Dalla Cinisello Balsamo di Sfera Ebbasta alla Latina del fenomeno Calcutta. L’esplosione del fenomeno trap e i cantautori “indie”. Sembrava che la musica italiana fosse al palo. Invece, ecco la rivoluzione

Sembrava un momento terribile per la musica italiana. Poca innovazione, un ricambio generazionale tardivo, un business alla deriva incapace di adeguarsi al ritmo di internet. Nessuna sottocultura o controcultura in grado di affermarsi e diluirsi nel flusso mainstream. Nessuna reazione dall’industria di settore. Dalla nebbia, però, è emerso qualcosa. Nel 2015 escono due dischi, Mainstream di Calcutta e XDVR di Sfera Ebbasta, estremamente differenti tra loro, ma in grado di impregnarsi dello spirito del tempo necessario per ribaltare la scena italiana su un piano artistico e commerciale. Dopo tre anni, la rivoluzione ha fatto il suo corso e il panorama musicale sembra in ottimo stato di salute.

Mainstream è il punto di inizio del nuovo pop italiano, sintesi della nicchia indie con la nostra tradizione melodica, un Battisti immerso in un linguaggio contemporaneo, moderno, popolare. Un’evoluzione iniziata a metà anni Zero, con un deciso cambiamento nella scrittura attuato da artisti come Dente, Brunori Sas, Le Luci Della Centrale Elettrica, e rinnovato nel dizionario e nelle tematiche, a inizio decennio, da una schiera di progetti più giovanili come Lo Stato Sociale, L’orso, I Cani. È dall’indie che arrivano le basi per superare l’intellettualismo elitario del rock Anni 90 di Marlene Kuntz, Massimo Volume, Afterhours, in favore di un ritorno alla canzone popolare. Mainstream non dà il via a un’evoluzione squisitamente musicale, ma favorisce un ampliamento inedito del pubblico a cui la canzone d’autore fa riferimento. Disco d’Oro con tre singoli platino (Cosa mi manchi a fare, Oroscopo e Gaetano) e una media di dieci milioni di visualizzazioni a brano su YouTube e Spotify, ha permesso l’esplosione di nuove realtà come i Thegiornalisti che, sempre partendo da un background indie, dal 2016 sfornano hit radiofoniche nazionalpopolari per un totale, a oggi, di 14 singoli di platino (tra cui quattro per Pamplona con Fabri Fibra e tre per Riccione) o come il crossover pop-rap di Coez che, con Faccio un casino, scritto con Niccolò Contessa de I Cani e trascinato dal tre volte platino La musica non c’è, ha venduto oltre centomila copie.

La piazza della Libertà di Latina, città natale di Calcutta, artista “indie“

XDVR (acronimo di “per davvero”) di Sfera Ebbasta è la prima affermazione della trap in Italia. Evoluzione estetica e sonora del rap, la trap ha origini americane ed è ripresa dai nostri artisti nella versione banlieue francese, riverniciata come un’auto rubata nei quartieri milanesi come Cinisello Balsamo (citata in XDVR nell’hit single Ciny). La diffusione tra i giovanissimi è capillare, ammaliati da un immaginario fortemente instagrammabile, fatto di denti d’oro, tatuaggi sul volto e Purple Drank (mix stupefacente di Sprite e Codeina, chiamata gergalmente “sciroppino”) che riporta al centro il quartiere, la rivincita dell’emarginato, la rivalsa popolare. La grande rivoluzione della trap è aver liberato il testo dalla gabbia di significati tipici della tradizione italiana, garantendo possibilità vocali finora proibite (estremizzate dal successo nonsense di Mmh Ha Ha Ha di Young Signorino, con oltre 22 milioni di visualizzazioni su YouTube). Questo è stato possibile grazie all’autodeterminazione dei suoi artisti, capaci di dimostrare che autopromozione e autoproduzione sono modelli di business sostenibili anche nel nostro mercato.

