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Musica per il corpo

IL 105 10.10.2018

Heloïse diventa Christine che diventa Chris (titolo del secondo album del progetto Christine and the Queens). E con canzoni electro-naïf racconta benissimo la sua, e la nostra, identità molteplice

Nella sua prima canzone, Héloïse Letissier fantasticava di avere un pene per essere finalmente accettata dagli insegnanti della scuola teatrale di Lione da cui era stata espulsa. Alla pop star francese non serve più un pene ora che s’è inventata il personaggio di Chris, il teppistello gender bender che interpreta nel nuovo album del suo progetto Christine and the Queens. Chris è sfrontato e provocatore, una canaglia di strada ispirata al Leonardo DiCaprio di Romeo + Juliet, al Marlon Brando di Un tram che si chiama desiderio, allo Slim Shady di Eminem. È una “femme phallique”, un personaggio androgino perfetto per giocare con il corpo, proiettare un’immagine potente, confondere lo sguardo maschile.

Chris è anche il titolo del secondo album (in doppia versione, inglese e francese) di Christine and the Queens, d’ora in poi Christine and the Queens, una delle cose migliori accadute al pop d’oltralpe dai tempi del “French Touch”. L’esordio del 2016, Chaleur humaine, che conteneva la canzone sul pene, ha superato abbondantemente il milione di copie vendute e lei è finita sulla copertina di Time, simbolo della generazione che sta ripensando il mondo, fonte d’ispirazione per chi non si riconosce nelle norme culturali e sociali. Un bel salto per la ragazza che solo pochi anni prima bighellonava depressa per le strade di SoHo. È il mito della creazione della pop star: Héloïse vaga per Londra, s’infila per caso al Madame JoJo’s, assiste a uno spettacolo di drag queen, intravede il futuro e si trasforma in Christine and the Queens. Ora che ha tagliato i capelli, ha messo su muscoli per somigliare alla star di A letto con Madonna e indossa canottiere che spuntano da camicie oversize, Christine fa musica per il corpo – e la fa veramente lei, giacché scrive, produce, arrangia e spesso suona quasi tutto da sola. L’electro-pop dell’esordio si è tramutato in una disco-funk ballabile ed erotizzata, fra anni Ottanta e Novanta, costruita usando sintetizzatori vintage e ritmi programmati.

Nemmeno l’atmosfera sudaticcia cancella però l’angoscia di certi passaggi in cui Christine si descrive come una reietta con pensieri suicidi, una ragazza paralizzata dalla lussuria che domanda: «Che deve fare una donna per farsi una scopata? Pagare?». Insomma, Chris è un album sulle molteplici forme del desiderio, ed è questa complessità a renderlo interessante. E Chris sarà pure la versione supereroica di Christine, a sua volta evoluzione gender neutral di Héloïse, ma non è un fumetto: la trasformazione nel ragazzaccio di strada, per rubarne la forza e ribaltarne il maschilismo, avviene tra sofferenze e dubbi. Anche il pop anni Ottanta è usato in modo ambivalente, abbinando il tono adolescenziale di Michael Jackson al fare lascivo di Serge Gainsbourg. Ed è così che, in queste canzoni electro-naïf, miscela di tormento e desiderio, tenerezza e spudoratezza, Héloïse racconta benissimo la sua – e la nostra – identità molteplice.

Christine and the Queens

Chris

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