Appendice

La lucidità è potere

di ELENA LOEWENTHAL
IL 105 17.10.2018

Mai come oggi il mondo è stato ambiguo: per un verso pare ridotto a qualche mutevole algoritmo, per l’altro ci pone di fronte a interrogativi insolubili. Il Ventunesimo secolo visto da Yuval Noah Harari

A quanto pare per capire il presente non è affatto necessario essere incollati ai social network, fare l’influencer, vivere in una megalopoli. Yuval Noah Harari abita in una fattoria di campagna a mezza strada fra Tel Aviv e Gerusalemme con il marito e svariati animali, non ha nessuno smartphone, usa la mail il meno possibile. Eppure questo giovane (classe 1976) e schivo professore di storia presso la Hebrew University, con 21 lezioni per il XXI secolo offre una lettura del nostro tempo tanto calzante quanto sorprendente. Diventato una celebrità internazionale grazie al successo dei suoi due libri precedenti, Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità (Bompiani, 2014) e Homo Deus. Breve storia del futuro (Bompiani, 2017), per Harari era una bella sfida non deludere: lo si aspettava al varco in questo suo nuovo cimento dedicato al presente. Tema più spinoso dei primi due, perché il presente è la cosa più inafferrabile che ci sia, tanto che la lingua madre di Harari, l’ebraico, non lo contempla nemmeno come tempo verbale: lo si esprime con quella specie di surrogato che è il participio – “io leggente” e non “io leggo”…

«In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti», spiega Harari in apertura, «la lucidità è potere». Proprio la lucidità della sua ampia disamina sul presente è la porta d’accesso, tanto per lui quanto per il suo lettore, alla complessità del mondo. E fa pensare. Perché mai come oggigiorno il mondo è ambiguo: per un verso pare ridotto a qualche semplice (per chi lo sa maneggiare) e mutevole algoritmo. Per l’altro ci pone di fronte a interrogativi insolubili, a muri invalicabili. La scienza sta svelando i segreti del cosmo, ma tanto spesso la realtà sembra persa in un vicolo cieco di dilemmi. Bioetica, rapporti personali, scontri o confronti di civiltà: tutto ci sembra così difficile da risolvere. E così inedito… Che cosa significa essere una comunità? Che ruolo ha oggi la religione? E il laicismo, si configura soltanto come assenza di religione? Quali sono i limiti della scienza? Accanto alle istanze salienti del presente, Harari offre una sorta di catalogo dei valori e dei disvalori: disillusione e umiltà, senso e ignoranza, speranza e verità. Anche se ci lamentiamo tanto, viviamo bene come non siamo mai vissuti: il mondo non ha mai conosciuto un periodo così lungo di pace seppure relativa. La scienza ha debellato molte malattie. Stiamo, tutto sommato, più al sicuro che mai. Eppure i vizi sono ancora tanti, e la tragedia è all’ordine del giorno.

Harari è attento a non trinciare giudizi. Il capitolo sull’immigrazione dovrebbe essere aperto sul tavolo di chiunque compili un’agenda politica, per non dire sui banchi di scuola. Senza schierarsi né per i muri né per i ponti, Harari per un verso dimostra che tutta l’umanità è da sempre in cammino, per l’altro individua la specificità di quanto accade oggi. La lucidità è potere proprio perché ci permette di distinguere l’evidenza dei fatti dalla carica di metafore che da sempre l’uomo inscrive nella realtà per scendere a patti con la parte di mistero inconoscibile che il mondo contiene. E con ciò Harari dimostra che si può fare divulgazione senza i luoghi comuni che circolano sempre più diffusamente nella cosiddetta cultura pop. Lui è pop, certo, ma lo è a modo suo.

Yuval Noah Harari

21 lezioni per il XXI secolo

Bompiani 2018
528 pagine, 24 euro
traduzione di Marco Piani
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