La potenza della trap risiede nella facile riproducibilità (e imitazione), in un cortocircuito social che porta i suoi maggiori interpreti, Sfera Ebbasta e Ghali, alle cifre record di oltre due milioni di follower su Instagram (i citati Calcutta e Thegiornalisti viaggiano tra i 250 e i 300mila), con i conseguenti vantaggi economici derivanti da product placement e pubblicità. Una comunicazione così fruibile da permettere a Sfera di essere il primo artista italiano a entrare nella Top 100 mondiale di Spotify e a Ghali di raggiungere la vetta della classifica Viral 50 mondiale. I numeri sono da capogiro: con oltre 40 milioni di ascolti, Cupido di Sfera è il brano italiano più ascoltato di sempre su Spotify, nonostante sia uscito solamente a gennaio.

Se per i trapper il riconoscimento si manifesta nelle vendite fisiche dei dischi e nei numeri di ascolti e visualizzazioni, per i cantanti pop è cambiato completamente il valore dei live con «tutto esaurito» che si susseguono senza sosta e cachet che lievitano di tour in tour: la principale differenza in termini economici e rituali tra i due generi.
La trap, in questi anni, ha traslato il rituale del concerto in quello dell’instore, o firmacopie. Masse di ragazzini si accodano fuori da Feltrinelli e dai centri commerciali nella spasmodica attesa di quei pochi secondi con il proprio beniamino che, in cambio dell’acquisto di una copia del suo cd, permette loro una fotografia e un autografo. Per la promozione di Album, Ghali ha tenuto 16 instore in 14 giorni, stesso numero di Sfera per Rockstar. Questa strategia di marketing permette all’artista di puntare alla vetta della classifica di vendite Fimi, generando un tornaconto pubblicitario per i propri social grazie a risultati incredibili per il mercato italiano: finora i due dischi hanno collezionato tre dischi di platino a testa, per un totale di oltre 150mila copie vendute a testa. Risultati impensabili per una realtà non ancora propriamente mainstream, soprattutto a causa della diffidenza radio-televisiva per personaggi scomodi, esagerati, riluttanti nel concedersi alle regole altrui. È Fabri Fibra a dare un ritratto di questo cambiamento: un tempo dovevi seguire la major, il passaggio in radio, cose così. Ghali, Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang se ne fregano: se li vuoi, sei tu che devi seguirli.

Il quartiere Crocetta di Cinisello Balsamo

I portici di piazza della Libertà: punto di ritrovo dei giovani di Latina

Il nuovo pop, invece, ha intrapreso un percorso differente, mantenendo la sua ritualità nella tradizione live. Se, da una parte, ci sono ragazzini senza una forte cultura musicale, gli artisti del pop sono forti di gavetta ed esperienza ottenuta nel microcosmo indie. Se Sfera, nonostante i suoi numeri strabilianti, si ferma a tre date sold out al Fabrique di Milano (dove un Cosmo, con 80mila follower su Instagram e due singoli d’Oro, arriva tranquillamente a due), Calcutta, per il secondo disco Evergreen, si presenta con due date evocative, le 15mila presenze allo stadio di Latina e il sold out da 12mila persone all’Arena di Verona, annunciando subito un tour dei palazzetti. Ghali ne ha annunciato uno analogo a due anni da Album, mentre i Thegiornalisti aprono le vendite ancora prima di rilasciare la nuova fatica Love, forti dei due sold out nel 2016 al Forum di Assago di Milano e al Palalottomatica di Roma. È lo stesso Sfera ad ammettere questa difficoltà in un’intervista al Corriere: «Il rap ha sempre faticato dal vivo, ma qualcosa sta cambiando. Per me è la prima volta con una produzione in grande stile».

Risaliamo alle origini del problema: da un lato, un pubblico estremamente giovane che fatica negli spostamenti e nell’acquisto di biglietti, dall’altro, una totale mancanza di attenzione alla cura del concerto in sé. Nei live rap ci troviamo spesso di fronte a palchi privi di scenografia e disegno luci, dove l’artista si limita a rappare sulla canzone e non sulla strumentale, riducendo comprensione testuale e performance al minimo consentito. Il rituale trap è l’incontro tra fan e artista all’interno di un instore, mentre per il musicista pop rimane ancora l’empatia della performance artistica.

La nuova musica italiana si dirama tra la sociabilità trap e la scrittura neo-tradizionale del pop, affacciandosi in inediti modelli di business garantiti dall’impresa fondamentale di riportare il pubblico alla musica, che essa sia tradotta in concerto, instore, social, piattaforme digitali. Per l’industria discografia c’è un nuovo futuro, ma non è detto che sia quello che si aspettava.

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