Agenda

Così Tom Hardy piacerà anche ai bambini

IL 105 08.10.2018

“Venom” passerà alla storia – non solo del cinema a fumetti – per un motivo semplice: perché c’è lui (il nuovo “miglior attore della sua generazione”, dicitura che prima o poi tocca a tutti i bravi veri)

Tom Hardy piace a tutti. Uomini: è il tipo di simile a cui vorrebbero assomigliare, senza mai osare (o meglio, potere) arrivarci. Donne: non serve spiegare il perché. Cani: quelli che lui ricambia più di ogni altra specie, basti guardare quanti post su Instagram dedica a cucciolame vario e assortito. Una cosa gli mancava per piacere anche ai bambini: il cinecomic. Certo, essendo lui maschio alfa di quelli che non fanno più, non poteva essere un supereroe come gli altri, con la tutina adamitica e il sogno della pace nel mondo. Tom si è preso la storia in cui il protagonista è cattivo, e cioè Venom: all’anagrafe fa Eddie Brock, è il giornalista che – colpa del solito contagio da simbionte (sic) alieno – si ritrova trasformato in un lucertolone spietato. Produce Marvel, e difatti il personaggio s’era già incrociato in un vecchio Spider-Man, per la precisione l’ultimo capitolo della prima trilogia di Sam Raimi: lo interpretava Topher Grace, qualcuno se lo ricorda?

L’avventura ora passerà alla storia, non solo del cinema a fumetti, per un motivo semplice: c’è Tom Hardy. Che, a quarant’anni compiuti l’anno scorso, è il nuovo “miglior attore della sua generazione”, dicitura che prima o poi tocca a tutti i bravi veri. Flashback. Il primo film in cui appare è Black Hawk Down di Ridley Scott, e già non si comincia male. Qualche altra particina (pure in Marie Antoinette di Sofia Coppola: chissà che cosa faceva) e poi il film che fa impazzire i cinefili: Bronson di Nicolas Winding Refn, il danese che avrebbe poi diretto Drive e non si sarebbe più perso un festival. Il patentino dell’interprete certificato arriva da lì e l’innamoramento di nicchia è destinato a durare. L’occasione di massa arriva con Christopher Nolan, che se lo prende per Inception e per Il cavaliere oscuro. Il ritorno, cinecomic che però cinecomic non è, non almeno come lo s’intende attualmente. Hardy era Bane, antagonista di Batman, ma pareva un personaggio di Shakespeare.

Ecco, c’è questa cosa dell’Inghilterra che lo definisce, è la sua cifra, la sua natura. Un’Inghilterra working class, accento cockney e pinta di Guinness, rissa fuori dal pub e cicatrici che restano in faccia. Sarebbe il James Bond perfetto dopo Daniel Craig, che ha aperto la strada alla ruvidezza al servizio di Sua Maestà. Ma lui, sull’argomento, glissa. Però di roba molto inglese è pieno il suo curriculum, da Locke (lui da solo in macchina che parla al telefono: ma è un poliziesco pieno di tensione) a Legend (si sdoppia nei criminali gemelli Ronald e Reggie Kray, realmente esistiti). Fino alla serie Taboo, prodotta da Ridley Scott per la Bbc, dov’era sempre mezzo nudo, ma senza vanità.

Poi ecco la nomination agli Oscar per Revenant (Redivivo), dove riusciva a essere più sudicio di Leonardo DiCaprio, un’altra pop-opera di culto (Mad Max: Fury Road, grandi platee e cinéphile tutti d’accordo: solo lui ce la fa), vari posizionamenti ai primi posti delle classifiche del più sexy, il meglio vestito, eccetera: lui non le prende sul serio. Adesso è arrivato il blockbuster-fumetto e, ne converrete, per uno così è davvero un gioco da ragazzi.

Chiudi