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Vogliono il cuore del vostro telefonino

IL 105 11.10.2018

La Lotte World Tower, a Seul. Aperto al pubblico il 3 aprile 2017, ha 123 piani ed è alto 554 metri

Da una parte gli Usa, dall’altra la Corea, che affila le armi contro la Cina. In palio, la leadership nella produzione dei semiconduttori

Il mondo digitale porta in grembo un mercato ricchissimo: quello dei semiconduttori. Un eldorado industriale che sta ridefinendo la geografia degli affari e che varrà 500 miliardi di dollari nel giro dei prossimi dodici mesi. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. Uno smartphone sarebbe una scatola vuota, senza una CPU al suo interno; e di smartphone, secondo l’ultimo Mobility Report di Ericsson, ne sono stati venduti 345 milioni nel solo secondo trimestre di quest’anno.

Si muove, all’ombra dell’elettronica di consumo, una vera e propria corsa al trono dei microchip. Una sfida che mette a dura prova gli equilibri geopolitici e partorisce strategie protezionistiche che sembravano appartenere al passato. Gli Usa sono leader mondiale di questo mercato, grazie ad aziende come Intel e Qualcomm che hanno più o meno monopolizzato il mercato dei chip negli ultimi anni. Il pericolo per Washington arriva dall’Oriente. Una corsa forsennata, con in testa Corea del Sud, Taiwan e Cina.

Il governo di Seul ha pronto un investimento da 1.500 miliardi di won (1,34 miliardi di dollari) nel settore nel campo dei semiconduttori. L’idea è quella di creare un nuovo hub industriale dedicato alla produzione di chip. Il “Next Generation Intelligent Semiconductor Technology Development Project” è la prova di come in Corea vogliano spingere il piede sull’acceleratore. Da circa un anno, del resto, la coreana Samsung è diventata il primo produttore al mondo di microprocessori per volumi, sorpassando Intel. Un vantaggio che a Seul vogliono consolidare, tenendo a bada il vero antagonista dichiarato del prossimo decennio: la Cina.

Il Paese del Dragone, da anni fabbrica del pianeta, produce gran parte degli smartphone in commercio. E con questi una moltitudine di altri oggetti elettronici. La manovalanza ad orario continuato che riempie i capannoni di Shenzhen, fa della Cina il principale mercato di semiconduttori al mondo. Secondo alcuni dati diramati dalla China Semiconductor Industry Association, la Cina ha importato semiconduttori nel 2017 per un valore di 260 miliardi di dollari. Più di quanto abbia speso per importare greggio. Adesso, però, da Pechino è arrivato l’ordine di fare da soli. E non è un caso che aziende come Huawei abbiano deciso di farsi in casa i microchip per i loro device. O che centinaia di ingegneri taiwanesi impiegati nei semiconduttori si siano trasferiti in Cina nel corso degli ultimi dodici mesi, spinti da stipendi faraonici. La fame di talenti, in Cina, rivoluzionerà l’industria dei semiconduttori. Alla fine dello scorso anno, gli impiegati di questo comparto erano 400mila. Entro il 2020 saranno 720mila. Poco meno del doppio, giusto per far capire che la Cina fa sul serio.

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