di linocut, tecnica di stampa diretta su carta, cartone o stoffa con Elena Campa), la proiezione di un documentario firmato StudioCromie (per chi non avesse mai sentito parlare di Angelo Milano, assolutamente da non perdere), ma anche una serata dedicata alla stand up comedy con Pietro Sparacino, il talk La città possibile (a cura di Gurrieri e Sciveres, con Francesco Pagliari) e i tanti appuntamenti live con la musica di L’Elfo, Gigante, Amato Jazz Trio, Go Dugong, Tama Sumo e molti altri.

Marcello Bocchieri

Marcello Bocchieri

Cascone e Sortino, come nasce l’idea di FestiWall? Ci sono esempi ai quali vi siete ispirati?
«FestiWall nasce dal bisogno di ripensare lo spazio in cui viviamo e di confrontarsi con l’arte del muralismo. Ragusa, come del resto gran parte dell’Italia, ha subìto negli anni un inesorabile processo di cementificazione. Quasi mai gli strumenti di pianificazione urbanistica hanno arginato questa logica speculativa, a causa di una politica spesso connivente con l’imprenditoria edile. Costruire palazzi è diventato sinonimo di guadagno facile. Attraverso la collocazione delle opere, FestiWall vuole porre l’attenzione sul riscatto dell’identità, parlare della massificazione del colore sul grigiore diffuso. A livello nazionale, abbiamo sempre guardato al festival Fame di Grottaglie e ad Altrove di Catanzaro come esperimenti collettivi che hanno ispirato il format di FestiWall. A livello internazionale, invece, ci hanno ispirato il Mural di Montreal e il Pow Wow nato nelle isole Hawaii e diffusosi in altre parti del mondo».

Qual è l’accoglienza degli abitanti dei palazzi e dei quartieri interessati dagli interventi?
«Inizialmente c’era un sentimento di diffidenza. Dopo la prima edizione, si è diffuso un grande senso di rispetto e di empatia verso il lavoro degli artisti, fino ad arrivare, nelle ultime edizioni, a spontanee candidature: riceviamo continue richieste di concittadini che offrono il proprio muro. Lo potremmo definire un lento processo di partecipazione».

Davvero l’arte può essere, o diventare pubblica?
«C’era una formula che girava qualche anno fa, che diceva “Il pubblico è privato, il privato è pubblico”. Non possiamo separare la proprietà privata dal bene comune. In una città, la somma di tutti i privati dà come risultato il pubblico. Non abbiamo mai distinto fra edifici comunali o dei singoli privati, le opere sono pensate per essere fruibili da tutti».

Che cosa aspettarsi dall’edizione di quest’anno?
«Le line up artistica e musicale sono ricche di tanti nomi che spiccano per originalità e spessore culturale. Ne citiamo solamente alcuni. Tra i “visivi” ci piace ricordare che HENSE è in Italia per la prima volta e si confronterà, sempre per la prima volta, con un prospetto orizzontale, quello del Liceo Scientifico. Telmo Miel e Pastel sono due dei grandi nomi della Street Art Internazionale; Mohamed L’Ghacham, il più giovane artista del festival, è una grande promessa. Tra gli italiani ricordiamo Alex FaKso e Luca Font, che hanno realizzato due progetti per l’headquarter, di cui quello di Font in realtà aumentata. Luca Barcellona sarà presente con un workshop, ma si diletterà anche nel ruolo di dj. A proposito di musica, l’invito è di tenere d’occhio Tama Sumo, Go Dugong e Gigante. Suggeriamo di vivere di persona l’esperienza del festival, per vedere come una piccola città siciliana, durante i giorni della manifestazione, può diventare un polo d’arte contemporanea internazionale, offrendo un circuito alternativo al canonico tour del tardo barocco ibleo (Ragusa Ibla è il nome dell’antico centro storico di Ragusa, oggi meta privilegiata del turismo nella città siciliana, ndr).

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