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La pace di Etiopia scatena l’Abiymania

IL 105 15.10.2018

Il neopremier viene paragonato a Gorbaciov e a Mandela e le sue riforme possono aiutare tutta la regione. Ma è presto per festeggiare

Nelson Mandela, Barack Obama, Michail Gorbaciov. Le speranze suscitate dal premier etiope, Abiy Ahmed Ali, s’impennano in paragoni impegnativi. È la cosiddetta “Abiymania”. In effetti, da quando è entrato in carica ad aprile, Abiy (l’onomastica etiope prevede solo un patronimico e le persone sono identificate dal primo nome) ha dato la scossa al suo Paese. In pochi giorni, ha rimosso da cariche importanti alcuni fra gli “intoccabili” più controversi, che tanto intoccabili non erano – ma ci voleva coraggio per verificarlo. Ha depennato dalla lista dei gruppi terroristici alcune forze di opposizione. Ha eliminato lo stato di emergenza. Ha avviato la privatizzazione di grandi società statali. Ha liberato migliaia di prigionieri politici. Ha riallacciato i rapporti con gli esuli. E, soprattutto, ha lubrificato i meccanismi per far scattare d’improvviso, dopo decenni, la pace con l’Eritrea. In più, in un Paese che ha molte etnie e in cui i Tigrini godono di un potere sproporzionato, pur essendo soltanto il 6 per cento della popolazione, Abiy appartiene agli Oromo, che sono la comunità più numerosa e parla tre delle quattro principali lingue dell’Etiopia: oromo, amarico e tigrino. E viene da una famiglia mista, islamico-cristiana.

L’Etiopia era all’un tempo sonnacchiosa (per l’occhiuta inamovibilità del suo regime autoritario) e turbolenta (per le frizioni interetniche). Per questo, tanta rapidità d’azione e tanto melting pot incarnato in un solo leader accendono un entusiasmo incontenibile, ma anche qualche preoccupazione. Perché l’Etiopia è un gigante da 105 milioni di abitanti e, pur a fronte di una forte crescita, è molto povera. Perché l’Africa è stata già delusa da molti uomini del destino. E perché non è ancora escluso un colpo di coda dei campioni di quell’ancien régime etiope che, grazie al suo contenimento delle spinte disgregatrici provenienti dalla vicina Somalia, hanno sempre goduto dell’appoggio dell’Occidente nel ruolo – per dirla con Roosevelt – di nostri sons-of-a-bitch. Eppure, la pace stipulata da Abiy è positiva anche per l’Europa: Isaias Afewerki ha reso l’Eritrea una specie di Corea del Nord proprio con il pretesto del conflitto con l’Etiopia, e proprio per questa deriva autoritaria migliaia di eritrei cercano di attraversare il Mediterraneo.

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